HomeCulturaArteCorreggio: ancora pochi giorni in "Galleria Borghese"

Correggio: ancora pochi giorni in “Galleria Borghese”

[oblo_image id=”6″]Antonio Allegri (1489-1534) conosciuto come “Correggio” (nome del suo paese natio) è, insieme a Raffaello e Michelangelo, il protagonista dell’arte rinascimentale del Cinquecento. Come gli altri due sommi artisti, infatti, egli ha dimostrato una personalità talmente forte da non poter collegare il suo stile alla corrente classicista o manierista dell’epoca. A differenza dei due geni contemporanei, però, non è diventato celebre in tutto il mondo, probabilmente perché restò ancorato alle corti dell’Italia settentrionale e non lavorò a Roma, allora centro nevralgico dello Stato Pontificio e di conseguenza delle belle arti. Sebbene non siano mai stati rinvenuti documenti che ne attestino il passaggio, è comunque plausibile che Correggio abbia visitato almeno una volta la capitale: lo renderebbero palese, oltre il suo studio approfondito verso le antichità imperiali, numerosi indizi di “romanità” rintracciabili in diversi quadri.

[oblo_image id=”4″]La mostra in corso alla Galleria Borghese è un’ occasione unica per rivedere tutti i capolavori indiscussi del pittore, molti dei quali purtroppo sono proprietà di musei stranieri. Dal Metropolitan Museum of Art di New York, ad esempio, proviene la pala con i Santi Pietro, Marta, Maria Maddalena e Leonardo (1516-17), originariamente eseguita per la chiesa Santa Maria della Misericordia di Correggio. La Maddalena del Noli me tangere del Museo del Prado di Madrid, invece, conferma l’abilità di Correggio nel dipingere i capelli: gli osservatori della tela, per l’appunto, hanno quasi la sensazione di percepire la sofficità dei riccioli biondi della donna. [oblo_image id=”5″]Lo stesso Giorgio Vasari nelle Vite (1568) ha affermato: “ Nè si può esprimere le leggiadrissime vivacità, che fece nelle opere sue Antonio da Correggio, sfilando i suoi capelli con un modo, non di quella maniera fine che facevano gli innanzi a lui, ch’era difficile, tagliente e secca, ma d’una piumosità morbidi, che si scorgevano le fila nella facilità del farli, che parevano d’oro e più belli che i vivi, i quali restano vinti dai suoi coloriti”. Nessuno come lui, del resto, seppe raffigurare tutto ciò che nella realtà è impalpabile come l’aria, i vapori, le nebbie, ecc… I dipinti con soggetto mitologico raffiguranti un Giove invisibile sotto forma di una nube, spesso sono stati presi a modello da altri artisti nel tentativo di copiare l’effetto naturalistico in cui appare tale agente atmosferico. La serie, denominata Gli Amori di Giove (1530-34), sembra che fosse stata commissionata da Federico Gonzaga con l’intenzione di donarla all’imperatore Carlo V di Spagna. È tuttavia certo che essa fu sempre costituita da quattro opere, ovvero dal Ratto di Ganimede, da Leda e il cigno, dalla Danae (il cui letto ricorda nella forma quello scolpito dal Canova per la statua di Paolina Borghese) e da Giove ed Io. Grazie a questo evento, è stato possibile riunirle eccezionalmente in una stessa sala, ad esclusione della Leda che per ragioni conservative è inamovibile dalla Gemaldegalerie di Berlino. Nel Settecento, infatti, quest’ultima fu sfregiata con un coltello da Luigi, figlio del duca Filippo D’Orleans, il quale riteneva l’immagine scandalosa. Il quadro venne in seguito restaurato, ma per avere un’idea precisa dell’aspetto originale è consigliabile esaminare la sua copia, collocata nel percorso espositivo accanto alla Maddalena leggente, un’altra particolare riproduzione di un capolavoro perduto ed attribuito al Correggio. L’autore perciò è noto sin dal XVI secolo anche come pittore dell’erotismo e questo non deve sorprendere, in quanto nel Rinascimento l’interesse per l’estasi e la pratica amorosa era assai diffuso sia in ambito letterario (es. Le Metamorfosi o l’Ars Amatoria di Ovidio) che figurativo, attingendo ai soggetti profani dell’arte greca o romana. L’Educazione di Cupido[oblo_image id=”2″] (National Gallery di Londra) e Venere e Cupido addormentati e spiati da un satiro (Museé du Louvre di Parigi) ne sono una fervida testimonianza: datati tra il 1523 e il 1525, essi furono probabilmente concepiti come coppia da destinare al boudoir del conte Nicola Maffei. In primo luogo, entrambe le composizioni sanciscono il commento che Anton Raphael Mengs rilasciò a proposito dell’adozione del chiaroscuro da parte dell’artista: “collocava il corpo in tal maniera che soltanto una parte venisse illuminata; onde quasi solamente la metà di una figura restava chiara, e l’altra metà oscura. Qualora il chiaroscuro è disposto in un’opera in quella maniera, e con quella perfezione come ha fatto Correggio, esso solo basta a renderla degna di ogni applauso e stima” (tratto dalle Opere, 1783). Degno di essere sottolineato, inoltre, è il realismo applicato alle ali del Dio dell’Amore, che sembrano spuntargli del tutto naturalmente dalla schiena.

[oblo_image id=”1″] A causa della capacità di esprimere i moti e gli sguardi che circolano tra i personaggi delle rappresentazioni, Correggio infine è stato definito pure “pittore degli affetti”. Le sue Madonne, per esempio, sono spesso ritratte con le palpebre abbassate sul Bambino in un atteggiamento di protezione e di tenerezza, quasi a paragonare i sentimenti della Vergine a quelli provati da qualsiasi madre nel mondo.

Per maggiori approfondimenti, è disponibile il catalogo della mostra curato da Anna Coliva e pubblicato da Federico Motta Editore.

Sede: Roma, Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5
Periodo: dal 22 Maggio al 14 Settembre 2008
Orario: tutti i giorni, escluso il lunedì dalle 9.00 alle 19.00. La prenotazione è obbligatoria al n. tel. 0632810- www.ticketeria.it
Ingresso: interi 11,50 Euro, per mostra e Galleria Borghese, più diritto di prevendita.
Informazioni: www.mondomostre.it

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