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Ian Anderson porta in Italia il Natale targato Jethro Tull

[oblo_image id=”1″]Arriva a Torino il primo dei tre concerti di Natale che Ian Anderson, il mitico leader dei Jethro Tull, porta in Italia insieme alla sua band e ad un quartetto d’archi. Martedì 16 dicembre il palco del Teatro Colosseo avrà come protagonista il leader di uno dei gruppi più longevi e coerenti dell’intera storia della musica rock. Ian Anderson si presenta questa volta in una veste diversa dalla consueta, presentando un concerto dedicato al repertorio dei Jethro Tull attraverso l’interpretazionedella rock band e di un quartetto d’archi, con alcuni brani del repertorio solista di Anderson e della tradizione natalizia.

Ian Anderson plays Jethro Tull at Christmas è infatti il titolo dello spettacolo che toccherà tre città italiane (Torino, S.Lazzaro di Savena-Bologna e Trento): l’artista che ha reso popolare il flauto nel mondo del rock, prosegue il viaggio di contaminazione e fusione di linguaggi musicali differenti ma comunicanti. In questa occasione, oltre alla rock band formata dal giovane virtuoso della chitarra Florian Ophale, il pianista John O’Hara e il bassista David Goodier (entrambi membri dei Jethro) e lo stesso figlio di Anderson, James Duncan, alla batteria, lo accompagna il quartetto ungherese The Sturcz Quartet, ensemble di giovani musicisti provenienti dalle orchestre sinfoniche e da camera di Budapest e con un’esperienza sia di musica classica che contemporanea.

[oblo_image id=”2″]L’ultimo album in studio dei Jethro Tull risale al 2003 e aveva come titolo proprio The Christmas Album. Una serie di brani della tradizione anglosassone e composti da Anderson (come Christmas Song, singolo del 1969, Bourée da Stand Up del 1969, e Another Christmas Song da Rock Island del 1989) con denominatore comune il Natale. Una passione per il tema del Natale che Anderson ha deciso di celebrare ogni anno in appositi tour che accolgono sempre un pubblico entusiasta. Anche perché, nonostante il passare degli anni, il cantante-flautista è assoluto padrone del palco.

I Jethro Tull esordiscono discograficamente nel 1968 con This Was, che propone una musica incentrata soprattutto sul flauto di Ian Anderson, già all’esordio leader del gruppo. Il disco propone il sound particolarissimo dei Tull, un folk-rock dalle tinte blues, con a tratti qualche attitudine hard, caratterizzato dall’uso massiccio del flauto, utilizzato sia in chiave solistica che contrappuntistica. Il primo disco di grande successo è Stand Up del 1969: la musica del gruppo ha un impatto molto forte, coniugando rock viscerale con raffinatezze espressive, lirismo e aggressività. Il flauto di Anderson imperversa in splendidi arabeschi armonici e in clamorosi stacchi, ma è tutto il gruppo ad essere in piena forma; massiccia ma raffinata la sezione ritmica, e Martin Barre, nuovo chitarrista e da allora vero e proprio alter ego di Anderson, dimostra di essere fin da subito a suo agio con interventi efficaci e misurati.

Ma è Aqualung il grande capolavoro del gruppo. Si materializzano ambizioni che oltrepassano la musica dei dischi precedenti, gli arrangiamenti si articolano e sovrastrutturano, l’interplay tra la chitarra e il flauto è perfetto, il progressive è dietro l’angolo, tanto che si può parlare di hard folk progressivo, i pezzi sono quasi tutti al contempo complessi e intelleggibili, caratteristica questa di tutta la produzione di Anderson, coinvolgenti ma raffinati, espressione di una altissima cifra stilistica.

Le grandi melodie e gli indimenticabili riff dei Jetro Tull hanno un successo planetario, ma il gruppo non dorme sugli allori e l’anno successivo, il 1972, esce Thick as a brick, foriero di nuove mutazioni. Anderson prova la via della suite in un brano, omonimo, di oltre 40 minuti che iscrive ufficialmente il gruppo al genere progressive. Le tastiere entrano prepotentemente nel sound del gruppo, il flauto assume un ruolo di ricamo più che solistico, il disco è arrangiato superbamente alternando parti acustiche ed elettriche molto efficaci e coinvolgenti specie nella prima parte, che è un susseguirsi di invenzioni melodiche e strumentali. Il disco suscita entusiasmo nei nuovi fan e qualche perplessità tra i nostalgici del vecchio corso, in realtà rimane, a trent’anni di distanza, una delle pietre miliari del gruppo.

Molti decretano la fine artistica del gruppo quando nel 1975 esce un altro capolavoro: Minstrel in the Gallery, disco dominato, almeno nella seconda parte, da parti acustiche contrappuntate dagli archi in brani di grandissima suggestione. L’anno successivo esce Too Old To Rock and Roll Too Young To Die, uno dei dischi più noti ma anche uno dei più banali e raffazzonati. L’album contiene uno dei brani inspiegabilmente più famosi del gruppo, la title track, e sfoggia una copertina che farà da iconografia per i Tull negli anni a venire.

Nel 1978 i Tull suggellano la loro notorietà in un famoso concerto al Madison Square Garden trasmesso, ed è la prima volta, in mondovisione.

Il gruppo non smette mai di produrre dischi, anche se con il passare degli anni in maniera un po’ meno densa: eppure i Jethro Tull sono invecchiati benissimo, non hanno mai battuto i sentieri ispidi dell’avanguardia né preteso di convogliare temi generazionali, ma hanno sempre e solo voluto creare musica e hanno sempre voluto che si giudicasse solo questa. Grazie al talento straordinario di Ian Anderson, personalità anticonformista e scomoda, forse più artigiano che artista, hanno lasciato una discografia che complessivamente è tra le più significative, sia quantitativamente che qualitativamente, nella storia del rock.

Poltrona € 40,80
Poltronissima € 46,92
Galleria € 30,60

Prevendite aperte presso il circuito Tiocket.it e alle casse del Teatro Colosseo
Biglietteria – via Madama Cristina 71, aperta da lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

Maggiori info e possibilità di prenotazione on line su www.teatrocolosseo.it o allo 011 6505195

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