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Carlo Benedetti e “Il rischio Cecenia”

Attento, scrupoloso, ordinato. Carlo Benedetti mi accoglie nella sua casa di Roma, dove accanto ai ricordi di una vita, conserva un archivio storico, politico e culturale sulla Russia e sul Caucaso. Decine di scaffali ricche di materiale, testimonianze e libri scritti da lui, da esperti del settore. Mi racconta della sua esperienza all’Unità, a Liberazione e come corrispondente dalla Russia.

E mi racconta cos è Il Rischio Cecenia: è il risultato di due guerre generate e sostenute dal Eltsin prima e da Putin poi. E’ il ritratto di una territorio martoriato da bombardamenti e kamikaze che non hanno nulla da perdere se non la vita.

Benedetti è abile nel narrare la storia di un popolo che ha subito una delle repressioni tra le più feroci nell’elenco della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Costretti a diventare profughi, perseguitati, presi e puniti nel modo più barbaro possibile. Torturati ed etichettati come “ceceni terroristi”, come feccia umana. Quando gli chiedo Perché? Benedetti assurge due motivazioni: la spinta patriottica che fa dei separatisti ceceni il fulcro della loro esistenza e l’Islam. In una Russia sempre più chiusa dall’ortodossia, la bandiera verde dell’Islam campeggia sulla Repubblica caucasica come una macchia che va cancellato. Ad ogni costo e con ogni mezzo.

Putin è bravo quando dice a milioni di russi che: “Rincorrerà i ceceni anche nel cesso”. Putin che a 11 anni si presenta negli uffici del Kgb perché vuol diventarne un ufficiale. Putin che studia alla Lubjanka: caratterialmente compatibile, salta subito all’occhio di chi decide di prenderlo sotto la propria protezione e farlo diventare il “dirigente del futuro”. Da Desda a San Pietroburgo il salto è breve: pupillo di Eltsin, lo affianca fino a diventarne primo ministro e al momento di passare la corona da zar, Eltsin “abdica” in suo favore, previa una legge che assicura al capo uscente che non potrà essere perquisito, arresta o interrogato. Un’immunità che assicura ad Eltsin una vecchiaia serena nella dacia fuori Mosca.

Chiedo a Benedetti: Perché non dare ai ceceni l’indipendenza?. Il giornalista sorride. Mi spiega che se i russi concedono l’indipendenza a i ceceni, la devono accordare anche agli altri Stati della Federazione. Insomma: della Russia non rimarrebbe che Mosca e San Pietroburgo.

Il nodo, quello ceceno, rimane in gola.

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