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Austria-Svizzera 2008, l’Europeo degli “oriundi”

Mai come in questo europeo abbiamo assistito ad un vero e proprio show di mescolanze fra etnie più disparate. Una volta ognuno nasceva a casa sua, cresceva e viveva nel proprio paese e, soprattutto, aveva una sola nazionalità. Oggi non è più così. I doppi passaporti abbondano e così si verificano fenomeni e incroci stranissimi che trovano nel calcio un momento di massima esposizione e, perché no, di paradosso.

[oblo_image id=”5″]L’esempio più chiaro del fenomeno delle “naturalizzazioni” è quello di Lukas Podolski. Nato a Gliwice ma cresciuto a Colonia ora gioca nella Germania, e pure bene. I sorteggi sono perfidi e, come a Germania 2006 così anche in Austria-Svizzera 2008, l’urna decide di mettere sulla strada sua e dei tedeschi proprio la Polonia. E come già nei mondiali di casa (1-0) anche in questi europei la Germania batte la Polonia, ma stavolta la vittoria ha un sapore diverso, soprattutto per Podolski, autore della doppietta decisiva. Il suo compagno d’attacco Klose (pure lui di origini polacche) rimane invece a secco.

Anche noi non siamo da meno e in squadra, ormai da molti anni, abbiamo nientemeno un argentino, mica un quasi vicino di casa? La regola è: trova l’antenato che ti diamo una maglia in nazionale. Camoranesi non ci pensa più di una volta e gli va anche bene visto che con la maglia azzurra raggiunge la vetta del mondo.

[oblo_image id=”2″]Non va male nemmeno a Roger Guerreriro, brasiliano-polacco di San Paolo che, evidentemente chiuso in nazionale verde-oro dai numerosi fratellini di Kakà, ha pensato bene di trovare un’altra selezione per darsi un tono più internazionale.

Brasiliano di Rio è pure Marcos Senna da due anni però cittadino spagnolo e titolare in un centrocampo fra i più forti d’Europa come quello della Spagna. Ma come si fa a lasciare in panchina due come Xabi Alonso e Fabregas per far posto ad un “naturalizzato”? Aragones ce lo deve ancora spiegare.

[oblo_image id=”4″]Prima di andare alla Croazia che di “passaportati” ne ha parecchi citiamo un croato che ha invece fatto il viaggio inverso. Ivica Vastic nato a Spalato ben 39 anni fa, nel ’95 ha preso la nazionalità austriaca e pochi giorni fa ha segnato, alla Polonia, il rigore che mantiene vive le speranze di qualificazione di almeno uno dei due paesi organizzatori.

Dicevamo della Croazia. Bene, nella sorprendente squadra di Bilic (tecnico più giovane dell’Europeo, a proposito, complimenti per la bella qualificazione) ci sono nientemeno che un australiano, il difensore Simunic, uno Svizzero, Rakitic, e ben due tedeschi, i fratelli Kovac, che non sembravano tanto afflitti dopo la vittoria contro la Germania di ieri l’altro. Forse sono meno sensibili di Podolski che, dopo i gol alla Polonia, non solo non ha esultato, ma ha perfino cacciato qualche lacrima.

Poi c’è Hakan Yakin che se non è turco lui…, e invece gioca nella Svizzera e ieri l’altro indovinate un po’ a chi ha segnato? Alla Turchia e, come al solito (tranne i cattivoni dei fratelli Kovac), occhi bassi e muso lungo. Bah, valli a capire.

[oblo_image id=”3″]Conoscenza italiana è lo svedese, si fa per dire, Zlatan Ibrahimovic. Il nome parla da solo ma sentite qua: padre bosniaco, madre croata. Beh, dove l’hanno fatto crescere? In Svezia. Sicuramente si stava meglio, soprattutto una ventina di anni fa. Ai nordici in maglia giallo-blù è andata bene, ma a lui? Non sarebbe stata meglio un’Ottima Croazia? Rischi di “passaportato”!

Nella strepitosa Olanda ammirata finora c’è un fenomeno, che per ora fa solo panchina, che si chiama Ibrahim Afellay. Di certo non sembra dei Paesi Bassi e infatti è marocchino. Ma a Van Basten non bastavano i vari Robben e Snjider, ha voluto anche lui. Accontentato. Ed mi sa che stavolta è andata bene pure al diretto interessato.

[oblo_image id=”1″]Ma la vittoria del trofeo “squadra con più naturalizzati d’Europa” spetta alla Francia che, probabilmente, senza il colonialismo, sarebbe stata veramente piccola, piccola. Basti pensare al colore della pelle di molti Bleu. C’è la Guadalupa (Thuram), il Senegal (Vieira, Gomis ed Evra), lo Zaire (Makelele e Mandanda), il Mali (Diarra), la Guyana francese (Malouda), il Camerun (Boumsong) e l’algeria (Nasri e Benzema). Ben 11 calciatori su 23 fanno parte delle ex colonie francesi. ma se la Francia giocasse la Coppa d’Africa invece che l’Europeo? Sarebbe un’idea! Ma, si sa, un antenato – e quindi un passaporto – non si nega a nessuno, no?

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