Cinque mostre, cinque linguaggi, cinque generazioni. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo apre il 29 ottobre 2026 un ciclo espositivo che occuperà i suoi spazi torinesi fino al 28 marzo 2027, con un programma che mette a confronto attivismo politico, autobiografia fotografica, pittura concettuale, artigianato digitale e scultura fantascientifica. L’inaugurazione è fissata per le 18.30 in Via Modane 16.
Il filo che attraversa le cinque personali non è dichiarato ma percepibile: il rapporto tra corpo e potere, tra memoria individuale e storia collettiva, tra tecnologia e identità. Artiste e artisti di generazioni diverse — da Nan Goldin, che ha trasformato la fotografia degli anni Ottanta, a Louis Morlæ, vincitore dell’illy Present Future 2025 Prize — condividono gli spazi della Fondazione senza sovrapporsi.
Andrea Bowers ricostruisce il Campo delle donne di Comiso
Andrea Bowers, artista statunitense attiva da oltre trent’anni all’intersezione tra attivismo e arti visive, porta a Torino La Ragnatela, mostra curata da Bernardo Follini. Il titolo riprende il nome del campo femminista sorto nel 1983 a Comiso, in Sicilia, contro l’installazione di una base militare NATO e a sostegno del disarmo nucleare.
La mostra si concentra sugli ecofemminismi e sui movimenti antinucleari degli anni Ottanta. Accanto a opere preesistenti — tra cui i political ribbons e un cardboard — compaiono nuove produzioni: lavori al neon ispirati alla storia del campo siciliano, affiancati da rari documenti d’archivio recuperati grazie a una rete di attiviste e ricercatrici. Il risultato è una ricostruzione di alleanze transnazionali che restituisce visibilità a un contributo femminista spesso trascurato nella storia del pacifismo.
Nan Goldin e i quarant’anni di The Ballad of Sexual Dependency
In occasione dei 200 anni dalla nascita della fotografia, la Fondazione presenta The Ballad of Sexual Dependency di Nan Goldin, opera parte della Collezione Sandretto Re Rebaudengo. Le 126 immagini, realizzate tra il 1973 e il 1986, compongono uno dei libri fotografici più influenti del Novecento: pubblicato da Aperture nel 1986, è oggi alla ventitreesima ristampa.
Nata come proiezione di diapositive con accompagnamento musicale nei club e nelle gallerie di New York, The Ballad fotografa le persone della vita di Goldin — amici, amanti, corpi — costruendo il ritratto collettivo di un’epoca. L’artista la definisce the diary I let people read: un diario personale diventato, nel tempo, memoria di una generazione. Le immagini nascono dalla prossimità, non dall’osservazione distante, e mettono in discussione i confini tra pubblico e privato con una forza che non si è attenuata.
Quarant’anni dopo la pubblicazione, la mostra torinese offre l’occasione di vedere l’intero corpus del volume in un’unica sede italiana.
Joseph Yaeger: la pittura come memoria cinematografica
Prima personale italiana per Joseph Yaeger (Helena, Montana, 1986), artista che vive e lavora a Londra. Point of Return riunisce opere di diversi anni insieme a nuove produzioni, costruendo una riflessione sul confine tra riconoscimento e disorientamento visivo.
Yaeger parte da fotogrammi tratti da film, documentari e video trovati: non scene iconiche, ma immagini che sembrano già viste senza essere identificabili. Attraverso ritaglio e alterazione, le trasferisce su tela con una tecnica personale — acquerello su gesso — che richiede una preparazione lunga e una pittura rapidissima. Le incrinature che si formano nel gesso durante l’asciugatura entrano nell’opera come elemento strutturale, creando un contrasto tra l’evanescenza dell’immagine cinematografica e la concretezza della materia pittorica. Il titolo rovescia l’espressione punto di non ritorno: dove quest’ultimo sancisce una perdita, il punto di ritorno introduce la possibilità di trasformazione.
Aziza Kadyri e la coreografia impossibile della nonna
Anche Aziza Kadyri, artista uzbeka residente a Londra, è alla sua prima personale in un’istituzione italiana. Choreography of the Latent, curata da Bernardo Follini, presenta un nuovo ciclo di opere del progetto Her Stage (2024, in corso), dedicato alla figura della nonna dell’artista.
Da giovane, la nonna di Kadyri desiderava diventare una danzatrice di danze popolari uzbeke. Le strutture patriarcali e socialiste degli anni Cinquanta la relegarono invece alla sfera domestica e all’industria tessile. Attraverso machine learning, intelligenza artificiale e motion tracking, Kadyri sintetizza una coreografia immaginaria che riunisce i gesti privati della nonna con i movimenti della danza tradizionale. L’installazione comprende sculture tessili ispirate agli abiti in movimento, soglie domestiche in tessuto ricamato, un video a due canali e una grande parete specchiante. La ricerca di Kadyri mette in dialogo artigianato e tecnologia avanzata, tradizione e innovazione, con al centro le esperienze delle donne dell’Asia centrale e della diaspora.
Louis Morlæ e gli airbag disfunzionali dell’illy Present Future Prize
Louis Morlæ, vincitore dell’illy Present Future 2025 Prize — ventiseiesima edizione dell’iniziativa promossa da illycaffè e Artissima — porta in Fondazione la sua prima personale italiana. La mostra, curata da Leonardo Pietropaolo, è visitabile fino all’11 gennaio 2027, in anticipo rispetto alle altre quattro esposizioni.
…Pop.!Crash/(LOON) prende ispirazione dagli ambienti dei crash test automobilistici. Al centro della sala campeggia una nuova opera della serie SFB (Sidefall Bag): sculture gonfiabili realizzate con il tessuto degli airbag, che Morlæ definisce dispositivi di sicurezza disfunzionali. L’installazione è accompagnata da un video omonimo generato con programmi di intelligenza artificiale, in cui una replica digitale dell’artista si muove in un mondo distopico. I Large Language Models producono espressioni prive di senso o dai toni pseudo-religiosi: una riflessione paradossale sul funzionamento dell’AI e sul nostro rapporto con la tecnologia. L’atmosfera oscilla tra ironia e catastrofe. L’airbag, simbolo della speranza di deviare la rotta prima dell’impatto, diventa la metafora centrale dell’intera operazione.
Informazioni pratiche
Le cinque mostre aprono il 29 ottobre 2026 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Via Modane 16, Torino. Le personali di Bowers, Goldin, Yaeger e Kadyri sono visitabili fino al 28 marzo 2027. La mostra di Morlæ chiude l’11 gennaio 2027. Informazioni e orari su www.fsrr.org.