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Esplorare le profondità marine grazie a Google

Dopo aver meravigliato l’Italia con la recente uscita di Street View, che permette di calarsi nelle strade di Roma, Milano e Firenze e di passeggiare virtualmente sulle rive del lago di Como (in Italia per ora il servizio è limitato a queste zone, ma si sta lavorando per ampliare la copertura del territorio), la fantasia e l’operosità di Google non sembra conoscere pause e limiti. La società di Mountain View, infatti, sta già lavorando alla prossima sfida: realizzare una mappa 3D dei fondali marini ed oceanici di tutto il mondo.

[oblo_image id=”2″]Google ha così radunato dallo scorso dicembre un gruppo di esperti e ricercatori di oceanografia, per discutere sulla fattibilità e l’utilità di realizzare dettagliate mappe oceanografiche tridimensionali. L’applicazione è ancora in via di sviluppo (e temporaneamente è stata battezzata Google Ocean) ed ha come scopo quello di permettere agli utenti di osservare la topografia sottomarina, la batimetria ed esplorare zone di particolare interesse naturalistico. Gli studiosi di oceanografia si dicono entusiasti dell’idea: “Non esiste un modello approfondito di fondali oceanici su Google Earth”, dichiara Tim Haverland, ricercatore del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) “fino ad ora non è ancora possibile muoversi all’interno del mondo sottomarino ed esplorare i canyon oceanici”. Attualmente, infatti, per lo studio delle profondità oceaniche viene usato il francese Magic Instinct Software, basato su Google Earth, utile per ricavare dati oceanografici ma che non permette di muoversi nelle valli e nei canyon marini.

[oblo_image id=”1″]Secondo alcune fonti, in certe zone di particolare interesse naturalistico verranno inserite immagini ad altissima definizione, inoltre verranno aggiunti altri dati come: clima, correnti marine, temperature, barriere coralline, flora e fauna, rotte navali, relitti, zone e periodi di infiorescenza delle alghe. Un progetto che potrebbe quindi aiutare la salvaguardia dell’ambiente marino. Punto di partenza è stata infatti la collaborazione dell’agenzia britannica Natural England che ha fornito dati e informazioni riguardo i 43 siti marini protetti lungo le coste del Regno Unito che oggi salvaguardano alcune specie in via di estinzione come lo squalo elefante, una delle creature marine più grandi del mondo, due specie di cavallucci marini, oltre 800 specie di alghe, nove specie di coralli. Si tratterebbe, a detta della direttrice di Natural England, Helen Phillips, di un innovativo modo per avvicinare le persone all’ambiente marino e per aumentare la consapevolezza della necessità di valorizzare e preservare mari e oceani. A oggi solo l’1% dell’intera superficie marina (che ricopre il 70% della Terra) è posta sotto tutela e i paesi di tutto il mondo hanno stabilito di creare una rete internazionale delle Aree Protette presenti sulla Terra entro il 2012 , ma verosimilmente l’obiettivo non sarà raggiunto prima del 2060.

Sarà sicuramente un progetto ambizioso e di difficile sviluppo, non si tratta infatti di scattare delle foto della Terra dal satellite, ma certamente risulterà affascinante soprattutto per gli appassionati degli abissi e utile alla salvaguardia del mare. Google comunque spera nell’aiuto globale di tutti gli esperti del settore per poter arrivare a creare un prodotto di ottima qualità. Non ci resta che aspettare.

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