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Vilnius, terra dell’ambra. Reportage dalla Lituania

Geri vyrai geroj girioj gerą girą gėrė. Le erre dello scioglilingua rotolano una sull’altra. Come i ricordi sbiaditi sulla terra dell’ambra. Sono stato una settimana in Lituania con un gruppo di amici e colleghi.

Mille e cento ore prima (dicembre 2007) eravamo in Calabria (a Rende) a seguire le lezioni del corso Ecomanager per lo sviluppo sostenibile. Quindici corsisti, ognuno con una storia diversa alle spalle. Diverse anche le lauree. A Fiumicino di ore ne mancano cento. Ci imbarchiamo in nove: Stefania Viola, Teresa Rota, Diego Radicioni, Lina Marta Palazzo, Nicola Arcieri (Castrovillari), Caterina Noia, Maria Antonietta Graziano (Frascineto), Francesca Vicchio (Acquaformosa) e Luigi Pandolfi (Saracena).

Dal finestrino dell’aereo, un dedalo di specchi d’acqua e macchie scure di vegetazione, dappertutto. Sono le 23.05 di martedì dieci giugno, quando il volo n. BT634 della AirBaltic atterra a Vilnius. La capitale. Due ore e mezza di volo e duemila chilometri ci separano da faccende e affetti. Ricordo l’eccitazione: eravamo all’estero. Insieme.

Il clima è mite e c’è una strana luce che sa ancora di giorno. Il taxi impiega poco dal piccolo aeroporto all’hotel Domus Mariae, in centro. Tanto quanto basta per notare una periferia corta con addosso il marchio di fabbrica sovietico: un’edilizia avvilente, senz’anima. Lungo il tragitto, poi, macchine e filobus datati: immagini da repubblica socialista.

Mi stavo sbagliando. Presto mi sarei reso conto che del vecchio regime erano rimasti, qua e là, solo fantasmi. Come quello di Ignalina. Una centrale nucleare vicino il confine bielorusso, vecchia e pericolosa come la cugina di Cernobyl. Come le anziane per strada nel gesto dignitoso della vendita di fiori di campo. Come i ragazzini a elemosinare. Con la fame in faccia.

[oblo_image id=”3″]Ma, un passo alla volta. Bagagli in camera, usciamo subito a prendere confidenza con la città e con la breve notte baltica. E’ tranquilla e ordinata questa capitale. Piccola. Poca polizia per le strade tra gli edifici d’epoca tirati a lucido. Tanti giovani fuori e dentro i numerosi locali aperti tutta la notte. Nomi come Gravity o Pacha sono già stati appuntati dai più attenti (e ancora svegli) del gruppo. Ordiniamo la prima Svyturys (un’ottima e economica birra locale). Qualcuno anche la prima vodka (idem come sopra). Questo, in pratica, lo schema copiato e incollato alle notti seguenti.

«Laba diena!», significa buon giorno. E’ Sandra Sitnekaite, la nostra guida lituana dal piede veloce. Del resto, qui, camminano tutti. E vanno di fretta. Siamo con lei, a piedi, dietro un programma pieno e interessante. Abbiamo incontrato i responsabili dell’evento clou lituano: Vilnius, capitale europea della cultura 2009. Allo Jono Meko vizualiųjų menų centras (Gynėjų gatve (via) 14,) per un seminario sui piani strategici di sviluppo urbano. E al Museo delle vittime del genocidio, prima sede della Gestapo e del Kgb, oggi luogo della Memoria del popolo lituano. Nei seminterrati, le celle e la camera delle torture. In quella delle esecuzioni, una pedana in plexiglas mostra alcuni “effetti personali” appartenuti alle vittime fino a poco prima della fine. Come quel paio di occhiali calpestati.

[oblo_image id=”2″]A Kaunas, la seconda città della Lituania, ci aspetta il direttore del Krea (l’agenzia per l’energia regionale), dottor Feliksas Zinevicius. Sulla scrivania: un portatile, dei fascicoli e dolci al cioccolato e sesamo, tè e caffè per noi. Ci spiega la situazione energetica lituana. I progetti per un uso razionale dell’energia e l’importanza delle fonti di energia rinnovabile. Il suo inglese è abbordabile. Gli domando se hanno problemi con la gestione dei rifiuti urbani. Non se l’aspettava. Ci pensa e poi ammette che il problema c’è. Dipende dai fondi che scarseggiano. E dalla mentalità della gente. Tutto il mondo è paese, penso.

[oblo_image id=”1″]Un po’ di provincia lituana. Villaggi di case di legno colorate. Gente semplice. Tanto verde, il riflesso dei laghi all’improvviso. E piccoli cimiteri a ridosso della strada: bassi steccati di legno per un alternarsi fitto di croci di ferro, lapidi di pietra e fiori recisi. Giardini. Piuttosto che presidi funebri.

Ma rieccoci a Vilnius. Saliamo sulla collina di Užupis: una cartolina di cupole ortodosse e campanili cattolici. Al Cozy (Dominikonu gatve, 10) e al Marceliukės Klėtis (Tuskulėnų gatve, 35) abbiamo provato la cucina lituana. E’ semplice e gustosa. Due piatti diffusi sono il saltibarsciai e il cepelinai. Una zuppa di rape rosse e un grosso gnocco a forma di Zeppelin.

La vivacità urbana e la gente cordiale, i negozi e le strette strade tortuose di questa Vilnius multiculturale sono il vero antidoto ai miei timori della prima ora. A quei fantasmi nascosti da qualche parte. L’ambra, l’oro del baltico, e il lino, in primis, le lavorazioni in vetro, in legno e lo stile lituano della ceramica continuano ad essere mercanzia preziosa. Come in passato. Acquistiamo a prezzi contenuti (grazie anche al cambio: 1 Euro = 3.45 Litas), oggetti di ottima qualità.

«Il municipio di Vilnius sta investendo per far rivivere le tradizioni dell’artigianato, favorendo l’apertura di negozi nuovi, i musei vivi». «In questo modo – mi spiega Sandra – gli artigiani potranno affittare i locali a condizioni vantaggiose per lavorarci e insegnare i segreti a chi lo vorrà». Non solo. «Nel 2005, sempre il municipio, ha assegnato ad ogni partecipante del programma 3000 litu (circa 870 euro). E ora vuole far rinascere il quartiere del Tymas (la città dei artigiani), costruendoci delle fiere permanenti».

E’ tempo di ripartire. Per Siviglia! Dalla parte opposta del vecchio Continente. Gianpiero Costantini (presidente dell’Euroform Rfs e responsabile, insieme a Sandra, del progetto Ecomanager per lo sviluppo sostenibile) mi suggerisce il titolo per il prossimo resoconto: “Dall’Est all’Ovest”. Eravamo tutti nella Repubblica degli artisti (una sorta di Montmartre lituana). Il manifesto è un’eclettica costituzione che all’art. 1 recita: Tutti hanno diritto ad essere felici. Ačiū Vilnius! Grazie Vilnius!

Post scriptum: “Gli uomini buoni in un gran bel bosco bevevano gira buona”. Lo scioglilingua.

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