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Le verità del passato in ‘La mezza’ di Costanza DiQuattro: “Abbiamo il diritto di conoscerle?”

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Una verità rimasta nell’ombra. Un dattiloscritto, nascosto per anni, che può gettare luce su una storia lontana e mai svelata. Una realtà che non chiede di essere giudicata ma compresa. Questi gli elementi fondamentali dell’ultimo libro della scrittrice siciliana Costanza DiQuattro, ‘La mezza’, sugli scaffali con La Nave di Teseo dal 22 settembre. La storia, spiega all’AdnKronos l’autrice, contiene in fondo una domanda che attraversa tutto il romanzo: “Quanto siamo pronti a conoscere la verità delle persone che non ci sono più? E soprattutto abbiamo il diritto di conoscere questa verità? Siamo capaci – si chiede la DiQuattro – di sospendere il giudizio? Perché – sostiene – quando si va incontro alla ricerca della verità, soprattutto se attiene a persone che non ci sono più e che non possono dare la loro versione, o si è talmente sopra le parti da sospendere il giudizio oppure forse sarebbe meglio avere il coraggio di dire: ‘quel cassetto chiuso non lo apro’, perché non ho questa capacità”.

Una riflessione che spiega bene il ‘dilemma’ con cui deve fare i conti la protagonista del romanzo, Elena. Un giorno, poco prima di morire, il nonno Giovanni le consegna un’eredità singolare: un dattiloscritto rimasto nascosto per anni. Pagine di memoria, dentro cui scopre segreti che la riportano alla sua infanzia e al mistero che avvolge la madre Agata. Un vecchio biglietto teatrale custodito in una scatola diventa il primo indizio di una ricerca che Giovanni aveva iniziato molti anni prima. È la traccia di un uomo rimasto nell’ombra, di un amore mai confessato e di una presenza silenziosa che ha attraversato la vita di Agata. Elena – racconta la DiQuattro – “anche se suo malgrado” comincia a conoscere una verità di cui ignorava l’esistenza. Non può sottrarsi, infatti alla volontà del nonno benché “inizialmente con un po’ di indolenza avrebbe preferito non sapere. E per tutto l’andamento del libro, fino al disvelamento finale, si chiede il motivo per cui il nonno le abbia lasciato il manoscritto. E si chiede continuamente perché metterla a parte di questa verità”.

Nel suo libro la scrittrice rappresenta anche “il rapporto che c’è tra i genitori e figli. Parlo anche di quanto abbiamo la presunzione di credere di conoscere i genitori e di quanto abbiamo la presunzione di credere di conoscere i nostri figli. Secondo me – osserva – sono le persone che conosciamo meno in assoluto perché sia i figli nei confronti dei genitori sia genitori nei confronti dei figli vivono veramente appieno il concetto della maschera pirandelliana. Nel romanzo, poi, c’è il tema dell’amore che sovverte tutte le regole precostituite nell’immaginario collettivo, anche quelle fisiche. D’altra parte, il leitmotiv di questo sono le ‘affinità elettive’ di Goethe“. Ed è proprio per questo che ‘La mezza’ racconta l’istante delle scelte, il peso dei segreti e la forza dell’amore, che continua a riaffiorare anche quando si crede che sia troppo tardi. Questo perché ci sono rivelazioni che non cambiano il passato, ma possono ancora trasformare il destino.

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