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La Roma del Quattrocento al Museo del Corso

La Fondazione Roma è un ente privato che, oltre a sostenere i settori della sanità, dell’istruzione, della ricerca scientifica e dell’assistenza sociale, si occupa pure di promuovere il valore dell’arte e della cultura intraprendendo una vera e propria missione educativa, rivolta a qualsiasi genere di persona.

È con tale obiettivo che nel 1999 viene istituito il Museo del Corso, dove sono tuttora conservate le opere appartenenti alla collezione della Cassa di Risparmio di Roma. Sempre in questo spazio, si svolgono le rilevanti esposizioni temporanee organizzate dalla istituzione citata: l’ultima, intitolata Il Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino[oblo_image id=”3″], è finalizzata alla riscoperta degli artisti e della storia di un secolo assai complesso, seppur sottovalutato dalla critica poiché contiguo alla magnificenza del Cinquecento e alle più celebricreazioni di Michelangelo e Raffaello.

In quel periodo, in realtà, la Città Eterna era già tornata ad essere la capitale europea e il centro nevralgico del Cristianesimo, grazie al trasferimento della sede papale da Avignone ai Palazzi Vaticani e al conseguente sviluppo del commercio, delle commissioni e di nuove tendenze artistiche. Fin da allora, insomma, essa poteva vantare lo stesso livello culturale di Firenze, di Ferrara e di Mantova: se infatti nel capoluogo toscano nacquero e iniziarono a formarsi molti grandi intellettuali dell’epoca e nelle corti settentrionali fiorirono i pregevoli stili dell’ “Officina ferrarese” e di Andrea Mantegna, fu poi Roma a decretare il loro successo.

La mostra si apre con una sezione dedicata alla topografia della città nel XV secolo. Per offrire ai visitatori una panoramica completa e facilmente comprensibile dei remoti aspetti urbanistici, “Officina perlarte” (www.officinaperlarte.com) ha realizzato per l’occasione una pianta digitale ultratecnologica e con proiezioni interattive: toccando con un dito determinati disegni, appaiono le fotografie e le spiegazioni dei relativi edifici o monumenti. Per quanto riguarda poil’impostazione della mappa, come modello di riferimento è stata scelta la planimetria che illustra le pagine di Les Tres Riches Heures, miniate fra il 1411 e il 1416 dai fratelli Limbourg.

I cambiamenti architettonici delle dimore e delle chiese principali sono evidenziati da una serie di disegni e di riproduzioni in plastico, fra cui quelle delle strutture primordiali di Palazzo Venezia (di cuiin altra parteè esposto un pezzo dell’antico pavimento in maiolica[oblo_image id=”4″]) e della Basilica di San Pietro: quest’ultima appare esattamente a come era prima della sua totale ricostruzione nel 1506. In una delle incisioni si nota il Palazzo della Cancelleria Vecchia, ovvero la residenza del cardinale Rodrigo Borgia. Pur non avendo mantenuto a lungo né tali sembianze né tale nome (si tratta nient’altro che dell’attuale Palazzo Sforza Cesarini), è doveroso ricordarlo per la sua forma più moderna e per la mancanza delle coperture merlate e della torre difensiva, tipici elementi dell’architettura medioevale ormai sorpassata.

Unaseconda sezione testimonia il prezioso contributo dei pontefici nella valorizzazione dell’arte. Il primo a rendersi davvero conto del proficuo sfruttamento della pittura e del bello come mezzo per esaltare e divulgare la religione cattolica, fu Papa Martino V Colonna. Egli, ad esempio, commissionò a Gentile da Fabriano e in seguito a Pisanello il ciclo di affreschi per la basilica di San Giovanni in Laterano; a Masolino e a Masaccio, al contrario, affidò la decorazione per la cappella di famiglia in Santa Maria Maggiore: venne così composto dagli stessi il Polittico della Neve, di cui qui sono state rimesse insieme alcune parti, solitamente smembrate fra vari musei d’Europa. Ilvalore dell’estetica venne purereso manifestoin relazioneagli arredi sacri (calici, reliquari, croci astili ricoperte di pietre preziose) o agli oggetti usati nella quotidianità dalle classi abbienti (mobili, piatti, boccali, strumenti musicali, vesti per la guerra).

A questo pontificato, inoltre,fu riconosciuto il merito di aver postofine delleavversioni verso i reperti romani e il loro carattere profano, ritenutifino ad alloraindegni di simboleggiare la forza della cristianità. Nei quadri del Quattrocento, di conseguenza, tornarono ad essere raffigurate le leggende tramandate sin dai tempi dell’Impero: lo dimostrano nella quarta sezione le tempere su tavola[oblo_image id=”6″] di Bartolomeo di Giovanni che in Il ratto delle Sabine e La pace tra i Romani e i Sabini (1488 circa), oltre a narrare le vicissitudini tra i due popoli laziali, decise di inserire sullo sfondo alcuni inconfondibili monumenti della capitale (es. La Piramide Cestia, il Pantheon, la Colonna Traiana, la Torre delle Milizie).

Ad ogni modo, la maggior parte dei soggetti che si incontrano lungo il percorso rimane di tipo religioso. La delicata Annunciazione con due devoti[oblo_image id=”5″] di Filippo Lippi (Firenze 1406 – Spoleto 1469), il realistico San Sebastiano di Pietro Vannucci detto il Perugino (Città della Pieve 1450 – Fontignano 1523) e la Madonna con il bambino benedicente e Spirito Santo[oblo_image id=”2″] (1448- 1449) di Benozzo di Lese detto Gozzoli , sono dei veri e propri capolavori citati spesso nei saggi di storia dell’arte. Accanto a queste grandi personalità, gli ideatori della mostra hanno pensato di inserire pittori di estrazione locale e di formazione tardo-gotica come Leonardo da Roma (Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Battista e Michele, 1453), Antonio da Viterbo (Trittico del Salvatore, 1451-1452) e Antoniazzo Romano, i cui ritratti della Verginesembrano ispirarsi alla Madonna di Senigallia [oblo_image id=”1″]di Piero della Francesca. In tale contesto, i lavori degli artisti autoctoni sono utili per capire in quale tessuto culturale si stava sovrapponendo la nuova arte del Rinascimento.

In una delle ultime sale, infine, si trova la ricostruzione tridimensionale della Cappella Carafa di Santa Maria Sopra Minerva, creata dall’ENEA con il supporto di un radar ottico a colori (mai applicato finora a un monumento artistico poiché utilizzato di solito per indagini spaziali). Indossando degli appositi occhiali, il pubblico può osservare sin nei minimi dettagli gli affreschi del Lippi,[oblo_image id=”7″] tuttora situati nella cappella ma scarsamente visibili dal vivo.

Per approfondire gli argomenti trattati dalla rassegna, è in vendita l’interessante catalogo/cofanetto in due volumi edito da Skira.

Sede: Museo del Corso, Via del Corso 320, Roma
Periodo: dal 29 Aprile al 7 Settembre 2008
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20; giovedì e venerdì dalle 10 alle 23; lunedì chius
Biglietti: intero 9 Euro; ridotto 7 Euro.
Informazioni: tel. 06916508451; www.400.roma.it

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