Countdown verso Pechino: l’ultimo km di Baldini

0
42

[oblo_image id=”1″] La maratona non è una gara come le altre. E’ l’Olimpiade stessa: con lei è iniziata la storia, con lei ora si chiudono i Giochi. Ha il fascino della solitudine. Non ci sono attrezzi, piste o compagni di squadra. Un maratoneta ha il tempo di pensare, di arrovellarsi nel timore che il fisico lo tradisca. Scruta gli avversari ma rimane un uomo solo. Anche quando il gruppo è compatto e il pubblico fa sentire il suo incitamento. Tagliare per primi il traguardo dopo quei maledetti 42,195 km è una sensazione indescrivibile. Farlo nella gara a 5 cerchi che ripercorre lo storico tracciato di Atene consegna alla leggenda. Stefano Baldini ha centrato l’impresa quattro anni fa. A Pechino cercherà di concedere uno storico bis coronando degnamente una carriera impareggiabile. Sperando che sia di buon auspicio, riviviamo le emozioni dell’ultimo chilometro di Atene 2004.

Un chilometro. Ancora 1000 metri separano Stefano Baldini dall’oro olimpico della maratona di Atene. Ormai la vittoria non è più in discussione. Baldini ha staccato keniani, maghrebini e anche il fuggitivo Lima. Chissà quante volte quel chilometro l’ha sognato, immaginato, vissuto nella sua mente. O magari l’ha maledetto. Perché nella speranza di arrivare un giorno lì, di chilometri ne ha corsi più di 150.000. In Namibia, a Livigno, a San Moritz o nella pianura padana dove è nato. Tutti i giorni sveglia e sgambate, si fa per dire, di 30 km anche quando il sole fa bruciare la pelle o il freddo fa diventare viola le labbra. Adesso però è a un chilometro dal traguardo, vede già lo stadio Panathinaiko. Lì è arrivata la prima maratona della prima Olimpiade, quella pista profuma di leggenda. Baldini è felice, sa che sta per realizzare il suo capolavoro, pregusta la gioia che sta regalando a familiari, amici, allenatori e a tutti gli italiani che in quel momento si sentono maratoneti. C’è anche la paura. Non per gli avversari, quelli li ha battuti anche più facilmente del previsto. E neanche teme per il suo fisico. Sta bene, benissimo: gambe e testa girano a meraviglia. Nulla a che vedere con Bordin che a Seul arrivò stremato o con Pietri che nel chilometro finale cadde esausto dieci volte e dieci volte si rialzò prima di essere squalificato. La sua paura è quella malinconia di chi sa di star vivendo il più bel chilometro della sua vita. Vorrebbe arrivare subito al traguardo, ma al tempo stesso capisce che le sensazioni che prova adesso non torneranno più. Una curva a sinistra e finalmente l’ingresso nello stadio. Il Panathinaiko è più un monumento che uno stadio. Tutto in marmo bianco con una luce tanto forte da rendere tutto irreale, sospeso nel tempo. Baldini deve percorrere due giri, ma ne percorrerebbe dieci, cento, mille. Alza lo sguardo e vede che tutti lo invocano, lo applaudono. Nella maratona si tifa per tutti, a celebrarne la vittoria non sono solo italiani, chiunque è al Panathinaiko si alza per rendergli omaggio. L’allenatore Luciano Gigliotti che lo segue da sempre non grida, è commosso. Gigliotti ha sempre creduto in Baldini ma gli piaceva pungolarlo, non importava che Baldini trionfasse agli Europei o battesse il record italiano, gli ripeteva sempre: “Stai calmo che non hai ancora vinto nulla, Bordin era un’altra cosa”. Ma adesso sembra tutto tranne un generale inflessibile, guarda il suo pupillo con gli occhi lucidi e la voce gli rimane strozzata in gola. Baldini ripensa a casa. Al papà che avrà lasciato per un paio di ore il trattore per vedere la gara in tv, ripensa a tutte le rinunce fatte per essere lì. Perché la maratona è come un virus: una volta che ti contagia, ti chiede sempre di più. Stefano lo sa, i ritorni a casa sono sempre più brevi, gli allenamenti in giro per il mondo lo impegnano undici mesi l’anno. Ma ora non c’è più spazio per altro. Suona la campana dell’ultimo giro. Baldini non sente più la fatica, i tifosi, l’allenatore. Non sente nulla, è felice. E felice taglia quel traguardo. Per un mese niente allenamenti, niente dieta, niente sacrifici. Il ricordo di quegli ultimi mille metri non potrà più portarlo via nessuno. Pensava dopo Atene di tirare i remi in barca ma quando vinci un’Olimpiade altri quattro anni di corsa, altri 40.000 chilometri di allenamento ti sembrano sciocchezze. Poi arriverà un altro ultimo chilometro. (Eroi per un giorno)