Sicurezza stradale: allacciarsi alla vita, senza paure!

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[oblo_image id=”2″]Sono oltre 5000 in un anno le vittime di incidenti stradali, ed è questa la prima causa di morte per i ragazzi sotto ai 30 anni. Numeri importanti, che devono spingerci ad accettare una sfida: salvare le migliaia di vite che ogni anno si infrangono sull’asfalto.

Abbiamo tutti, nessuno escluso, l’onere di giocare questa partita, impegnandoci e credendoci, perché non è una sfida impossibile. Un motivo in più per dare l’anima, in cambio di molte vite, è la sempre minore età di chi abbandona sull’asfalto il suo futuro, troppe volte per un “errore” facilmente evitabile.

Le cause di questo dramma, non solo italiano ovviamente ma planetario, sono tante. Tutti gli studi e le analisi sono concordi nell’affermare che si tratta di un mix di cause, che legate fra loro producono il cocktail fatale. Vanno anche un po’ sfatati i luoghi comuni, forse abusati, e a volte ingiustamente tacciati come i soli responsabili di tante stragi. Le discoteche, troppo spesso additate come le “diaboliche” responsabili delle tragedie del sabato sera, lo sono forse molto meno di quello che si possa pensare.

Ci sono luoghi frequentati da giovani, assai meno nell’occhio del ciclone, e assai meno monitorati, che andrebbero invece “studiati” di più. Ci sono situazioni a rischio “graziate” dalle regole e dai controlli. Le condizioni delle nostre strade, i controlli preventivi ancora scarsi, e una non ancora adeguata cultura della vita fanno il resto. La responsabile principale resta però l’alta velocità, e nel caso dei giovani, anche l’uso di alcool, e la forse scarsa dimestichezza e consapevolezza del mezzo sul quale si viaggia.

Le potenzialità offensive di un bolide nelle mani di un ragazzo forse andrebbe meglio spiegata. Il quadro normativo nel nostro paese non è scarno, anzi, tutt’altro. Le leggi ci sono, andrebbero più e meglio applicate. E’ un problema grave, che sta a cuore a molti; deve crescere il senso del valore della vita.

Per trasmettere questo messaggio la via della comunicazione è fondamentale. L’obiettivo deve essere quello di costruire una rete nazionale di buone pratiche sul modo in cui si comunica la sicurezza stradale. Innanzitutto provare a modificare i comportamenti degli adulti, così bravi a dare consigli, salvo poi dare il cattivo esempio. E’ acclarato ormai che il cocktail micidiale è proprio alcool, droga e cellulari, perché lo stato psico fisico generato da questo mix è alterato, e provoca una sottovalutazione del rischio, disturbi alla vista, scarsa capacità di attenzione, diminuzione dei tempi di reazione.

Anche i controlli in Italia sono scarsi, le lamentele sono sempre le stesse, poche pattuglie, o comunque insufficienti, pochi gli etilometri a disposizione delle forze dell’ordine. In Italia si riescono a fare soltanto 200.000 controlli l’anno sullo stato di ebbrezza degli automobilisti. Poca cosa rispetto ai 2 milioni di controlli che si effettuano mediamente in Francia, e al milione in media dell’Europa.

Anche la scuola può molto, l’articolo 230 del codice della strada obbliga l’insegnamento dell’educazione stradale nelle scuole, ma pochi istituti hanno ritenuto di doversi adeguare a questa normativa. Il Ministero della Sanità ha messo a punto con il Ministero dell’Istruzione un programma di educazione che si rivolge ai ragazzi delle elementari addirittura. Perché i bambini si sono rivelati particolarmente sensibili quando si tratta di imparare a fare le cose giuste. E forse perché è da lì che tocca cominciare affinché crescano con la consapevolezza che la sicurezza stradale non è un optional ma una delle più elementari regole di vita.

Sono dunque tanti gli strumenti di comunicazione messi in campo per incidere sullo stile di vita, perché di questo si tratta fondamentalmente. Spot radio, spot video, sms, web e forum on line, tutto al fine di comunicare e informare, perché non ci si stanchi mai di ripeterlo, che arrivare per poi ritornare, è più importante che partire. Sono molte le iniziative messe in atto, e tutte hanno alla base il coinvolgimento e la partecipazione di fondazioni e associazioni, enti pubblici e soggetti privati che manifestano sensibilità a questo tema, non solo nostro ovviamente, ma planetario.

Ci auguriamo tutti che l’Istat o chi per lui, a dicembre 2008 ci dica che queste iniziative hanno prodotto dei risultati, e anche se si tratterà di poche vite, quel che conta, in questo momento è invertire la tendenza.