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La magia di Saramago e dell’elefante Salomone

[oblo_image id=”1″] Fondere storia e leggenda, cronaca e fiaba, realtà ed allegoria è operazione ardita. Ma se la penna è quella di José Saramago il risultato è sempre incantevole. L’ultima fatica del Premio Nobel si intitola Il viaggio dell’elefante ed è ambientata nel XVI secolo. Come nel suo stile, lo scrittore parte da un fatto bizzarro a cui non viene data spiegazione per costruire una trama delicata e suggestiva. Il protagonista è l’elefante Salomone giunto dall’India come grande attrazione per il pubblico ma che alla corte del sovrano del Portogallo Joao II si limita a mangiare tanto e dormire di più. Il re decide allora di regalarlo al fratello, l’arciduca Massimiliano d’Austria. Ed ecco che inizia una grottesca processione verso la nuova destinazione dove il pachiderma viene scortato da una variopinta carovana in cui si susseguono ufficiali, preti, vescovi e custodi. Passo dopo passo, la comitiva viene salutata dall’entusiasmo crescente della gente stregata dal fascino misterioso dell’elefante. Saramago dosa sapientemente elementi narrativi e fatti storici riuscendo a rendere credibile ed avvincente una storia apparentemente surreale. Le peripezie dell’improvvisata armata Brancaleone condite inesorabilmente da spunti ironici ed espedienti letterari, si concludono con l’ultima impresa “impossibile” dell’elefante giunto finalmente a Vienna. Un romanzo delizioso: dolce come una favola ma al tempo stesso profondo dove il lettore viene preso per mano e accompagnato in un cammino beffardo che si fa gioco dei limiti del reale spingendoci ad andare al di là di ciò che vediamo quotidianamente davanti ai nostri occhi.

Titolo: Il viaggio dell’elefante

Autore: Josè Saramago

Editore: Einaudi

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