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Crollo ponte Morandi, 32 condanne per quasi 180 anni di carcere. All’ex ad Aspi Giovanni Castellucci 12 anni

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L’ex Amministratore Delegato di Aspi e Atlantia Giovanni Castellucci è stato condannato in primo grado a 12 anni, per il crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto 2018, che provocò la morte di 43 persone. La sentenza è stata pronunciata questo pomeriggio. Castellucci, già condannato per la strage di Avellino, si trova attualmente nel carcere di Opera a Milano. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una condanna a 18 anni e sei mesi. Sono 32 le condanne al processo di primo grado per il crollo del ponte Morandi. Il totale delle condanne è poco meno di 180 anni, circa la metà delle richieste della procura. Sono state invece assolte 26 persone.

Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni, Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni di Aspi è stato condannato a 6 anni, Mauro Malgarini, ex direttore ufficio manutenzione opere strutturali di Aspi a 7 anni, Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi a 8 anni e 6 mesi e Paolo Berti, ex direttore operazioni centrali di Aspi a 5 anni e 6 mesi. Queste le condanne in primo grado nei confronti degli ex dirigenti Aspi, lette dal presidente del collegio Paolo Lepri alla sentenza del processo. La procura aveva chiesto 15 anni e 6 mesi per Donferri Militelli, 14 anni per Camomilla, 13 anni e 6 mesi per Malgarini, 12 anni e 8 mesi per Mollo, e 12 anni e 6 mesi per Berti.

Mauro Coletta, ex direttore vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali è stato condannato a 5 anni, Carmine Testa, ex direttore ufficio ispettivo Mit Genova a 4 anni e 2 mesi. Assolto, in parte per avvenuta prescrizione, Giovanni Proietti, ex dirigente vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali. Assolto anche Bruno Santoro, ex dirigente della divisione tecnica del Mit. Queste le decisioni della prima sezione penale del tribunale di Genova, in primo grado, nei confronti degli ex dirigenti del Mit. La procura aveva chiesto 10 anni per Coletta, 9 anni a Testa, 8 a Proietti e 3 a Santoro.

“E’ troppo presto per dare una lettura esaustiva e quindi, a maggior ragione, troppo presto per dare un giudizio completo ed esaustivo. Posso dire per quanto riguarda le posizioni principali, per le quali comunque vale il principio di non colpevolezza essendo una sentenza di condanna di primo grado, che la tesi accusatoria è stata in buona parte confermata”, ha detto il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, interpellato dopo la lettura della sentenza. “Un elemento di riflessione dobbiamo necessariamente focalizzarlo sul mancato riconoscimento dall’aggravante lavoristica per quanto riguarda il reato 589, l’omicidio colposo. Era parte di un impegno importante da parte dell’ufficio, il fatto che il tribunale non l’abbia riconosciuto è una decisione che sicuramente rispettiamo ma analizzeremo molto attentamente le motivazioni e non escludiamo, anzi posso anticipare, che su questo faremo appello”, ha sottolineato ancora il procuratore.

“Rispetto sempre la decisione dei giudici, leggerò con attenzione le motivazioni di una sentenza con la quale non sono minimamente d’accordo perché credo nelle ragioni che abbiamo esposto in sede difensiva, credo che sia una sentenza profondamente sbagliata e credo che l’ingegner Castellucci non dovesse e non potesse essere condannato per i reati che gli sono stati contestati”. Così Guido Carlo Alleva, uno dei legali dell’ex ad di Aspi. “Leggeremo le motivazioni, è prematuro fare qualsiasi valutazione – ha aggiunto il legale – anche se mi sembra di poter intuire che c’è un approccio diciamo intellettuale alla determinazione dei profili di responsabilità per colpa che mi sembra confermi un andamento della giurisprudenza che personalmente non condivido affatto e trovo contrario ai principi generali del diritto”.

