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Marc Riboud al Filatoio di Caraglio: la prima grande retrospettiva italiana del fotografo francese

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Centottanta fotografie, cinquant’anni di viaggi e uno sguardo che ha attraversato il mondo senza mai smettere di cercare la complessità nelle cose ordinarie. Fino al 29 marzo 2027, il Filatoio di Caraglio, antico setificio seicentesco in provincia di Cuneo, ospita Marc Riboud. Verso il mondo, la prima grande retrospettiva italiana dedicata al fotografo francese dopo la sua scomparsa nel 2016.

La mostra, curata da Gabriel e Chantal Bauret con la collaborazione di Lorène Durret, direttrice dell’Associazione Les amis de Marc Riboud, è realizzata da Fondazione Artea in collaborazione con il Musée Guimet di Parigi. Tutte le 180 fotografie e i documenti esposti provengono dalle collezioni del museo parigino e ripercorrono le tappe principali di una carriera che va dai primi reportage degli anni Cinquanta fino agli ultimi viaggi alle soglie del XXI secolo.

Il pittore della Tour Eiffel e la ragazza con il fiore

Tra le immagini in mostra figurano due degli scatti più celebri di Riboud: Il pittore della Tour Eiffel, del 1953, e La ragazza con il fiore. Ma il percorso espositivo non si esaurisce nelle icone. L’allestimento segue un doppio criterio cronologico e geografico, restituendo la traiettoria di un fotografo che ha attraversato Europa, Medio Oriente e Asia con la pazienza di chi sa aspettare che la realtà si riveli da sola.

Accanto alle fotografie, la mostra presenta documenti e materiali d’archivio: corrispondenza, provini a contatto, stampe per i giornali, riviste e materiali audiovisivi. Un insieme che permette di seguire non solo i temi affrontati da Riboud, ma anche il suo metodo di lavoro e il processo attraverso cui le immagini raggiungevano il pubblico.

Uno sguardo paziente sulla storia

Pur non considerandosi un reporter d’attualità, Marc Riboud (1923–2016) seguì eventi decisivi come la guerra del Vietnam, l’indipendenza dell’Algeria e la rivoluzione in Iran. Nel raccontarli, evitava la rappresentazione esplicita della violenza e privilegiava le persone, le conseguenze degli eventi sulla vita quotidiana, i gesti e le posture che rivelano la complessità di un momento storico.

Fu tra i pochi fotografi occidentali ad avere accesso alla Cina alla fine degli anni Cinquanta, paese in cui tornò più volte, anche nel 1965, alla vigilia della Rivoluzione culturale. Nelle campagne più remote, ho visto migliaia di studenti maneggiare goffamente pale e picconi, ricordava in Chine. Instantanés de voyages del 1980. In Cina, ho camminato molto, guardato molto, fotografato molto. Ho anche bevuto molto tè mentre ascoltavo le lunghe relazioni, sempre conformi a quella che era la linea ufficiale del giorno.

La sua poetica era quella della lentezza e dell’osservazione. Concepisco la fotografia più spesso come un lavoro solitario, come un mestiere di silenzio, fatto di lunghe ore di cammino, di vagabondaggio e di attesa, scrisse su Photo Poche nel 1989. Non sono né filosofo né sociologo: guardo la superficie delle cose. A questa disposizione si accompagnava una cura rigorosa per la composizione: geometrie, linee, contrasti e rapporti tra le figure costruivano immagini che erano al tempo stesso documentarie e formalmente precise. Henri [Cartier-Bresson] mi ha confermato l’importanza della forma, della geometria, della composizione, sottolineava in un’intervista del 2012.

Riboud e Capa: due sguardi sul Novecento

La retrospettiva al Filatoio si inserisce in un progetto più ampio che Fondazione Artea realizza insieme ai Comuni di Caraglio e Saluzzo. In parallelo, alla Castiglia di Saluzzo apre Robert Capa. Dentro la storia, mostra dedicata al maestro ungherese naturalizzato americano e ai suoi scatti più celebri. Il legame tra i due fotografi è anche biografico: fu proprio Capa, conosciuto da Riboud nei primi anni Cinquanta, a incoraggiarne il percorso professionale e a sostenerlo nei primi passi nel mondo della fotografia internazionale.

Le due mostre restituiscono prospettive differenti ma complementari sul Novecento: la prossimità di Capa agli eventi nel loro farsi, lo sguardo paziente di Riboud sulle persone e sulle trasformazioni della società. Due modi di attraversare lo stesso secolo senza mai abbandonare la macchina fotografica.

Il Filatoio di Caraglio: un luogo che dialoga con la mostra

La scelta del Filatoio non è casuale. L’antico setificio seicentesco, oggi polo culturale e sede del Museo del Setificio Piemontese, è un luogo segnato per secoli dalla presenza di uomini e donne, macchine, tecniche e saperi legati al lavoro. Un contesto che risuona con uno dei temi ricorrenti nell’opera di Riboud: il mondo del lavoro osservato nelle sue molteplici forme e nei diversi contesti attraversati nel corso dei suoi viaggi.

La mostra è parte del protocollo d’intesa triennale 2026-2028 per la valorizzazione del Filatoio, siglato da Regione Piemonte, Comune di Caraglio, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC, Fondazione CRT, Banca di Caraglio e Fondazione Artea. Il catalogo è pubblicato da Dario Cimorelli editore.

Orari, biglietti e informazioni pratiche

Marc Riboud. Verso il mondo è visitabile al Filatoio di Caraglio (via Matteotti 40) dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027. Il museo è aperto giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19. La biglietteria chiude alle 18.

Il biglietto intero costa 13 euro, il ridotto 10 euro. Hanno diritto alla tariffa ridotta bambini e ragazzi tra i 7 e i 19 anni, studenti universitari fino a 25 anni, over 65, insegnanti con certificazione, soci ACLI e FAI, e chi è in possesso del biglietto della mostra su Capa alla Castiglia di Saluzzo. Il biglietto per gruppi e scuole (da 10 a 25 persone) è a 6 euro. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni, i soci ICOM, le persone con disabilità con un accompagnatore, i possessori di Abbonamento Musei Piemonte e Valle d’Aosta e i residenti a Caraglio la domenica mattina.

È disponibile anche il biglietto cumulativo mostra più Museo del Setificio Piemontese, visitabile solo con visita guidata della durata di circa un’ora. I biglietti si acquistano in biglietteria o su ticket.it. Informazioni su fondazioneartea.org.

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