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Contro gli estremismi: Adriano Fabris e l’elogio della mediazione come antidoto alla polarizzazione

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In un’epoca in cui alzare la voce sembra diventato più semplice che ascoltare, Adriano Fabris sceglie di andare controcorrente. Il filosofo, professore ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa, pubblica con Scholé — marchio di Editrice Morcelliana — Contro gli estremismi. Elogio della mediazione, un saggio che affronta uno dei nodi più urgenti del presente: la progressiva scomparsa della capacità di mediare nei conflitti, nelle relazioni e nel dibattito pubblico.

Il libro parte da una tesi scomoda: l’estremismo non è un’anomalia, ma una modalità sempre più ordinaria di stare nel mondo. Comunicazione aggressiva, polarizzazione politica, intolleranza sui social, rigidità nei rapporti di lavoro — Fabris individua in questi fenomeni non episodi isolati, ma i sintomi di una tendenza strutturale che attraversa la società contemporanea. Le recenti proteste violente tra Italia e Francia, da Milano a Torino fino a Parigi, offrono all’autore un esempio concreto di quanto siano fragili le istituzioni democratiche quando viene meno la volontà di confrontarsi.

Aristotele, Kant e i social media: un dialogo tra filosofia e quotidiano

La forza del saggio sta nel metodo. Fabris non si limita all’analisi astratta, ma intreccia la riflessione filosofica con situazioni della vita di tutti i giorni: i programmi televisivi, la comunicazione politica, l’impazienza di fronte agli imprevisti. Da questi punti di partenza risale ai grandi nodi del pensiero occidentale, mettendo in dialogo Aristotele con i social media, Kant con l’intelligenza artificiale, Nietzsche con quella «volontà di potenza» che, nelle sue parole, esprime il bisogno di avere ragione a ogni costo.

Il risultato è quello che l’autore chiama una filosofia del limite: non un invito alla rinuncia o alla resa, ma la ricerca delle condizioni che rendono ancora possibile il confronto. Mediare, in questa prospettiva, non significa cedere. Significa, come scrive Fabris, dischiudere un’altra prospettiva, in cui le relazioni fra noi esseri umani e quelle con il mondo possano svilupparsi a vantaggio di ciascuno.

La mediazione come pratica, non come debolezza

Al centro del libro c’è una rivalutazione della mediazione come arte della comunicazione interpersonale. Fabris la descrive come pratica ed esercizio mentale e spirituale della ragione, contrapposta alla violenza — sempre ingiustificata — e al dogmatismo che preferisce le opinioni certe al dubbio produttivo. In un clima in cui la campagna elettorale si infiamma e il dibattito pubblico si polarizza, il saggio arriva in un momento in cui la domanda che pone è tutt’altro che accademica.

L’autore non propone soluzioni facili. Riconosce che la storia umana è costellata di prepotenza e arroganza, ma sostiene che qualcosa di specifico si è rotto nel presente: la volontà stessa di dialogare e collaborare. Recuperarla richiede un cambio di prospettiva, un orientamento verso le condizioni che rendono possibile il confronto piuttosto che verso la vittoria nel conflitto.

Chi è Adriano Fabris

Adriano Fabris insegna Filosofia morale ed Etica e deontologia dell’intelligenza artificiale all’Università di Pisa. È membro del comitato etico dell’Osservatorio del Ministero del Lavoro sull’impatto dell’IA sul mondo del lavoro. Tra i suoi lavori più recenti per Morcelliana e Scholé: Etica delle nuove tecnologie (2021), La fede scomparsa. Cristianesimo e problema del credere (2023) e, con Loredana Perla, Insegnare con l’intelligenza artificiale (2025).

Contro gli estremismi. Elogio della mediazione è in libreria. Il volume conta 192 pagine e costa 16 euro.

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