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E’ “lunatica” la nuova Silvia Mezzanotte

[oblo_image id=”1″]Ad alcuni mesi dall’uscita, il secondo disco da solista di Silvia Mezzanotte si conferma uno dei lavori italiani più apprezzabili del 2008. E questa volta c’è stato anche un riscontro a livello di vendite, come testimonia il settimo posto ottenuto nella classifica Feltrinelli. Questo dimostra che il lavoro fatto su se stessa alla ricerca di una propria identità artistica comincia a pagare.

E se il precedente “Il viaggio” è stato più che altro un disco di rottura con i cliché del passato che la vedevano ancora troppo ingabbiata al suo precedente mondo musicale, con “Lunatica” viene definitivamente fuori quell’anima nascosta che, a corredo di una vocalità eccezionale, rende il nuovo lavoro interessante e qualitativamente di buona fattura.

Paure, speranze, contraddizioni e fragilità sono i temi trainanti del disco e per renderle al meglio la Mezzanotte si è avvalsa di eccellenti collaboratori (Goran Kuzminac, Vincenzo Incenzo, Grazia Verasani e Lele Melotti fra gli altri), oltre a firmare di suo pugno uno dei brani migliori, “Ma il buio” e il singolo “Non c’è contatto”.

“Lunatica é il modo che ho scelto per dare voce alla parte più nascosta del mio carattere – racconta Silvia –, quella che mi riempie di fragilità e contraddizioni, quella che mi fa arrabbiare ma anche divertire e che, per paradosso, rappresenta la sintesi della mia stabilità. Per anni ho sofferto della sindrome della brava ragazza mostrando al pubblico il lato più confortevole del mio carattere, riservando solo a me gli altri aspetti.

Ecco qui la Silvia lunatica, che ha voglia di mettersi in gioco parlando di sé nella maniera più intima, raccontando la sua vita di luccichii e sorrisi, ma anche i momenti di solitudine e di paura. Oggi per la prima volta lascio cantare lei, in canzoni nelle quali posso finalmente sentirmi attrice e spettatrice, protagonista e comparsa di ogni ruolo, raccontando emozioni e sentimenti che sono la rappresentazione realistica della mia visione della vita.”

Non mancano gli omaggi ad alcuni grandi cantautori come Raf, Cocciante, Ron e Battiato, ma è in brani sorprendenti come “Al di là del mare” (che richiama atmosfere balcaniche) e il pop-rock dal testo enigmatico di “Lunatica Beatrice” che si intravedono spiragli futuri verso nuove sonorità, a conferma di un lavoro costante di ricerca e introspezione.

Il cd è prodotto da Alessandro Colombini e contiene 12 tracce che la stessa Silvia descrive in questo modo:

Silvia che freddo
[oblo_image id=”2″]“Questo brano nasce dal confronto tra due amiche. Grazia Verasani (artista a tutto tondo che spazia dalla scrittura di romanzi come Quo vadis baby?, alla musica e all’arte in genere) la scrive di getto dopo una serata trascorsa insieme, tra lacrime e risate, paure confessate e una bottiglia di buon vino. Accade così una magia tipicamente femminile: la sensibilità compositiva e interpretativa si fondono nel racconto intimo e crudo di una vita caotica costellata da piccole solitudini, fragilità difese da barriere inviolabili. Ma non è chiudendosi che ci si salva… Al contrario… Aprirsi al nuovo che, forse, nasconderà sofferenze ma anche meraviglie…”

Oggi un Dio non ho
“La vita sorprende, mette alla prova, ci scuote come bandiere al vento, mettendo in discussione ogni valore, ogni Credo. In ‘Oggi un Dio non ho’ ho trovato una chiave di lettura per i momenti, sempre più frequenti, nei quali vengo assalita da dubbi, paure, rabbia e impotenza.
Per questa umanità difesa con le unghie e con i denti, nonostante quello che accade intorno a noi. Una preghiera laica che nella negazione cerca disperatamente il desiderio di ricominciare a credere.”

