Quattro anni di lavoro, dodici tracce e un’intuizione che attraversa secoli e continenti. Crisso, rapper, cantautore e compositore casertano, pubblica Pieni di voi, vuoti di me, un album che mette in dialogo il rap con la kora e con la tradizione dei griot dell’Africa occidentale. Il disco è disponibile su Spotify dal 23 ottobre.
L’intuizione di partenza è semplice quanto sorprendente: quanto sono davvero lontani un griot mandingo e un rapper contemporaneo? Entrambi affidano alla parola, al ritmo e alla narrazione il compito di raccontare il proprio tempo. Il griot custodisce genealogie, storia e identità delle proprie comunità attraverso musica e racconto orale. Il rapper fa lo stesso, in un altro tempo e in un altro contesto, con la voce, la scrittura e il beat. Su questa prossimità — non su una semplice fusione di generi — Crisso costruisce il progetto più ambizioso della sua carriera.
La kora come punto di partenza
Tutto comincia circa quattro anni fa, quando Crisso si innamora della kora, arpa a 21 corde profondamente legata alla cultura mandinga. Lo strumento lo porta ad approfondire il mondo da cui proviene e, progressivamente, a riconoscere nell’antica figura del griot qualcosa di sorprendentemente vicino alla propria esperienza di rapper. Da quella curiosità nasce la ricerca di musicisti con storie, provenienze e linguaggi differenti, alcuni appartenenti direttamente alla tradizione dei griot, altri con un percorso personale che li ha portati alla musica dell’Africa occidentale.
Tra i collaboratori del disco c’è Jabel Kanuteh, nato in Gambia in una famiglia di griot, avvicinatosi alla kora fin dall’infanzia. Con lui Crisso ha realizzato Cuore Griot, primo singolo estratto dall’album e pubblicato nel luglio 2026, e Uruk-hai. Adama Koeta, nato a Bobo-Dioulasso in Burkina Faso in una famiglia di griot e cresciuto tra balafon, percussioni, n’goni e kora, compare in Djala insieme ad Arnaud Fillion. Founé Sow, artista di radici senegalesi e maliane, presta voce e presenza alla title track. Miriam Lieberman, cantautrice australiana che ha studiato la kora in Guinea e Mali arrivando a lavorare con Toumani Diabaté, canta in Much as I Try.
Il perimetro del progetto si allarga ulteriormente con Badara Seck, artista senegalese coinvolto in La danza della pioggia, e con Afro D-King, Tania She, Steve Alkebulan, Ameh Fashi e Littel Inossah, tra gli altri.
Un disco che non sceglie un genere
Musicalmente, Pieni di voi, vuoti di me non si lascia contenere in un’etichetta. La kora attraversa il disco accanto a beat hip hop, elettronica, chitarre, archi, sax, percussioni, flauto irlandese e voci provenienti da tradizioni differenti. In alcuni brani la componente africana prevale, in altri è il rap o la canzone d’autore a guidare, in altri ancora emerge una spinta più vicina al rock. Il risultato è un disco che cambia continuamente sound e atmosfera senza perdere coerenza.
La ricerca sonora, però, è soltanto una parte del progetto. Il resto passa da ciò che Crisso incontra nei suoi viaggi e da come quell’esperienza modifica il modo in cui guarda il mondo — e prima di tutto sé stesso.
Pieni di tutto, vuoti di qualcosa
Il titolo nasce da un contrasto preciso. Nella title track, a migliaia di chilometri da casa, il protagonista osserva chi non possiede quasi nulla e riesce ancora a sorridere, mentre fa i conti con le proprie ambizioni, il superfluo e una libertà che continua a rincorrere senza riuscire ad afferrarla. Il viaggio non diventa una cartolina dell’Africa né il pretesto per contrapporre una presunta purezza all’Occidente. Diventa invece un confronto con i propri privilegi, con le contraddizioni che emergono quando ci si trova dall’altra parte e con il modo in cui si sceglie di guardare ciò che è diverso.
Crisso registra differenze e ingiustizie senza mai mettersi al riparo da ciò che racconta. Osserva e, nello stesso momento, interroga la posizione da cui sta guardando.
Questa tensione ritorna in più punti del disco. In La danza della pioggia, con Badara Seck, il privilegio elementare di avere un tetto e un pasto caldo si confronta con le contraddizioni di un Occidente capace di accumulare ricchezza, finanziare guerre e poi voltarsi dall’altra parte. In Petricore convivono terre ferite, povertà e bracconaggio, mentre il ritornello cerca ostinatamente nella danza una possibilità di ripartenza. In Obroni, realizzata con Littel Inossah e la sua famiglia, la prospettiva si ribalta del tutto: è Crisso stesso a essere lo straniero, l’obroni, l’uomo bianco che arriva da fuori e si ritrova osservato da una posizione completamente diversa da quella abituale.
Il brano attraversa Accra, le strade, i kayayei, i bambini nelle piantagioni, i predicatori, le richieste di denaro della polizia. Poi lo sguardo torna su chi guarda: nell’outro compare l’immagine di chi fotografa un bambino nero perché quella fotografia genererà like. Una provocazione che sposta l’attenzione da ciò che viene osservato a chi osserva e al modo in cui sceglie di farlo.
Cosa resta di un viaggio
Pieni di voi, vuoti di me non idealizza ciò che incontra e non assolve chi guarda. È un disco che guarda ciò che fa male senza concedergli l’ultima parola.
Questo è il mio progetto più grande, quello a cui ho dato davvero tutto, racconta Crisso. Ci ho lavorato per quattro anni, cercando musicisti che potessero dare un contributo reale a quello che avevo in mente e lasciando che il disco cambiasse anche me lungo il percorso. Volevo mettere in relazione il mio modo di scrivere con la kora, con i griot e con culture che mi affascinano da sempre, senza limitarmi a prenderne il suono in prestito.
La tracklist completa conta dodici brani: Aire con Tania She, We Can con Afro D-King, Cuore Griot e Uruk-hai con Jabel Kanuteh, Djala con Adama Koeta e Arnaud Fillion, la title track con Founé Sow, La danza della pioggia con Badara Seck, Live Your Life con Steve Alkebulan, Much as I Try con Miriam Lieberman, Petricore con Ameh Fashi, Welcome to Ghana e Obroni con Littel Inossah e la sua famiglia.
Il disco è disponibile su Spotify e sulle principali piattaforme digitali.