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Marat Safin, croce e delizia della racchetta

[oblo_image id=”2″] E’ diventato numero 1 al mondo a 20 anni. Prima di McEnroe, Borg e di tutti gli altri giganti del tennis. Pete Sampras che era stato detronizzato nella sua Flashing Meadows, arrivò in sala stampa sbigottito riuscendo a farfugliare solo una frase: “Oggi Safin era ingiocabile”. E se non c’era nulla da fare per il fuoriclasse americano, figuriamoci per tutti gli altri. Già allora Marat Safin si era fatto notare per due buone ragioni: un talento infinito e l’incredibilie capacità di complicarsi la vita da solo. Bastava un errore, un colpo in rete per scatenare la sua ira che si manifestava con urla belluine e l’immancabile lancio della racchetta. Si pensava fossero peccati di gioventù destinati a scomparire col tempo nascosti dalla classe di chi è nato per giocare a tennis. Ora Marat Safin di anni ne ha quasi trenta, non è più il numero uno al mondo – e quei livelli sono ormai lontani – ma in compenso continua a comportarsi in campo come un ragazzino agli esordi. Al recente torneo di Montecarlo aveva illuso i suoi fan di essere tornato agli antichi splendori mostrando un’invidiabile condizione atletica nel primo turno. Ma come spesso gli accade a distanza di 24 ore è ricaduto nei soliti atteggiamenti da eterno Peter Pan. Impegnato contro il rognoso spagnolo Ferrer, Safin non ha trovato fin dai primi colpi le giuste misure per esplodere rapidamente la sua rabbia. Dopo aver lanciato qualche imprecazione, nel secondo set si è liberato da ogni freno inibitorio riproponendo la sua specialità: il lancio della racchetta. Un colpo per rompere le corde, un altro per spezzare il manico, l’ultimo per infierire sull’attrezzo ormai deforme. Per lui è un’abitudine, la conferma dell’assoluta incapacità di gestire i momenti difficili dell’incontro. Ma che si tratti del classico esempio di genio e sregolatezza non vi sono dubbi da tempo. Da sempre sulle copertine delle riviste di gossip e protagonista di infiniti pettegolezzi, continua ad avere un rendimento schizofrenico. Lampi straordinari a cui fanno seguito interminabili periodi di letargo. Del resto, da uno che rifiuta la convocazione per la semifinale di Coppa Davis per andare a scalare l’Everest, non puoi certo attenderti la regolarità di un Nadal dentro e fuori dal campo. Ma per sua fortuna l’eccentrico Marat è in buona compagnia: la letteratura del tennis è ricca di esempi di campioni limitati dalle bizze del carattere. E in tanti sono accomunati dalla stessa inclinazione ad accanirsi contro la racchetta come per attribuire a qualcun altro la responsabilità dei propri errori. Da antologia ciò che successe a Goran Ivanisevic, un altro che faceva impazzire il pubblico per la sua imprevedibilità. Impegnato in un torneo challenger, il croato distrusse così tante racchette da terminare la scorta e fu costretto ad un incredibile ritiro. Questa potrebbe essere l’ultima stagione per Marat Safin. Ma con il gigante russo è meglio non scommettere: per mettere la testa a posto c’è sempre tempo…

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