Ma il buio
“Di fronte a un tradimento acclarato si può impazzire. La gelosia e l’insicurezza mettono in discussione la fiducia. Se per l’uomo rimane un errore da dimenticare, per la donna diventa il dubbio quotidiano che confonde, minaccia, stringe l’anima e i pensieri in un vortice che non dà possibilità. Fermarsi, ascoltare la propria voce, quella libera dal cappio della razionalità più feroce, abbandonare il giudizio e le paure. Fidarsi e concedersi una nuova chance…lasciarsi andare al perdono.”

Al di là del mare
“Una storia di emigrazione e dignità. Io e Goran Kuzminac raccontiamo le speranze e la determinazione di un emigrante che, arrivato in un paese straniero carico di sogni e armato di buone braccia, trova l’amore in una prostituta. L’uomo sceglie l’emigrazione per non morire di fame, la donna sceglie la prostituzione per la stessa ragione: due solitudini che si incontrano esorcizzandosi e facendo nascere dall’emarginazione un amore vero, sacro e disperato quanto il desiderio di riscatto di due vite.”

Era già tutto previsto
“Quante donne vengono affascinate dagli uomini inafferrabili? Neppure io ne sono stata immune… anche per questo ho sempre amato questo brano di Cocciante…ammaliata dall’intrigo della seduzione e convinta di poter gestire un’avventura senza complicazioni sono caduta tra le braccia di un sentimento incontrollabile, scoprendo poi amaramente di non aver previsto che l’uomo che avevo accanto era innamorato unicamente di se stesso.”

Non c’è contatto
“Uomini spaventati da donne che prendono l’iniziativa in tutto, anche sotto il profilo sessuale. Qui la ‘ragazza cattiva’ che abita in me ha preso il sopravvento intervenendo anche sul testo, per gridare un bisogno, un’esigenza quasi sempre riservata al ruolo maschile: la voglia di trovare un contatto che valichi quello mentale, che accenda la miccia dell’attrazione fisica, che tocchi, che prenda, che accarezzi, che sappia entrare nel profondo dei sentimenti in una completezza fatta di parole e di sensi, e che possa soddisfare la sete più profonda. “

Lunatica Beatrice
“Una canzone dedicata a una donna. Una donna vera e imprevedibile, un uragano di passione e di entusiasmo. Che come me litiga con se stessa e non trova pace, romantica e sensuale… Una donna così simile a me che mi attrae e mi fa assalire il dubbio: potrei innamorarmene? O ne sono già innamorata?”

Quando l’amore perde
“Una donna che ha dedicato la propria esistenza a un uomo. In silenzio. In una realtà fatta di attese e solitudine, di telefonate che non arrivano. La storia dell’ ‘altra’, quella che ha tradito ogni amicizia pur di restare al proprio posto, sempre disponibile per lui. Che ha cercato una legittimazione mai arrivata, che ormai sa che quando lui dice che ‘domani cambierà’ é solo una menzogna ma, nonostante questo, continua disperatamente ad aspettare…”

Non abbiam bisogno di parole
“L’amore esplicitato attraverso i fatti. Perché le parole non servono quando è l’amore stesso a parlare, quando il segreto è nel silenzio degli sguardi, nel tocco delle anime che si sfiorano, nella comprensione reciproca del cammino intrapreso, nella volontà di stare insieme senza catene e senza interferire mai…”

La fine della notte
“Mille volte mi sono chiesta: cosa ci sarà oltre la vita? Mille volte ho ricevuto una risposta chiara, limpida: la vita oltre la vita, quella dimensione nella quale c’è la spiegazione ai nostri interrogativi, la chiarezza che qui non è possibile avere. Il disegno universale che spiega ogni cosa, anche la più inaccettabile, la più incomprensibile se filtrata con i soli strumenti che la mia umanità mi impone, solo intravista attraverso lo sguardo visionario e irrazionale della fede. In questo brano esorcizzo le mie paure: prima tra tutte quella di morire ma, forse, anche quella di vivere.”

