Fuori dall’inferno. Ma il paradiso può attendere…

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[oblo_image id=”1″] Vivi. Ed è già tanto dopo un esordio da incubo. L’Italia approda ai quarti di finale con la fiducia di chi ha saputo rialzarsi un attimo prima di scivolare nel baratro. Come spesso le accade ha dato il meglio di sè quando la situazione appariva compromessa: tensione e polemiche da sempre ci esaltano. Ha vinto in modo netto, limpido, meritato. L’espulsione di Abidal dopo venti minuti ci ha aiutato, le bizzarre alchimie di chi si è inventato Abidal come difensore centrale – Raymondo Domenech – sono state un assist fin troppo invitante. Ma al di là degli episodi, la squadra è tornata ad essere compatta, concentrata per novanta minuti, a tratti anche brillante. Ha ritrovato la regia sapiente di un Pirlo in versione Mundial, ha consacrato definitivamente De Rossi come pilastro del centrocampo, si è divertita con i guizzi di Cassano e si coccola ancora una volta un Buffon così sublime da essere decisivo anche quando non serve. E visto che poteva essere la sua ultima panchina azzurra, complimenti anche a Roberto Donadoni per aver avuto il coraggio di cambiare in corsa modulo, disposizione tattica e uomini. Ha commesso più di un errore nell’approccio all’Europeo, sta provando a rimediare cammin facendo.

Ora però viene il difficile. Da sempre la nostra nazionale incassa senza problemi le critiche, va in cortocircuito quando si esagera con gli elogi. E l’accoppiamento dei quarti di finale non ammette alcun calo di tensione: domenica ad attenderci ci sarà una delle squadre migliori viste finora nella rassegna continentale. Sulla carta alla Spagna non manca nulla per centrare finalmente il colpo grosso: ha qualità tecniche, vigore atletico, ordine tattico ed entusiasmo. Bisognerà trasformare la gara in una lotta di nervi. Ricordarsi che le furie rosse si dissolvono spesso quando la posta in palio conta davvero e dimenticarsi di essere campioni del mondo in carica. Operazione tutt’altro che facile soprattutto dopo una vittoria schiacciante contro gli eterni rivali francesi. Umiltà prima di tutto, attenzione ai particolari e un pò di quella fantasia che ci è tanto cara. La ricetta per centrare un’altra impresa è già pronta. E se dovesse servire, inventiamoci polemiche, litigi e scaramucce di ogni tipo. Guai ad avvicinarci alla Spagna con il sorriso sulle labbra e i nervi distesi. Per vincere qualcosa la nostra nazionale deve avvertire la sensazione che ogni cosa sta per precipitare, per qualche strana ragione ci aiuta credere che qualcuno ci stia per portare via tutto. Vedere in faccia la morte per rinascere. L’istinto di sopravvivenza ci ha sorretto più di una volta. Che non ci abbandoni domenica sera.