HomeSenza categoriaEroi per caso, eroi mancati: la magia della Davis

Eroi per caso, eroi mancati: la magia della Davis

[oblo_image id=”1″] Ci sono i predestinati. Quelli abituati fin da ragazzini a giocare nelle occasioni più importanti, a gestire senza patemi la pressione e a riempire senza sosta la bacheca. Quelli come Rafael Nadal, numero uno del tennis mondiale. Non può quindi essere una sorpresa che una nazionale con una stella del genere arrivi alla finale di Coppa Davis con i favori del pronostico. Ma se il fuoriclasse si fa male tutte le previsioni della vigilia vengono ribaltate. Soprattutto se l’avversario si chiama Argentina e può contare sull’indemoniato appoggio del pubblico di Mar del Plata per iscrivere per la prima volta il proprio nome nell’albo d’oro della competizione più subdola ed imprevedibile di questo sport. I sudamericani sapevano di avere a portata di mano un’occasione unica e la vittoria di David Nalbandian nel primo singolare sembrava essere l’antipasto della festa. Nel secondo match si sfidavano l’astro nascente Del Potro e lo stagionato Feliciano Lopez. Seguendo la logica, in una partita tiratissima a rischiare di finire ko per problemi muscolari dovrebbe essere il giocatore più anziano. Ma l’esperienza serve anche a consumare meno energie nervose. Così mentre Lopez non si scomponeva, il povero Del Potro era costretto a chiudere l’incontro da fermo stritolato dalla pressione. Perchè un’intera nazione che ti soffia alle spalle può farti volare. Oppure soffocarti, toglierti l’aria, svuotarti di ogni energia. Gli spagnoli hanno poi saputo sfruttare il doppio, l’unica sfida che li vedeva favoriti. Si è quindi arrivati alla resa dei conti tra i protagonisti meno attesi: le riserve delle riserve. Alberto Mancini, allenatore dell’Argentina, si è affidato a Josè Acasuso, addirittura numero 48 al mondo mentre Emilio Sanchez giocava il tutto per tutto gettando nella mischia l’estroso Fernando Verdasco. Un finale così inatteso da sorprendere gli stessi giocatori. Il loro incontro si è trasformato in un festival di occasioni mancate, di errori banali, di folate. Nessun ordine, pochi schemi, tutto ridotto ad una lotta di nervi. Tecnicamente lo spettacolo è stato deludente, ma le emozioni sono state quelle inconfondibili della Davis. Acasuso ha accarezzato il sogno di essere eroe per un giorno portandosi in vantaggio per due set a uno. Verdasco, però, è sempre fedele alla sua condizione di splendida incognita. Per dare il meglio ha bisogno di avvertire che tutto gli stia sfuggendo di mano. Soltanto quando crede che qualcuno gli stia portando via ciò a cui tiene inizia a combattere. Così mentre lo spagnolo trovava lentamente la misura dei colpi, Acasuso vedeva consumarsi il proprio dramma. L’urlo del pubblico diventava sempre più flebile, la Coppa Davisa sempre più lontana. Fino alla resa. Tutto era pronto per la festa, ma a festeggiare sono altri. L’allenatore Emilio Sanchez portato in trionfo, Fernando Verdasco e Feliciano Lopez  issati ad eroi. Magari per un giorno solo. Indimenticabile, però.

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