“L’unica cosa che posso dire adesso che sono e resto convinto delle ragioni di difesa dell’ingegner Castellucci che peraltro è in carcere sulla base di una sentenza definitiva che pure non condivido e che al di là di quelle che saranno le motivazioni della sentenza, la impugneremo e faremo tutto quello che occorre fare per andare avanti. Il processo non finisce qui siamo solo al primo grado, il processo è lungo e vedremo cosa succederà in seguito quello che posso dire è che continuerò a battermi”, ha concluso Alleva.

“La sua unica colpa è essere innocente e così non si fa giustizia perché questa è una sconfitta per la verità dei fatti – ha detto Giovanni Paolo Accinni, avvocato di Castellucci – i periti hanno accertato che il ponte è crollato per un vizio costruttivo mai emerso in 50 anni di vita del ponte, siamo sicuri che l’appello rimedierà a quello che riteniamo un errore e continueremo a combattere questa battaglia di civiltà per la sua innocenza. Si è cercato il colpevole ma non la colpa. Castellucci è stato condannato senza colpa”.

La presidente del Comitato ricordo vittime ponte Morandi, Egle Possetti, al termine della lettura della sentenza ha dichiarato: “Alla luce delle spiegazioni tecniche del nostro avvocato siamo molto soddisfatti soprattutto siano state individuate delle responsabilità perché era inaccettabile che questa vicenda con tutti gli elementi che supportavano l’impianto accusatorio potesse finire senza degli imputati e senza delle pene importanti”.

“Ha retto l’impianto accusatorio – ha aggiunto – i tre filoni (Aspi, Spea e Mit, ndr) degli imputati sono stati tutti coinvolti nelle pene e soprattutto la cosa che a me preoccupava molto era che non ci fosse un’aggravante che poi influiva sulla prescrizione invece ha retto l’aggravante dell’omicidio stradale per cui le prescrizioni saranno più a lungo termine. Questa era un po’ la mia preoccupazione prima di parlare con l’avvocato. Quindi – ha concluso – siamo soddisfatti, contenti è un’altra cosa, soddisfatti”.

“L’impianto ha tenuto pienamente, quindi il ponte è caduto perché c’erano delle responsabilità gravi e le pene sono pene che ci dicono di una significatività di questi comportamenti”, ha affermato l’avvocato Raffaele Caruso, legale del Comitato ricordo vittime ponte Morandi. Per il legale “c’è stata una scelta di andare a cercare in ogni settore, distinguere ogni singola posizione, quindi un lavoro che è stato assolutamente individualizzante di tutte le posizioni, non c’è una responsabilità di posizione ma c’è una responsabilità personale che è confermata dalle stesse assoluzioni che ci dicono che sono andati a guardare cosa ha fatto ciascuno e non semplicemente il ruolo”.

“Il quadro che a noi conferma la correttezza dell’impianto è il fatto che ci siano responsabilità in tutti i soggetti e in tutti i settori all’interno delle diverse società e anche nello Stato. Poi c’è stata una scelta all’interno di questi soggetti di individualizzare le analisi che è giusto che sia così”, ha concluso il legale.

In aula ad ascoltare la lettura della sentenza c’era anche la sindaca di Genova, Silvia Salis. Presente in aula anche il presidente del Consiglio regionale della Liguria, Stefano Balleari. “Questa è una giornata dal peso storico emotivo enorme per la città di Genova e una sentenza che era attesa da tempo e il mio pensiero va ovviamente alle vittime, ai parenti presenti delle vittime, il mio ringraziamento va all’enorme lavoro della magistratura, una giornata dovuta per tutto quello che è successo, una giornata dovuta alle vittime, ai loro parenti e alla città di Genova”, ha detto Salis.

“Quelle 43 vittime meritano giustizia, i loro familiari non potranno mai essere consolati a sufficienza. Autostrade per l’Italia, e qua hanno ragione i familiari delle vittime, al di là delle scuse, deve rispondere con i fatti, con gli investimenti, con la manutenzione ordinaria e straordinaria e nuove opere, soprattutto in un territorio come quello genovese e ligure dove la strage si è compiuta”, ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, parlando della sentenza. “Se i giudici hanno ritenuto così chi ha sbagliato deve giustamente pagare”, ha aggiunto.

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