Quando un’inchiesta giudiziaria smette di essere solo repressione dei reati e diventa strumento di trasformazione politica? È la domanda al centro di Lawfare. Il sapore scandaloso del potere, il saggio di Franco Garofalo pubblicato da Textus Edizioni, con la prefazione di Bobo Craxi e la postfazione di Giorgio Benvenuto.
Il volume affronta il lawfare — l’impiego strategico del diritto e degli strumenti giudiziari nei conflitti per il potere — attraverso un confronto internazionale che mette a sistema esperienze lontane ma analoghe. Garofalo ne ricostruisce le radici nel pensiero strategico statunitense e nelle interpretazioni latinoamericane, per poi applicare la categoria ai casi che conosce meglio: la stagione di Mani pulite, il collasso dei partiti della Prima Repubblica e la vicenda di Bettino Craxi.
Il parallelo con il Brasile di Lula e l’inchiesta Lava Jato, e con l’Argentina di Cristina Fernández de Kirchner, non è decorativo. Serve a Garofalo per isolare una dinamica ricorrente: il passaggio dall’accertamento penale alla delegittimazione pubblica, accelerato dall’esposizione mediatica e dagli equilibri di potere che la circondano.
Tangentopoli riletta nel quadro della fine della guerra fredda
L’autore dichiara esplicitamente i confini della propria analisi: il libro condanna la corruzione e non intende rimettere in discussione le risultanze processuali di Tangentopoli. L’interrogativo riguarda altro — il modo in cui la repressione dei reati si è intrecciata con la trasformazione di un intero sistema politico e sociale. Per comprenderlo, Garofalo considera l’interazione fra magistratura, informazione, opinione pubblica e interessi economici e geopolitici.
Un capitolo a sé merita la politica mediterranea di Craxi e la crisi di Sigonella, ricostruite anche attraverso i colloqui con l’ambasciatore Antonio Badini. Garofalo sostiene un collegamento fra l’autonomia internazionale perseguita dall’Italia in quegli anni e gli interessi che avrebbero accompagnato la successiva caduta del leader socialista. È una delle tesi più discusse del volume, che inserisce la vicenda italiana nel quadro della fine della guerra fredda, della globalizzazione e del mutamento del ruolo dello Stato.
Il saggio distingue inoltre la critica alla strumentalizzazione delle inchieste nazionali dal sostegno alla giustizia internazionale. I procedimenti per crimini di guerra e contro l’umanità pongono, nel ragionamento dell’autore, problemi diversi da quelli esaminati nei casi italiano e latinoamericani. Garofalo richiama la dipendenza della giurisdizione internazionale dalla collaborazione degli Stati, accostandone i limiti operativi a quelli dell’ONU.
Le voci di Bobo Craxi e Giorgio Benvenuto
Nella prefazione, Bobo Craxi pone al centro la questione dell’equilibrio fra potere politico e giudiziario. Osserva che anche la stessa legge può essere strumento letale per colpire avversari politici. Il problema, nella sua lettura, riguarda l’effetto combinato delle iniziative giudiziarie e della loro rappresentazione mediatica: un intreccio che può produrre la delegittimazione delle persone coinvolte prima ancora della conclusione dei procedimenti. Craxi distingue le responsabilità per il finanziamento illecito della politica dagli interrogativi sulla dissoluzione di un intero sistema di rappresentanza.
La postfazione di Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi, sposta il fuoco sul presente. Lavoro, Costituzione, riforme, corpi intermedi e integrazione europea diventano i riferimenti di una riflessione sulle diseguaglianze, sul riconoscimento delle competenze e sulla distanza fra cittadini e istituzioni. Benvenuto scrive: Non c’è nel suo racconto il rimpianto del passato. C’è forte lo stimolo per affrontare il futuro.
Un saggio per chi si occupa di storia politica e istituzioni
Lawfare offre percorsi di lettura multipli: la rilettura di Mani pulite nel confronto internazionale, il rapporto fra giustizia e reputazione, la politica estera di Craxi, la trasformazione dei partiti e della rappresentanza democratica. Non è un libro di nostalgia né di riabilitazione, ma un tentativo di applicare categorie analitiche a vicende che continuano a dividere.
Il volume è pubblicato da Textus Edizioni. Informazioni su www.textusedizioni.it.