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L’eredità di Ejzenſa1tein: il cinema come concetto

[oblo_image id=”1″]Sessant’anni fa moriva Sergej M. Ejzenſa1tein, uno dei più grandi innovatori della storia del cinema, per le sue idee sulla regia, sul montaggio e sul rapporto musica-film.
La sua carriera, stroncata a soli 50 anni, lascia un retaggio immenso alla cinematografia mondiale e la sua abilità di sperimentatore resta tutt’ora un modello indiscusso per i cineasti. Il Cineclub Grauco di Roma lo ricorda con una rassegna dal titolo L’eredità di Ejzenſa1tein, che ripercorre la sua filmografia in tre incontri, proponendo anche il documentario di Gian Marco Bertelli Ejzenſa1tein: la vita è uno spettacolo.

Uno dei motivi per cui il regista russo ha tanto meritato la sua fama è quella sua concezione di montaggio, che stravolge i canoni della fluida narrazione, per introdurre un nuovo effetto percettivo. Se la giustapposizione di immagini era stata, fino a quel momento, un modo per raccontare un evento nel suo sviluppo temporale, con Ejzenſa1tein diventa un modo per produrre una nuova idea, un nuovo pensiero, che derivi dallo scontro tra le due scene.

Affiancare in maniera “parallela” l’inseguitore con l’inseguito era la maniera classica, inaugurata da Griffith, per comunicare al pubblico che un certo fatto stava avendo luogo. Per il cineasta sovietico invece questo incontro tra immagini doveva significare di più, così associa un uomo in uniforme a un uccello meccanico in Ottobre (1928) oppure una folla assediata con un bue macellato in Sciopero! (1924) , per produrre un qualcosa di nuovo nella mente dello spettatore, che nasca dal confronto dei due elementi visivi. Questo montaggio, detto “delle attrazioni”, su definizione dello stesso Ejzenſa1tein, stimola la percezione dello spettatore ma ancora di più il suo intelletto, con risultati non sempre immediati. L’effetto che si vuole ottenere mette alla prova la cognizione e la cultura del fruitore, passando per dei veri propri shock visivi.
Deleuze ha definito le opere di Ejzenſa1tein la realizzazione cinematografica della dialettica, film capaci di produrre un impatto temporale che li dilata ben oltre la loro narrazione. Il potere dell’espansione concettuale è quindi un modo per conferire forza alle immagini, attraverso idee che si sviluppano al loro interno.

[oblo_image id=”4″]La sensibilità del regista russo si manifesta anche in un’altra direzione sperimentale, quella del rapporto dell’immagine con la musica. Infatti, insieme a Pudovkin e Aleksandrov firmò, nel 1928, il «Manifesto dell’asincronismo», che voleva essere un atto di consapevolezza verso lalere ancora più complesso quel processo di concettualizzazione già sperimentato con lo . i limita neonata colonna sonora, per la quale auspicare una funzione che non si limitasse al solo accompagnamento. Per tale scopo il manifesto prevede un uso dissociato degli elementi sonori (musica, parlato, rumori) rispetto all’immagine, al fine di riproporre quell’effetto dialettico, già provato nel montaggio, che sfocia ora in una sorta di contrappunto audiovisivo. Insomma il fine è quello di evitare la sincronia di ascolto e vista per concedere allo spettatore di seguire le diverse linee creative che tra loro si rincorrono e si sovrappongono. Un esempio emblematico di tale teoria si riversò nell’ Aleksandr Nevskji, musicato appositamente da Prokof’ev.
I risultati che Ejzenſa1tein voleva ottenere con l’asincronismo sono paragonabili, secondo Sergio Miceli, a quello che in letteratura è l’enjambement, ovvero lo sfasamento tra struttura sintattica e metrica del verso poetico. Il tutto per raggiungere quel modello di cinema come arte totale, che coinvolge lo spettatore a più livelli percettivi. Lo scopo però non è quello di raggiungere l’emozioni, ma di innescare quello “straniamento” (molto caro anche a Brecht, che avanzò tesi simili per il suo teatro) che induceva a pensare, passando il più possibile per stimoli differenti e tra loro contrastanti.

Insomma, siamo sulla stessa via cominciata con il “montaggio delle attrazioni”; la musica offre un espediente per confermare e rendere ancora più complesso quel processo di “connotazione” già sperimentato con l’opposizione delle sole immagini.

L’eredità di Ejzenstein
11 – 16 Febbraio
Roma, Cineclub Grauco

LUNEDI 11
Ore 18.00 – EJZENŠTEJN: LA VITA E’ SPETTACOLO, di Gian Carlo Bertelli
Ore 19.00 – OTTOBRE. OKTYABR
Ore 21.00 – QUE VIVA MEXICO!

VENERDI 15
Ore 17.30 – IL PRATO DI BEZHIN. BEZIN LUG
a seguire – LA CORAZZATA POTEMKIN
Ore 19.15 – SCIOPERO. Stacka
Ore 21.00 – ALEKSANDR NEVSKIJ

SABATO 16
Ore 17.30 – LA LINEA GENERALE. Staroe i novoe
Ore 19.00 – IVAN IL TERRIBILE, Ivan Groznij
Ore 21.00 – LA CONGIURA DEI BOIARDI, Ivan Groznij, 2a parte

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