Medaglie maledette. Perse, rubate o vendute

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[oblo_image id=”1″] Una medaglia vale sacrifici, anni di allenamento, rinunce e mesi lontano da casa. Sforzi enormi che però vengono cancellati dalla gioia di salire su un podio olimpico. Solitamente è così, ma ci sono anche clamorose eccezioni. L’ultimo caso è quello di Claudio Pollio, oro nella lotta libera a Mosca 1980. L’ex atleta ha deciso di mettere in vendita il prezioso cimelio in una comune asta online. La scelta non è motivata da problemi economici ma dal desiderio di lanciare un forte segnale di protesta per richiamare l’attenzione sugli sperperi e le difficoltà della federazione italiana rea di dimenticare i campioni del passato. Un gesto destinato a creare polemiche e che chiama ad una profonda riflessione gli organi competenti del Coni.

Tuttavia è interessante notare come per le ragioni più svariate anche altre medaglie olimpiche abbiano avuto una storia burrascosa. Indimenticabile il rifiuto di Mohammed Alì – allora Cassius Clay – dopo la vittoria ai Giochi di Roma del 1960. Il più grande peso massimo della storia della boxe lanciò l’oro in un fiume. Da poco rientrato in patria, era stato allontanato per il colore della pelle da un bar in un’America lacerata dalla discriminazione razziale. Fu il primo episodio in cui Mohammed Alì mostrò il proprio coraggio nel prendere una posizione schivando le sabbie mobili della diplomazia. Anche un’altra medaglia d’oro è finita in un fiume. Stavolta non c’è in ballo nessun sopruso razziale, ma un incidente tragicomico. Davide Tizzano, splendido interprete del canottaggio azzurro, non riuscì a frenare l’entusiamo dopo la vittoria nel 4 senza alle Olimpiadi di Seul e nei festeggiamenti la medaglia gli scivolò in acqua. Pur di recuperare il simbolo del proprio trionfo, Tizzano ingaggiò a proprie spese una squadra di sub dopo la fine dei Giochi. Per fortune le ricerche ebbero esito positivo.

Cosa dire poi del lottatore Ara Abrahamian che ha abbandonato il bronzo ai recenti Giochi di Pechino in aperta polemica con l’arbitro che ne aveva decretato la sconfitta in semifinale? Anche i campionati del mondo di atletica “vantano” un rifiuto. Il nostro Giovanni Evangelisti non riconobbe il terzo posto conseguito nella rassegna iridata di Roma 1987 poichè il suo risultato era stato falsato dall’errore dei giudici che avevano generosamente attribuito al suo salto una misura superiore a quella realmente realizzata. Da libro Cuore lo scambio di medaglie con protagonista Irina Karavaeva. La ginnasta russa rinunciò all’oro che le era stato assegnato dalla giuria ritenendo migliore l’esibizione della rivale Dogonadze.

Insomma, non è detto che una medaglia sia il tesoro da custodire gelosamente come premio per i propri sforzi. In fondo, per quanto straordinarie, le Olimpiadi rappresentano una parentesi nella vita di un’atleta. I problemi, o le gioie, della vita continuano dopo il ritiro dall’attività. E senza un podio da ambire, la fatica può sembrare insopportabile.