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Il Milan e le Coppe: il calcio non è solo un gioco

Il Milan è sempre più lontano dal minimo obiettivo stagionale: il quarto posto. Dopo esser stato eliminato a ad opera dell’Arsenal, sta provando faticosamente a rientrare nella prossima Champions dalla porta secondaria, i tanto odiati preliminari. Odiati perché si disputano nel bel mezzo di agosto condizionando date e tempi della preparazione fisica valida poi per tutta la stagione. Odiati ma allo stesso tempo tanto ambiti da società non di vertice (come la Fiorentina o l’Udinese) che altrimenti sarebbero impossiblitate a qualificarsi per la massima competizione europea, o per squadre di primissimo piano ma ora in piena crisi (il Milan appunto).

[oblo_image id=”2″]A rendere complicata la situazione del Milan in campionato sono stati, e sono tuttora, i deludentissimi risultati ottenuti a San Siro. Proprio in casa i ragazzi di Ancelotti trovano le maggiori difficoltà perdendo punti su punti, utili per la rincorsa al quarto posto. Pensate che sui 49 punti raccolti finora dai rossoneri, ben 30 sono stati ottenuti fuori casa e solo 19 invece, fra le mura amiche. Ragionando per assurdo, se si stilassero due classifiche, una riferita alle partite giocate in casa e una a quelle disputate fuori, il Milan sarebbe terz’ultimo nella prima graduatoria e addirittura in vetta nella seconda.

Ma veniamo a noi. Il quarto posto per il Milan non rappresenta soltanto un obiettivo sportivo, ma anche, e forse soprattutto (anche se è brutto dirlo), un obiettivo economico. La sola partecipazione alla Champions garantisce qualcosa come 20-25 milioni di euro (e parliamo solo di premi Uefa). Se aggiungiamo anche gli incassi al botteghino e gli incentivi previsti dai contratti con gli sponsor la cifra sale, e non di poco. Superare la prima fase (cosa quasi scontata per il Milan) vorrebbe dire intascare una cifra vicina ai 30 milioni. Andare fino in fondo porterebbe invece altri 45-50 milioni.

Tutto questo senza considerare poi l’impatto della mancata qualificazione alle Coppe sui programmi societari, in primis i risvolti in chiave mercato. Per una Coppa Uefa sarebbe minore il budget a disposizione per i trasferimenti e gli ingaggi e la società perderebbe appeal nei confronti di squadre, magari con minore tradizione, ma che sono qualificate all’Europa che conta.

[oblo_image id=”1″]L’ipotesi Coppa Uefa (unico trofeo a mancare nella ricchissima bacheca milanista) non è tutta da scartare benché non remunerativa come la sorella maggiore. Almeno con essa si potrebbe recuperare qualche milione di euro. Tenuto conto del richiamo televisivo la società di via Turati potrebbe strappare un accordo per diritti Tv da almeno 6-7 milioni di euro. Nella migliore delle ipotesi, ovvero la vittoria del trofeo, il Milan potrebbe rastrellare non meno di 15-20 milioni esclusi i 4 milioni di premio-vittoria direttamente dall’Uefa e senza considerare le numerose apparizioni televisive (e quindi più soldi dalle Tv) e i maggiori incassi al botteghino (per l’incremento delle gare e per il livello di queste).

Ricapitolando: senza Champions la perdita sarebbe di circa 50 milioni, se poi non arrivasse nemmeno la Uefa il buco aumenterebbe fino ad arrivare a circa 70 milioni di euro. Insomma, che Ancelotti e i suoi si diano da fare altrimenti le ricadute economiche per il club rossonero potrebbero essere veramente pesanti.

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