Dischi: la Top10 è un’esclusiva italiana

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[oblo_image id=”1″]Dal 1992, ovvero da quando esiste la classifica Fimi-Nielsen, non era mai accaduto che ci fossero 10 italiani nei primi 10 posti della classifica di vendite.

Considerato che il periodo natalizio vale il 25% del mercato, questi dati sono piuttosto incoraggianti e sembrerebbero finalmente segnare un riscatto tricolore contro i “colleghi” stranieri.

Molti degli addetti ai lavori, da Ramazzotti a Bocelli a Enzo Mazza (presidente Fimi, associazione che riunisce le maggiori case discografiche) si affannano a spiegare che “la gente, nonostante la crisi, non rinuncia alla buona musica” e che in generale, questo è un grande risultato per il movimento.

Detto questo, però, sono opportune alcune considerazioni.

La classifica, capitanata da Ligabue, presenta soltanto due album di inediti (quelli di Celentano e Venditti), per il resto sono tutti “best of”, raccolte rivisitate (Ramazzotti) o registrazioni live (Pausini).

Pertanto siamo di fronte alla tipica situazione di questo periodo, in cui cofanetti e raccolte si sprecano e si invogliano i fans a comprarle grazie a prezzi “contenuti” e con qualche nuova canzone prsente in esse.

Se a questo aggiungiamo la sempre crescente tendenza a rifare brani già editi (come hanno fatto Zucchero, Laura Pausini, i Matia Bazar e moltissimi altri) e la completa mancanza di giovani emergenti, il quadro non appare così roseo come potrebbe sembrare.

E sul discorso qualità, tante sarebbero le cose da dire…

Tempo fa Francesco Renga dichiarò che i dischi vendono poco perché in giro ce sono troppi non all’altezza, ma per ora appare assolutamente chiaro che si spinge tantissimo sul discorso vendite a scapito di prodotti effettivamente di un certo spessore.

Lui stesso lasciò i Timoria votandosi ad un genere molto più commerciale, Antonello Venditti appare aver perso da tempo lo smalto dei tempi migliori, mentre lo stesso Ligabue sembra aver avuto un’ involuzione non da poco, con un notevole appiattimento negli ultimi anni soprattutto dal punto di vista degli arrangiamenti.

Eppure “Niente paura”, parecchio lontana dal livello di altre sue hits, sta spopolando in tutte le radio…

E’ giusto quindi partire da diversi aspetti positivi, come questi dati di vendite e come i concerti praticamente tutti sold-out per i maggiori big per sperare in un futuro meno nebuloso per la nostra musica nazionale, ma illudersi sarebbe un errore e come sottolinea lo stesso Mazza, per avere in auge non solo i vecchi dinosauri ma anche le nuove leve è necessario che che le istituzioni favoriscano una promozione adeguata anche e soprattutto per loro.