HomeSenza categoriaIl record dei record: la maratona di "Gebre"

Il record dei record: la maratona di “Gebre”

[oblo_image id=”1″] Correva tutte le mattine per arrivare in tempo a scuola. Dieci chilometri per andare, dieci per tornare. Ancora oggi si allena sugli stessi altopiani dove è nato, sempre con il braccio sinistro ricurvo come quando portava i libri per le lezioni. Nel frattempo Haile Gebrselassie si è preso il lusso di ridisegnare i confini del mezzofondo, dominando la scena per oltre un decennio. La prima gara a 16 anni è una maratona dedicata al suo mito Abebe Bikila; la termina in 2h42′. Bene ma nulla di eccezionale. Però scatta qualcosa in lui, correre gli viene naturale, perché non provare a diventare un atleta?

Non vuole un allenatore, non ne ha bisogno. Nessuno meglio di lui conosce il proprio fisico, la sua metodologia di allenamento è semplice. Si basa sulle sensazioni del suo corpo: è il suo corpo a suggerirgli quando rallentare, accelerare o fermarsi. Non sarà scientifico, ma funziona. La prima affermazione arriva nei 10.000 ai mondiali juniores, dove vince lasciando gli altri a mezzo giro. Conosce i meeting internazionali: il risultato è sempre lo stesso. Vince, domina gli avversari, diventa oggetto di studio. I test confermano che il suo fisico è perfetto per un mezzofondista. Alto, si fa per dire , 1.64 con un peso che non supera i 55 kg e una capacità polmonare da sub. La falcata è rotonda, continua, senza strattoni. Abbatte il record mondiale per la prima volta nel ’94, lo ritoccherà altre dieci volte. Ma il grande sogno sono le Olimpiadi. Arriva ad Atlanta sapendo di non poter fallire. Gebre è il più forte, lo sa lui, lo sanno gli avversari. I keniani allora fanno gioco di squadra per metterlo in difficoltà. Lui prima risponde agli scatti, poi all’ultimo giro cambia marcia e li lascia sul posto. Gli ultimi 400 li percorre in 56”, da non credere.

 

È ricco, ha vinto quello che voleva, ma il suo modo di vivere l’atletica è sempre lo stesso: “Quando corro non mi preoccupo dei soldi, dei premi, degli avversari da battere. Io corro perché correre mi piace. Una pista, una strada o una salita sono la stessa cosa: io corro e non ci penso“. Riconquista il titolo iridato nel ’97 e scopre di avere finalmente un rivale. Il suo nome è Paul Tergat, è keniano ed è più alto di lui di 20 cm. Da quel momento si contendono il record del mondo: bastano loro per assicurare lo spettacolo e il tutto esaurito allo stadio.  La sfida finale è fissata per le Olimpiadi di Sidney. Nei primi giri si studiano, si cercano con lo sguardo, non hanno bisogno di forzare per staccare tutti gli altri. Quando suona la campana dell’ultimo giro sono appaiati, il keniano ha una falcata ampia, l’etiope ha una frequenza impensabile per un mezzofondista. Il cambio di ritmo è violento, ma nessuno dei due cede. Si presentano al rettilineo d’arrivo fianco a fianco. Si pensa che la potenza di Tergat possa fare la differenza in volata. Invece è Gebre a spuntarla con un colpo di reni. Il tempo degli ultimi 100 è di 10’92”: roba da velocisti. Tergat ha perso il duello, ma non può fare a meno di abbracciare il rivale. Insieme, uno con la bandiera del Kenia l’altro con quella dell’Etiopia percorrono il giro d’onore.

Dopo quella vittoria, è frenato dagli infortuni che gli impediscono di allenarsi come vorrebbe. Ma prima di appendere le scarpe al chiodo decide di ripercorrere le orme del suo idolo giovanile: Abebe Bikila. Passa alla maratona, con la naturalezza che contraddistingue i predestinati. Ha disertato Pechino per paura dell’inquinamento. A distanza di un mese dalla fine dei Giochi si è preso, però, il lusso di scrivere un’altra grande pagina di storia dell’atletica con un record del mondo che sa di impossibile. 2h3’59”: questo l’incredibile tempo su cui ha fermato il cronometro alla maratona di Berlino. Un muro sgretolato, una media impressionante di 2’56” al km. E sulla sua favola non è stata ancora scritta la parola fine. Basta sentire cosa ha dichiarato: “Credo che nessuno riuscirà per i prossimi 20 anni a scendere sotto le 2h3′. Dopo la gara non mi sentivo troppo stanco, ma oggi non riuscivo ad alzarmi dal letto. Non mi sono neanche allenato“. Oggi no, ma da domani si torna a correre…

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