HomeSenza categoriaMedaglie e giurie: quando il risultato è fasullo

Medaglie e giurie: quando il risultato è fasullo

[oblo_image id=”1″] Una medaglia d’oro olimpica vale una carriera e forse anche di più. Ma se il successo è dovuto ad un clamoroso regalo da parte della giuria, cosa si prova mettendola al collo o scrutandola nella bacheca di casa? Bisognerebbe chiederlo al ginnasta greco Demosthenis Tampakos, salito sul gradino più alto del podio nella gara agli anelli durante le Olimpiadi di Atene del 2004. Anche “a caldo” l’impressione era che il beniamino di casa avesse ricevuto un “sostanziale” aiutino per un esercizio tutt’altro che esaltante. Ora, però, ne abbiamo la conferma. Jury Chechi ha infatti svelato il gustoso retroscena della gara. Qualche mese dopo la finale, la Federazione Internazionale ha incaricato una commissione imparziale di riesaminare il filmato della gara per stabilire una classifica più “veritiera”. E il responso è stato imbarazzante. Il campione di Prato, classificatosi terzo ad Atene, avrebbe meritato la medaglia d’oro. Ironia della sorte, nel dopo gara Chechi aveva contestato il verdetto ma aveva proclamato come vincitore morale il bulgaro Jovtchev. In realtà, Jovthev con l’argento è l’unico punto fermo del podio di Atene e di quello “virtuale” stabilito dalla commissione esterna. E il greco Tampakos? Altro che oro, sarebbe dovuto finire quarto. L’ennesima conferma di come giocare in casa sia un vantaggio spesso decisivo e chi avesse ancora dei dubbi può rinfrescarsi la memoria guardando le immagini di Pechino 2008 con i portacolori cinesi favoriti in più di un’occasione. Ma se rischia di diventare noioso addentrarsi in questioni geopolitiche, è assai più intrigante conoscere le emozioni dei diretti interessati. La “vittima” Chechi non fa polemiche e si accontenta del risarcimento morale escludendo ogni possibilità di ricorso. Chissà cosa prova il beneficiario Tampakos? Forse non servirà, ma gli ricordiamo l’esempio della ginnasta russa Irina Karavaeva. Dopo essersi vista assegnare il primo posto ai mondiali di Odense convinse la federazione internazionale a ridisegnare la classifica attribuendo la vittoria alla tedesca Dogonadze. Come a dire, una medaglia d’oro vale una carriera. Ma se la coscienza non ne fa assaporare la gioia, rischia di diventare inutile come i servizi da the da 12…

RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Most Popular

Recent Comments