[oblo_image id=”1″] Ci sono due sport in crisi: presentano gli stessi sintomi e al momento non si trova una cura. Il calendario ne ha evidenziato lo stato di salute – o meglio di malattia – collocando nelle stesse date gli Europei di basket e pallavolo. Alla rassegna continentale di Istanbul, l’Italvolley ha collezionato la quarta sconfitte in cinque gara subendo l’ennesimo 0-3 dalla Russia. Sogni di medaglie da tempo in archivio, il nostro sestetto non ha centrato neanche la qualificazione diretta per l’appuntamento del 2011. Quali le ragioni della debacle? Il gruppo di giocatori non sarà top class ma rimane competitivo. E non si può mettere sul banco degli imputati coach Anastasi, che appena due anni fa aveva vinto gli Europei alla guida della Spagna. Meglio spostare il bersaglio in alto e chiedersi come sia possibile arrivare al caos organizzato della nostra Federazione. Si polemizza sulla composizione della prossima serie A, si discute sull’opportunità di avere tecnici col doppio ruolo (squadra di club e nazionale), si perde tempo parlando della necessità di favorire i nostri vivai senza poi attuare nulla di concreto. E mentre noi rimaniamo impantanati, altre realtà crescono rapidamente attingendo ai nostri tecnici – Prandi per la Bulgaria, Bagnoli per la Russia – fino a spodestarci dal trono occupato per oltre un decennio. E pensando ai mondiali che si terranno tra 12 mesi a Roma, le speranze di una rinascita cominciano a fondersi con i timori di un’altra figuraccia. Difficile trovare una consolazione, ma c’è comunque chi riesce a fare peggio.
E’ il nostro basket, assente colpevole agli Europei che si stanno svolgendo in Polonia. Com’è possibile che non sia stata centrata la qualificazione da un team che può contare su tre elementi in orbita Nba con lo stesso allenatore, Carlo Recalcati, che ha guidato alla conquista di medaglie olimpiche e mondiali? Semplice, anche nel mondo della palla a spicchi regna la confusione. Tra reclami, proteste, spostamenti di squadre, lo stress ha superato i livelli di guardia ancor prima dell’inizio del campionato. Un totem del nostro basket come Ettore Messina ha avvertito l’intero movimento sui rischi di una gestione tecnica della nazionale dove non vi sia la giusta alchimia tra chi scende sul parquet in calzoncini e chi organizza rimanendo seduto in giacca e cravatta nel proprio ufficio. Dopo aver toccato il punto più basso, si può solo risalire. Ma l’orizzonte non volge al sereno: il rischio è che qualcuno provi gusto nel continuare a raschiare il fondo…