“Oggi aboliamo una delle tasse più odiate dagli italiani”. Giorgia Meloni, in versione Silvio Berlusconi, si presenta in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri affiancata dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’uomo che tiene i cordoni della borsa. Il governo ha appena varato il decreto sulle accise, ma a catalizzare l’attenzione è un’altra misura, non annunciata: l’abolizione, nel 2027, del bollo auto per le vetture e le moto di media potenza. Un intervento che nasce dentro il decreto con i crismi dell’urgenza ma che, spiegano fonti di Palazzo Chigi, diventerà strutturale quando il governo affronterà il dossier della manovra.
La platea è vasta e abbraccia un totale di circa 14,5 milioni di veicoli. “Abbiamo deciso di abolire in modo strutturale il bollo auto per tutte le macchine di piccola e media potenza, cioè quelle che hanno fino a 80 kilowatt”, spiega Meloni, precisando che si tratta di “oltre il 70% delle auto in circolazione, più di 13,2 milioni di veicoli”, a cui si aggiunge “circa un milione e 100mila motoveicoli”. Il meccanismo, chiarisce la premier, “ricalca quello che un altro governo di centrodestra ha usato per la casa”: l’esenzione vale per una sola auto di proprietà per cittadino, sotto la soglia degli 80 kW, e si estende anche a chi possiede sia un’auto che una moto – “l’Alfano di turno… abbiamo fatto il lodo Alfano“, scherza Meloni riferendosi al suo portavoce, motociclista. Quanto alla copertura, la premier assicura che non graverà sulle Regioni, titolari del gettito: “Trasferiremo alle Regioni la quota di risorse che rappresenta per loro un mancato introito”.
Sul fronte carburanti, il governo prosegue con lo sconto sulle accise ma lo riduce progressivamente. “Continueremo a prevedere delle misure di contenimento, ma in forma più contenuta”, avverte Meloni, ricordando che finora sono stati spesi “oltre 2 miliardi di euro, quasi 2 miliardi e mezzo”, e che l’obiettivo ora è “concentrare le risorse che spendevamo su chi ne aveva maggiormente bisogno”. Nel concreto: taglio di 10 centesimi al litro sul gasolio per un’altra settimana (12,2 centesimi Iva compresa), poi uno sconto ridotto a 5 centesimi fino al 5 ottobre. Da quella data, spiega la premier, “non si va a zero perché interviene nuovamente il meccanismo delle accise mobili”, ormai “pienamente operativo” dopo essere “rimasto sulla carta” per anni: i maggiori proventi dello Stato torneranno a essere riversati per abbassare il prezzo alla pompa.
Sulla linea del governo si allineano i vicepremier. Tajani rivendica la misura del bollo come una battaglia storica di Forza Italia: “Cancella per moltissimi cittadini italiani una tassa invisa. Non è una novità questa proposta… sono anni che noi parlavamo dell’abolizione del bollo”. E respinge l’accusa di elettoralismo paragonando la misura all’Imu di Berlusconi: “Qui non è una promessa, è una decisione che è stata presa”.
Salvini, da ministro dei Trasporti, ne sottolinea la portata pratica: “Semplifica. La riscossione è complicata e c’è un alto tasso di evasione”, e apre a un ampliamento futuro: “Conto che sia l’inizio di un percorso… c’è una legge di bilancio a portata di mano”. Più cauto Giorgetti, che non nasconde la fatica della mediazione: “Ci siamo arrivati in modo sofferto, valutando tante opzioni”, pur ammettendo che la misura “inevitabilmente” diventerà “strutturale”. Il ministro nota anche un limite: la platea sono “quelli che hanno auto e quindi consumano benzina e gasolio”, mentre chi possiede un’elettrica “non ha alcun beneficio ma non ha neanche avuto maleficio” dei rincari.