HomeSpettacoloCinemaInterview: comunicazione o simulazione?

Interview: comunicazione o simulazione?

[oblo_image id=”1″]Con Interview Steve Buscemi compie un doveroso omaggio a Theo Van Gogh, assassinato nel 2004 da un estremista islamico. Il regista olandese avrebbe voluto riproporre personalmente a Hollywood il remake del suo film, con un cast internazionale, ma è stato vittima di uno degli atti più contraddittori di questo secolo. Un atto in cui l’amore e la fede si confondono miseramente con l’odio e la violenza, provocando l’indistinta sovrapposizione tra il vero e il falso .
Interview
riflette proprio su questo, sulla perdita di quei valori di fondo che permettono di discernere tra l’interesse comune e la dignità personale.
Il raggiungimento della verità sembra uscirne pesantemente offuscato da una forzata applicazione del monito machiavelliano. Il fine davvero giustifica i mezzi se la ricerca di notizie si trasforma in una subdola estorsione dell’altrui intimità?
È quello che suggerisce la società attuale che, fondata su un modello di spettacolarizzazione, rischia di paragonare con troppe uguaglianze l’arte della simulazione con l’arte comunicativa. Nel film infatti il giornalista si confonde con l’attore e la sincerità scivola via, come fosse un’oasi inafferrabile, provocando continui slittamenti fino al capovolgimento finale.

La tensione emotiva è alta e la vivacità verbale sembra stimolare la reciproca curiosità eppure era solo una prova d’attore, in cui l’etica calpestata del giornalista finisce per soccombere all’inattesa bravura istrionica della diva.
L’apparenza inganna! È proprio il caso di dirlo, ripeterlo e ribadirlo. Il gioco duro si innesca con tutti i trucchi più scorretti dell’intervistatore e tenta di penetrare la fragilità e l’ingenuità di una giovanissima diva, che tuttavia dimostrerà un’astuzia e un carattere sorprendenti, palesemente appannati dall’altrui pregiudizio.
La vicenda è costruita con attenzione e la diegesi si dipana sostanzialmente su un unico evento, in un unico luogo, lasciando penetrare lo spettatore in questo anomalo incontro/scontro. Il tutto si consuma infatti nell’enorme loft di Katya, uno scenario che già lascia intuire un campo aperto, in cui i vari ambienti hanno separazioni blande per la visione (solo tende velate per la camera da letto).

[oblo_image id=”2″]È la parola a prevalere, perché si profila come l’unico espediente per conoscersi, così l’occhio cerca un’amplificazione e una prova, comincia a cercare e a indagare con il suo specchio ottico-elettronico. La videocamera che doveva essere all’inizio solo un registratore audio, entra fortemente nella schermaglia e si configura come simbolo del doppio, ulteriore emblema della falsità dilagante. L’obiettivo spia, in quell’atto voyeristico che incarna il cinema stesso e in particolare la condizione dello spettatore in sala. Ma a differenza di quest’ultimo, il gesto del giornalista Peders non è innocuo, non è solo percezione ma diventa azione. Un’azione che gli si ritorcerà contro perché permetterà alla sua antagonista di ottenere una confessione compromettente.
La visione insomma non può nulla di fronte al mascheramento e la sua forma asfittica, propria della ricerca spregiudicata, non fa che recuperare invenzioni e falsità, come accade allo stesso Peders quando cerca di scovare informazioni nel computer di lei. Così la sfiorata intimità (e verità) che l’immagine aveva concesso, inducendo entrambi e rivelare i rispettivi dolori, viene sprecata vanamente, riacquistando la connotazione di ambiguità scenica.

Infine, è interessante la scena in cui Katya parla delle donne come oggetto attraente perché sembrano imprigionate in una rete, quelle delle calze, dei tacchi a spillo, dell’esaltazione estetica; è la straordinaria metafora del film stesso, di quell’apparenza che circuisce, prima di sedurre, anticipando abilmente il finale, in cui la rete si rovescia e diventa esca per la rigidità di pensiero maschile. I capricci non erano che trappole per suscitare l’altrui confessione, la commozione era solo una recita, talmente abile da essere scambiata per una notizia.

RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Most Popular

Recent Comments