X ha bloccato un video di Italo Bocchino dedicato a Youssef Siher, il trentenne fermato nell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre. La piattaforma di Elon Musk ha segnalato il contenuto per una presunta violazione delle regole sui “discorsi violenti”, chiedendone la rimozione. Una decisione che Bocchino contesta duramente, annunciando di voler presentare ricorso.
“Sono stupefatto, anche X di Elon Musk è finita nella trappola del politicamente corretto”, dichiara Bocchino all’Adnkronos. “Più facile farsi bloccare il proprio profilo che il profilo del 17 ottobre (che è ancora attivo su Instagram!), siamo ormai stranieri in patria. Ho scelto di fare ricorso e di non permettere che ci sia una ‘macchia’ nel mio profilo rimuovendo il video”.
Il filmato, pubblicato domenica 25 ottobre e ancora visibile su Instagram, aveva raccolto su X oltre 325mila visualizzazioni. Nel messaggio, Bocchino si rivolge direttamente a Siher, il ricercatore di origini marocchine ritenuto dagli inquirenti l’ideatore del Movimento 17 ottobre, nato dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti a Milano. Il trentenne è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
“Youssef Siher, mi rivolgo direttamente a te, sperando che un giorno tu possa ascoltare questo messaggio”, esordisce Bocchino. Il giornalista ripercorre quindi la storia personale del giovane, nato in Italia da genitori marocchini, e le opportunità che avrebbe ricevuto nel Paese: “Hai avuto scuole elementari, asilo pagato da tutti noi contribuenti, hai studiato al liceo scientifico grazie a noi italiani che abbiamo creato dei bei licei scientifici, ti sei preso due lauree, una in Scienze della comunicazione, una in Scienze politiche internazionali”.
Bocchino ricorda anche le esperienze professionali di Siher, dalla collaborazione con Fattoquotidiano.it allo stage presso l’Ispi. “Ecco che cosa ti ha fatto l’Italia per covare tanto odio, per dar vita alla pagina, al Movimento del 17 ottobre, per scrivere quello che hai scritto e dire quello che hai detto”, attacca il giornalista, accusando il ricercatore di aver assunto posizioni ostili al Paese e di aver utilizzato sui social espressioni di sostegno ad Hamas.
“Il problema, caro mio, non è quello degli emarginati di seconda generazione a cui l’Italia non dà opportunità. A te noi italiani abbiamo dato tutte le opportunità possibili e immaginabili, come le abbiamo date ai tuoi genitori”, prosegue Bocchino, che contesta al giovane di aver “voluto istigare odio contro la nostra nazione”.
Il giornalista chiama in causa il Marocco: “Se l’avessi fatto lì, saresti stato riempito di botte nel momento dell’arresto, saresti stato buttato in una cella e le chiavi sarebbero state gettate chissà dove”. Quindi la conclusione: “Ringrazia l’Italia, pentiti e chiedi scusa per quello che hai fatto”.
Nella comunicazione inviata a Bocchino, la piattaforma spiega che non è consentito “condividere contenuti offensivi, molestare qualcuno o incoraggiare terzi a tale comportamento”. Non viene però indicato quale specifico passaggio del video abbia determinato la contestazione.
Il social chiede al giornalista di rimuovere il post, precisando che l’accettazione della rimozione comporterebbe anche la rinuncia alla possibilità di contestare la violazione. Una strada che Bocchino ha deciso di non percorrere, scegliendo invece il ricorso. Al centro della polemica, dunque, non c’è soltanto il contenuto del messaggio indirizzato a Siher, ma anche la decisione di una piattaforma che ha fatto della libertà di espressione uno dei temi centrali della gestione di Elon Musk.