Il segreto del gelso bianco : intervista a Antonella Caprio

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Il segreto del gelso bianco
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Il segreto del gelso bianco

Il segreto del gelso bianco è un libro che apre parentesi – tonde, quadre e graffe – invitandoci a riguardare il passato e i luoghi della nostra adolescenza lasciando una porta aperta per costruirsi il proprio futuro. Leggerlo è un regalo da fare a se stessi : ogni pagina diventa una carezza. Lo stile coinvolgente e morbido induce a divorarlo rapidamente avendo, però, l’accortezza di annotarsi alcuni passaggi che meritano una riflessione più ampia in seguito. Intervistiamo Antonella Caprio che è autrice con Franco Caprio

E’ un libro pieno di sfumature che sembra unire più generi: romanzo storico, diario personale, noir e psicologia. Qual è stata la genesi e, in fase di stesura, si è ampliato il progetto originale?

Mi fa molto piacere vedere che siano state colte le varie “facce” del romanzo. In effetti a noi piace giocare con la scrittura, con i linguaggi e con i diversi stili narrativi; ci piace manipolarli come fossero plastilina. Una cosa che per noi è importante, quando si racconta una storia , è raccontarla da “dentro” con gli occhi e le parole dei personaggi, adeguando la scrittura e lo stile narrativo al contesto che descriviamo.

Circa la struttura del romanzo non ci sono state variazioni durante la stesura, poiché il nostro progetto iniziale è sempre molto ben pianificato e solido. Sappiamo bene sin dall’inizio cosa vogliamo raccontare, in che modo, e qual è lo scopo da raggiungere. Poi, mentre scriviamo, possono avvenire ampliamenti o riduzioni dello schema iniziale, ma sempre all’interno di una struttura stabile. L’unica eccezione è che inizialmente, i dialoghi, erano in perfetta lingua italiana, ma poi rileggendo la bozza del romanzo ci siamo accorti di snaturare l’essenza dei personaggi. I personaggi, insomma, ci sembravano burattini mossi dai fili dello scrittore, non sembravano autentici. E così abbiamo inventato una meta-lingua (tra dialetto pugliese e italiano) che ha reso i protagonisti del racconto più passionali, più veri.

L’idea dei pregiudizi per piccoli difetti fisici resi una zavorra dalle maldicenze di paese richiama il Rosso Malpelo Verghiano. Si tratta di ricordi di un’Italia che non c’è più o ancora rintracciabile nella realtà dei piccoli borghi?

Purtroppo i pregiudizi sono una “zavorra” che appartiene non solo al passato e ai piccoli borghi, ma  alla persona, in quanto essere umano fragile, che deve crearsi delle opinioni, delle idee, dei pensieri, sulla vita e sul mondo in generale, e spesso lo fa senza avere una solida conoscenza del tutto. Il “diverso” da noi ha sempre creato una sorta di timore, e per paura lo escludiamo, lo etichettiamo, lo calunniamo. Credo, quindi, che i preconcetti siano ancora molto presenti nella società di oggi, solo che sono cambiati nel tempo. Se adesso una malattia, o un paio di occhiali non costituiscono più una “macchia” sulla persona, perché la medicina ci ha fatto superare certi timori, ci sono altre forme di paura che possono portare alla formazione di pregiudizi, come l’idea che lo straniero “rubi” il lavoro agli italiani, tanto per fare un esempio. 

 Merignano così reale seppur inventato ricorda la Vigata di Montalbano. Come riesce uno scrittore a rendere credibile un luogo immaginario?

In realtà Merignano esiste. Il nome è immaginario poiché essendo il romanzo ispirato a fatti realmente accaduti volevamo tutelare la privacy di persone ancora esistenti. Merignano è quindi un paese della Murgia pugliese, ma potrebbe essere un qualunque piccolo borgo dell’Italia preindustriale, senza alcuna differenza tra nord e sud. Questo perché la cultura contadina accomuna tutto il popolo italiano. Possono cambiare i colori delle piantagioni,  i profumi, i cibi, ma lo stile di vita  legato alla “terra” fa sì che ci siano profonde uguaglianze culturali e di costume.

Cos’è per te la scrittura?

La scrittura nasce come passione quando scrivi un racconto…una poesia, ma poi quando scrivi un romanzo diventa un lavoro serio, costante, che richiede impegni e sacrifici.

Quando scrivo, nell’intimità del mio studio, per me la scrittura diventa anche una forma di catarsi, a volte dolorosa, poiché devo osservare il mondo esterno, portarlo dentro di me per rielaborarlo ed esternarlo al lettore in una forma nuova che offra spunti di riflessione anche psicologica. Devo creare punti di vista differenti e non visibili al comune osservatore. E tale lavoro richiede  un grosso atto di generosità. Lo scrittore, come dico sempre, si spoglia di tutto per vestirsi di sole parole.

Puoi svelarci qualcosa dei prossimi impegni?

Adesso ho appena concluso  insieme a mio fratello Franco il terzo romanzo, il quale è molto diverso per stile e contenuti, dai nostri primi due libri. E’ un romanzo molto intimistico che racconta il dolore di una donna che vive il periodo della Resistenza, ma a parte il periodo storico in cui è ambientato è un testo attualissimo per problematiche affrontate. Inoltre, ho scritto un testo teatrale e musicale su Fred Buscaglione che presto andrà in scena.

Intervista con Antonella Caprio, autrice de Il segreto del gelso bianco

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