HomeCulturaArteArt First 2008. La scultura dei cocci

Art First 2008. La scultura dei cocci

L’evento collaterale più importante di Art First, Netmage, si presenta il 26 gennaio ad Arte Fiera con Andrea Lissoni, curatore della manifestazione, e Nico Vascellari, rappresentante e vincitore alla biennale di Roma per la musica dark e maxi. L’atto visivo-sonoro dell’installazione si costruisce con luoghi diversi e con altre regole, mischiando la musica, il suono, il segno e la scultura. Da questa esperienza non si esce a piacimento.

Per Vascellari, le modalità espressive sono collegate, e ci si può rivolgere ad un unico tipo di pubblico. L’interesse è creare disagio, per gli altri partendo da se stessi, un disagio personale, costruendo mondi complessi ma immediati.

Questa è infatti un’arte stratificata, e nera, scura. Non si vedono immagini chiare, ma una complessità che si riflette sui diversi piani del visivo con, per esempio, diversi video sovrapposti e interpolati, associati, legati a questa musica elettronica roboante ed emotiva, che tenta di trasmettere il linguaggio della rappresentazione. La dimensione sonora ha una durata limitata: il suono è sculturale, tridimensionale, rompendo gli schemi tradizionali dell’estetica.

Lo stesso spazio visivo va percepito come una scultura, analizzato come tale, secondo i riferimenti di colori, luci, materiali, etc. L’enigmaticità porta la visività, ma questa può essere di livelli diversi: se si lavora manualmente sulle immagini, si deve escludere l’alta definizione su di esse.

Cosa spinge un artista ad ispirarsi a un’inquietudine creativa sviluppata come in questo caso? Probabilmente, il fatto che Vascellari sia di un paese geograficamente isolato spinge a scappare, artisticamente parlando, prima rinnovando la propria presenza in loco, e in seguito sfuggendo in qualche modo a quella realtà, così come l’arte instabile, quasi improbabile, che si crea in Svizzera. L’artista diventa quindi un “mezzo” per leggere il territorio, le sue tensioni geografiche o psico-geografiche.

La complessità si misura in maniera importante con gli spazi, a volte rischiando di sbagliare; ma è il modo di mettere a punto cose percettibili fino al fastidio, anche denigrando il proprio corpo, a volte anche torturandolo: per esempio chiudersi in una scatola di legno con qualche vivere e altri oggetti casuali, e osservare fin dove possono giungere le proprie reazioni a questo fastidio, per trasmetterlo agli altri, farne opere d’arte. La scultura si fa anche attraverso il proprio corpo, da quando iniziò la body-art negli anni ’60.

La “scultura” viene fatta a frantumi per costruirne una nuova, come cocci che si rimettono insieme. Una tecnica collagistica non post-moderna, ma contemporanea. Il processo è fondamentale nella costruzione dell’opera. L’atto creativo, più sfugge di mano e più diventa intrigante, dice Vascellari. Esattamente il contrario di quanto afferma Mimmo Jodice. Così come per l’artista di Netmage il progetto fallisce in favore alla prestazione occasionale, l’occasione che dà il contributo all’idea. Partendo anche dallo scherzo, si può costruire il mondo sonoro.

D’altronde la propria soddisfazione per un’opera arriva solo con la meraviglia. E la meraviglia è derivata da una forte disciplina, per produrre l’indisciplina dell’arte.

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