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Ciclodoping: la Germania spegne le telecamere

[oblo_image id=”1″] Spegnere le telecamere. Poco importa se c’è un contratto da rispettare o se gli indici d’ascolto non accennano a scendere. I dirigenti delle principali emittenti televisive tedesche – Ard e Zdf – gettano la spugna dopo l’ennesimo caso di doping nel ciclismo. La positività dell’austriaco Bernard Kohl, terzo nell’ultima Grande Boucle, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’interrogativo è semplice: ha ancora senso stravolgere i normali palinsensti impegnandosi nel raccontare agli spettatori ogni fase della corsa se poi i verdetti della strada vengono ormai regolarmente “corretti” dagli esiti dei test antidoping? I responsabili delle tv tedesche sottolineano come si tratti di una questione etica ancor prima che commerciale. L’utilizzo di sostanze proibite da parte dei corridori non falsa soltanto gli ordini d’arrivo ma tradisce anche l’incondizionato amore che il grande pubblico continua a nutrire verso il ciclismo. E se il fenomeno doping non si riesce ad arginare, le televisioni si rifiutano di assistere e trasmettere una truffa sportiva. Una decisione clamorosa e destinata a creare polemiche. Gran parte della stampa internazionale ha preso le distanze dai colleghi tedeschi sostenendo come continuare a seguire le corse sia l’unica strada per aiutare il ciclismo ad uscire dalla crisi. Senza contare che le emittenti teutoniche saranno chiamate a rispondere nelle opportune sedi del contratto stilato fino al 2011 con l’organizzazione del Tour de France. Ma, prima di andare avanti, sarebbe opportuno che tutto il mondo delle due ruote si prendesse una pausa di riflessione chiedendosi semplicemente a che gioco si sta giocando. Quando uno sport perde ogni credibilità, il sipario si chiude da solo. L’importante è lavorare dietro le quinte per convincere il pubblico che il prossimo spettacolo sarà da applausi. E poi impegnarsi a mantenere le promesse.

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