Le parole che non ti ho detto
“Malintesi, bugie, parole non dette, finiscono per diventare macigni insormontabili, che alimentano dubbi e incomprensioni. Spesso la paura di essere giudicati impedisce la piena comunicazione, più spesso sulla base di errori commessi in passato fingiamo di essere ciò che non siamo e per orgoglio lasciamo perdere…Ma il tempo non ha strategie…e il rimpianto non si dimentica.”

La cura
“La canzone d’amore per eccellenza. Così immensa da esprimersi attraverso immagini, colori, suoni e profumi evocati senza l’utilizzo della parola ‘amore’. Mi sono innamorata di questo brano la prima volta che l’ho ascoltata e l’ho intriso di tutta l’emotività femminile che possiedo, l’ho disteso e interpretato nel rispetto più profondo con l’intento di prendermi idealmente cura di chi si avvicina al mio canto, utilizzando la voce come tramite da cuore a cuore, da anima ad anima.”

Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con l’artista: un’occasione per fare anche il punto sull’attuale situazione discografica italiana.

[oblo_image id=”3″]Questo è il tuo secondo lavoro da solista: ci parli del disco evidenziandone i contenuti musicali e concettuali più importanti?
E’ un progetto di grande impatto emotivo, forte e delicato nei contenuti, come in genere sono io. Parla di me a tutto tondo, dei miei momenti bui e della luce che cerco dentro e intorno a me. Porta con sé attualità e argomenti del quotidiano ma anche spiritualità e sogni, evidenziando gli aspetti caratteriali più profondidel mio essere donna ma anche del mio essere parte di questa comunità, nel bene e nel male, raggiungendo un livello di intimità che credevo impossibile….

Per molti artisti spesso è capitato che proprio quando tutto sembrava perduto, un brano ha dato una svolta decisiva alla propria carriera. Pensi che in “Lunatica” ci sia il pezzo che possa davvero fare la differenza?
Troppe le variabili che occorrono per “dare una svolta”. Io continuo nel percorso di piccoli passi e molte certezze, e canto solo cose che sento profondamente mie, non inseguendo “la svolta”, ma il mio vivere bene godendo del mio quotidiano.

Un brano sorprendente come “Al di là del mare” può rappresentare per te una virata verso lo sviluppo di nuove sonorità o al momento si tratta di un episodio isolato?
Tutto può essere. Io non mi nego a nulla perché la musica mi dà innumerevoli spunti e non faccio scelte vincolanti né schematizzazioni. Al momento ci sono solotre regole fondamentali: che mi piaccia il testo di un brano, che mi rappresenti nel profondo e che la linea melodica mi appartenga, mi emozioni.

Pensi che nonostante il nostro paese su un certo genere musicale sia ancora troppo vincolato a Sanremo si possano tentare veicoli alternativi efficaci di promozione che possano dare buoni riscontri a prescindere dal festival?
Beh per i giovani X Factor ne è un esempio…. purtroppo anche Sanremo in questo momento, salvo rare eccezioni, non rappresenta più un trampolino di lancio. Nei miei progetti c’è l’idea di incrementare il mio istinto di talent scout diventando sempre più tramite diretto tra giovani talenti e le case discografiche.

Le major, specie negli ultimi anni caratterizzati da una profondissima crisi discografica, troppo spesso hanno insistito su prodotti e su logiche basate fondamentalmente sul tentativo di recuperare mercato e spesso a scapito della qualità. E parallelamente a loro, le radio… A tuo parere, come se ne esce da questa spirale?
Non se ne esce. Finché il mercato radiofonico verrà invaso da prodotti spazzatura coadiuvato dalla tv o nella migliore delle ipotesi usa e getta, la cultura dilagante tra i giovani continuerà ad essere quella della superficialità . Anche per questo torno al discorso precedente, la ricerca di giovani di talento, supportata da progetti seri e duraturi nel tempo. Per quanto riguarda me, non mi affido più alle radio, cerco di portare una qualità che non passa attraverso questo veicolo e che probabilmente sempre più mi porterà in una condizione di nicchia.

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