HomeSenza categoriaIl mago olandese ferma la corsa dei tulipani

Il mago olandese ferma la corsa dei tulipani

[oblo_image id=”1″] Non è un ex al veleno Guus Hiddink. Non ha qualcosa da rivendicare nè alcunchè da farsi perdonare dalla sua Olanda. Semplicemente durante il suo giro del mondo su una panchina si è ritrovato davanti il paese d’origine. E come spesso gli accade ha costruito un capolavoro. Gli psicologi del Gestalt ripetevano in continuazione che l’insieme è qualcosa di più della somma delle parti: il valore di una melodia è superiore a quello delle singole note che la compongono. Lo stesso concetto può essere traslato per le squadre di Hiddink: improvvisamente da quando prende i comandi di una nazionale – Korea del Sud, Australia o Russia – i giocatori sembrano arricchirsi evidenziando qualità impreviste.

L’Olanda era stata la regina della fase eliminatoria: aveva annichilito Italia e Francia mostrando un gioco solido e divertente. Ma contro la Russia di Hiddink ha recitato la parte di un punching ball, sballottato dai continui colpi dell’avversario. Sulla carta, le qualità tecniche dei tulipani sono superiori. Il campo ha emesso un altro verdetto. Chiaro ed equo. Se la partita si è protratta fino ai tempi supplementari è stato soltanto per la solita vena realizzativa di quel re Mida di Ruud Van Nistelrooy, capace di trasformare in oro l’unica occasione capitata in 120 minuti. La freschezza dei russi ha, tuttavia, fatto la differenza: sempre in anticipo sul pallone, la squadra di Hiddink accelerava a proprio piacimento affondando con decisione nella retroguardia olandese. E viene allora da chiedersi quale sia il segreto di questo santone della panchina, che dopo aver vinto tutto quanto c’era da vincere con le squadre di club, si è lanciato in una serie di missioni impossibili. Nel 2002 ha portato la Korea del Sud alle semifinali mondiali, nel 2006 con l’Australia ha rischiato di eliminare l’Italia venendo beffato solo da un generoso rigore a tempo scaduto. Dopo aver guidato la Russia per la prima volta nella sua storia alle semifinali di un europei, punta decisamente al colpo grosso. 

A qualunque latitudine i giocatori lo seguono con la fedeltà riservata ai grandi condottieri. Eppure i principi del suo calcio sono elementari: manovra corale, movimento senza palla, compattezza nei movimenti. E’ l’interpretazione collettiva a garantire il successo. Perchè come afferma la Gestalt, la melodia non è la semplice somma dei singoli strumenti. L’importante è avere il direttore d’orchestra giusto. Uno come Guus Hiddink, uno che facendo al meglio il proprio mestiere ha fatto piangere la propria nazione.

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