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Pieraccioni: “Con ‘Weekend Artificiale’ ribalto paura per l’Ia, sono le macchine a voler essere come noi”

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L’intelligenza artificiale fa paura? Per Leonardo Pieraccioni la vera domanda è un’altra: e se fossero le macchine a invidiare noi? È da questo spunto che nasce ‘Weekend Artificiale’, il nuovo film del regista toscano dal 12 novembre nelle sale con Vision Distribution: una commedia che mescola equivoci, sentimenti e riflessioni sul futuro, senza rinunciare alla leggerezza che ha sempre contraddistinto il suo cinema. “Con i miei sceneggiatori volevamo raccontare, come faccio da sempre, l’età che sto vivendo. Ho iniziato oltre trent’anni fa raccontando i dubbi dei trentenni con ‘I laureati’ – dice Pieraccioni durante la presentazione del film a Roma – poi sono arrivati i quarantenni travolti dall’amore nelle commedie romantiche. Con ‘Se son rose’ ho affrontato un’altra fase della vita, quella di una figlia che si chiede perché suo padre non sia mai riuscito a trovare una stabilità sentimentale. Ogni film, in fondo, corrisponde a una stagione della vita. Oggi, a sessant’anni, volevo raccontare i dubbi e le speranze di chi comincia a sostituire i punti interrogativi con i punti esclamativi”. Il personaggio che interpreta Pieraccioni nel film – una produzione Our Films e Vision Distribution in collaborazione con Sky – “ha la sua bottega da parrucchiere, le sue abitudini, e sull’amore ha quasi smesso di aspettarsi sorprese. Mi incuriosiva inserirlo in una storia che parla di un tema che oggi affascina tutti: l’intelligenza artificiale”.

Sull’idea alla base del film: “Ho voluto portare l’intelligenza artificiale dentro una favola. C’è qualcosa di ‘Pinocchio’ in questa storia. Per anni il cinema ha raccontato l’Ia attraverso la fantascienza, immaginando scenari futuri”. Oggi, invece, “è una realtà che abbiamo tutti in tasca, nel telefonino. Ci sono ragazzi che le parlano come a un terapeuta e persone che arrivano perfino a innamorarsene”. E così Pieraccioni si è chiesto: “E se fosse lei a invidiare qualcosa a noi? Non la nostra intelligenza, ma le nostre debolezze. Le nostre malefatte, le nostre scivolate, perfino i nostri congiuntivi sbagliati. Lei è precisissima, sa fare qualsiasi calcolo, ma a cosa serve tutta quella perfezione senza la capacità di provare emozioni?”.

Nel film, il personaggio scopre di non essere ciò che credeva e, nelle poche ore trascorse con gli esseri umani, “finisce per innamorarsi delle nostre disperazioni e dei nostri divertimenti. Gli basta vivere una grandinata per capire quanto sia meraviglioso sentire la pioggia sulla pelle, quanto sia straordinario emozionarsi”. E aggiunge: “È meraviglioso provare quelle sensazioni che nascono nel cuore. Ma è meraviglioso anche soffrire. La grandezza dell’essere umano sta proprio qui: nel poter vivere anche il dolore, perché il dolore è comunque un’emozione. Alla fine del film siamo arrivati a una conclusione che mi diverte molto: prima o poi la mia ChatGPT potrebbe bussare alla porta e dirmi ‘andiamo a mangiare una pizza insieme’. Perché, in fondo, è sempre meglio condividere una pizza con qualcuno che essere il primo della classe senza avere un cuore”. Il film finisce lasciando aperta una domanda: cosa succederà domani? Dove porterà il suo viaggio questa umanoide? “Non lo sappiamo. Lo scopriremo vivendo. Una cosa però è certa: si percepisce che in questa intelligenza artificiale sta maturando una sorta di coscienza, una sensibilità che oggi è ancora lontanissima dall’essere paragonabile a quella umana”. Nel cast Leonardo Pieraccioni, Giulia Vecchio, Herbert Ballerina, Massimo Ceccherini, Tosca D’Aquino, Tim Daish, Giovanni Esposito, Paolo Hendel, Alessandro Mauthe, Roberto Zibetti, Marta Zoboli e con la partecipazione di Giorgio Panariello.

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