Si chiama Champions, ma lo spettacolo dove è?

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[oblo_image id=”2″] Ci sono partite che un appassionato di calcio non vorrebbe mai perdere. Le semifinali di Champions sono un appuntamento irrinunciabile a prescindere dalla squadra per cui si tifa. La presenza di stelle di prima grandezza in una cornice di pubblico esaltante fa pregustare uno spettacolo irripetibile. Ma come spesso accade nelle occasioni più importanti, la speranza di sedersi in poltrona e passare 90 minuti di divertimento viene tradita. Liverpool-Chelsea e Barcellona-Manchester dovevano essere uno spot per il calcio e invece sono state dominate dal nervosismo e dalla paura di sbagliare. Chi si stropicciava gli occhi pensando ai tanti duelli a distanza – Gerrard contro Lampard, Messi contro Cristiano Ronaldo solo per citare i più scontati – ha assistito a gare bloccate, avare di emozioni e che rimandano ogni verdetto alla gara di ritorno. Non è un caso che i colpi di scena non siano stati regalati dalle prodezze dei singoli, ma da clamorosi errori dovuti probabilmente all’accessiva tensione.

Il Liverpool si era portato in vantaggio con un’azione piuttosto fortunata: un tiro svirgolato di Mascherano si era trasformato in un assist per l’olandese Kuyt. Ma i reds hanno scontato abbondantemente il conto con la buona sorte con l’autorete all’ultimo minuto di recupero del norvegese Rijse, così sconsolato nel dopo partita da tenere spento il cellulare senza rispondere neppure al fratello. Niente da segnalare da Drogba o Fernando Torres, Lampard o Gerrard.

 Barcellona-Manchester è vissuta sull’erroraccio dal dischetto di Cristiano Ronaldo. Uno così convinto del proprio talento da apparire a volte arrogante ma che si è sentito tremare le gambe nel momento più importante. Tuttavia, anche le altre stelle da Rooney a Messi, da Deco a Tevez hanno combinato pochissimo. In parte per colpe loro, in parte per l’atteggiamento tenuto dai tecnici. Se il calcio italiano è bollato da sempre come catenacciaro e poco spettacolare, non si può certo dire che i “maestri” inglesi abbiano interpretato un futbal bailado. Ferguson ha blindato la sua squadra chiedendo un grande lavoro di sacrificio alle punte, Benitez per sua stessa ammissione pretende dai suoi che l’attenzione venga prima di tutto, mentre sul gioco del Chelsea di Grant è meglio glissare. La speranza è che nel ritorno si possano ammirare gare senza un tatticismo esasperato. Per ora, viene in mente con nostalgia Carlos Del Bosque, l’allenatore che condusse il Real galactico a conquistare due Champions League, con un’idea molto semplice: “io do le maglie, al resto ci pensano i campioni”.