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Manovra, le banche contrarie al contributo da 5 mld e Patuelli evoca Giustinano: “Dov’è raffigurato?”

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Silenzio. I banchieri vanno via, senza fermarsi a rispondere ai cronisti. Ma, secondo quanto apprende l’Adnkronos da fonti finanziarie, la loro posizione sul contributo da 5 miliardi di euro prospettato dal governo in manovra è e rimane contraria. Il ragionamento è semplice: l’accordo triennale già sottoscritto nel 2025 con l’esecutivo è il riferimento da rispettare. Sui prossimi passi invece – spiegano le fonti – nessuno si sbilancia, alla luce delle interlocuzioni in corso anche all’interno della maggioranza.

Sibillino il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che, interpellato sul principio giuridico del pacta sunt servanda, alla luce dell’ipotesi di un nuovo prelievo su banche e assicurazioni, risponde: “I motti di diritto latino sono stati codificati da Giustiniano Imperatore. Domando a voi: dove è raffigurato in Italia Giustiniano Imperatore?”. Il riferimento è all’imperatore bizantino, considerato una figura centrale nella codificazione del diritto romano, spesso richiamato nelle rappresentazioni allegoriche della giustizia e raffigurato in diversi palazzi di giustizia in Italia. Ieri anche l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, aveva richiamato l’intesa raggiunta con il governo: “Noi l’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale che sarebbe stato quello richiesto alle banche per i prossimi tre anni. Io ci ho creduto”.

Nel dibattito sul contributo al settore bancario curiosa la posizione di Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto. “Credo che il sistema bancario debba contribuire maggiormente, e su questo ho una posizione diversa rispetto a quella prevalente nel settore. Negli ultimi anni le banche hanno beneficiato di condizioni straordinariamente favorevoli, in larga misura determinate da fattori esogeni e non da particolari meriti imprenditoriali”, dice il banchiere all’AdnKronos.

Il ragionamento è semplice: “Se il sistema bancario ha beneficiato dell’intervento pubblico nei momenti di difficoltà, è ragionevole che restituisca parte dei benefici quando si trova in una fase particolarmente favorevole”, ma “una tassazione indiscriminata rischia di produrre effetti controproducenti: ridurre ulteriormente la propensione delle banche a concedere credito oppure trasferire il maggior costo su famiglie e imprese”.

Per l’ad di Credito Lombardo Veneto, occorre quindi differenziare il contributo in base al modello di business e al ruolo svolto dagli istituti nel finanziamento dell’economia reale. “Le banche che finanziano concretamente l’economia reale, assumendosi rischi e sostenendo soprattutto le piccole e medie imprese, dovrebbero essere incentivate, non penalizzate”.

“La vera distinzione – conclude – non dovrebbe essere tra banche grandi e piccole, ma tra chi genera valore finanziando l’economia e chi realizza profitti prevalentemente grazie a condizioni esterne e vantaggi competitivi consolidati. Una tassa ben disegnata dovrebbe premiare il credito produttivo e colpire le rendite, non semplicemente gli utili”.

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