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La boxe non è un film: Holyfield non emula Rocky

[oblo_image id=”1″] Nel bene e nel male si è evitato il remake di Rocky su cui tanto avevano ricamato i mass media nella vigilia dell’incontro. Le analogie tra il pugile cinematografico interpretato da Sylvester Stallone (episodio numero 4 della serie) e l’ex campione dei pesi massimi Evander Holyfield in effetti non mancavano. Entrambi americani in età ampiamente pensionabile impegnati in match apparentemente impossibili contro giganti  provenienti dalla Russia. La realtà non ha regalato lo stesso epilogo della pellicola, ma quanto meno non si è assistito ad una colossale farsa. Le motivazioni del ritorno sul ring del 46enne Holyfield avevano lasciato spazio a roventi polemiche. Lo stesso warrior aveva ammesso i propri problemi economici con le esorbitanti cifre da versare per gli alimenti dellle ex mogli e degli undici figli. Si temeva, inoltre, che anche il tedoforo delle Olimpiadi di Atlanta ’96 non riuscisse a superare la nostalgia che attanaglia i grandi atleti dopo il ritiro agonistico. Invece, i propositi di riconquistare la cintura di campione del mondo erano più che fondati. Al cospetto del detentore della corona, il gigante Nikolay Valuev di 213 cm per 115 kg, Evander si è meritato il sostegno di tutti e 13.000 gli spettatori presenti all’arena di Zurigo. Ancora in buona forma, l’americano ha iniziato il combattimento con insospettabile energia mettendo più volte in difficoltà l’avversario. Alla distanza, il campione in carica ha fatto valere la maggiore freschezza atletica senza però mai dominare la scena. Anzi, nelle ultime riprese il vecchio leone ha regalato un ultimo disperato ruggito cercando il colpo risolutore, ma non ha potuto evitare la sconfitta ai punti con verdetto unanime. Ora il “vecchio” Evander ha scelto di prendersi una pausa di riflessione per valutare se appendere definitivamente i guantoni al chiodo. Probabilmente è la scelta più saggia, ma la boxe rimane in debito nei suoi confronti. Era da troppo tempo che il pugilato non regalava un match così spettacolare e coinvolgente. Condito da emozioni ancora più forti ed autentiche di quelle del film di Rocky Balboa. Perchè dopo tutto la realtà è sempre migliore della finzione.

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