HomeCulturaArteConsagra: scultura e pittura e la “necessità del colore”

Consagra: scultura e pittura e la “necessità del colore”

[oblo_image id=”1″]Il pensiero e l’opera di Pietro Consagra, nato nel 1920 e scomparso nel 2005, rivestono un ruolo davvero speciale nell’ambito della riflessione estetica della seconda metà del ‘900. Al Museo Castelvecchio di Verona una mostra ne ripercorre l’evoluzione creativa: dall’immagine frontale alla teorizzazione della “bifrontalita’”, dalla “necessita’ della scultura” alla “necessita’ del colore”. L’esposizione di Verona realizzata in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra e aperta al pubblico fino al 30 marzo 2008 alla Galleria dello Scudo e al Museo di Castelvecchio, dove nel 1977 fu allestita da Carlo Scarpa l’indimenticabile mostra voluta da Giovanni Carandente e Licisco Magagnato, percorre con cinquanta opere di pittura e scultura, l’arco di quarant’anni di lavoro, a far data dal 1964.

[oblo_image id=”2″]Dopo le grandi mostre personali all’Accademia di Brera a Milano nel 1996, al Mathildenhöhe Institut a Darmstadt l’anno dopo e alla Biennale del Cairo nel 2001, che hanno documentato, a partire dalla fine degli anni ’40, le “forme” molteplici di un fare arte con sapienza e provocazione, oggi una rassegna dal taglio inedito che pone al centro del dibattito alcuni aspetti peculiari di una lunga stagione creativa e intende sottolineare il radicale e innovativo cambiamento nel linguaggio di Consagra attorno alla metà degli anni ‘60. Dalla “necessità della scultura” alla “necessità del colore”: un tragitto che Pietro Consagra percorre sino agli ultimi anni, a partire dai Piani sospesi, concepiti tra il 1964 e il 1965, cui seguono poco dopo i Ferri trasparenti, fantastiche presenze dal profilo curvilineo e dagli spessori ancor più assottigliati, ben rappresentati nella rassegna da Ferro trasparente blu “addio Cimabue” e da Ferro trasparente rosa, entrambi del 1966, e, ancora, i Piani appesi e i Giardini, tutti lavori esposti nelle personali tenutesi tra il 1966 e il 1967 nelle sedi della Galleria Marlborough a Roma e New York, e al Museum Boymans-van Beuningen di Rotterdam.

[oblo_image id=”3″]L’itinerario si apre, nella superba Galleria delle Sculture, con Trama, l’imponente installazione di sette sculture bifrontali di legno, uno degli esempi più significativi del nuovo indirizzo della ricerca di Consagra. Progettata per la Biennale di Venezia del 1972, era allestita all’ingresso del Padiglione Italia in uno spazio volutamente ristretto, per indurre il visitatore a un attraversamento coinvolgente. Trama è realizzata l’anno in cui l’artista scopre il fascino delle “pietre” e delle infinite varianti della policromia in natura: nascono allora sculture di forte impatto, per l’enfasi dei marmi preziosi da cui sono ricavate e, soprattutto, per la modalità di approccio del tutto nuova richiesta allo spettatore. Prove di questo sperimentare sono, nelle sale della Galleria dello Scudo, la Bifrontale pietra della Versilia giallo di Siena del 1973 e la Bifrontale onice giallo del 1975, che anticipano di poco le due imponenti Muraglia “Cangrande”, marmo rosso Magnaboschi e Muraglia, giallo Mori e verde Alpi, innalzate nel giardino di Castelvecchio dopo un accurato restauro, proprio dove Scarpa le aveva collocate nella mostra del 1977.

[oblo_image id=”4″]Una particolare attenzione viene dedicata all’attività pittorica, documentata da numerose tele di grande formato. Così, il coloratissimo Fondo giallo dipinto nel 1981, o la moltiplicazione delle immagini che occupa l’intero campo di Fondo rosa del 1984, sottolineano quanto stretto sia il dialogo con i coevi lavori di pietra o di legno, quasi un cortocircuito che assesta la pittura di Consagra in una posizione per nulla secondaria rispetto alla scultura. Chiude l’esposizione la Doppia bifrontale, un ferro bianco di cinque metri di lunghezza eseguito nel 2000, successivamente ingrandito in ancor più monumentali dimensioni per la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo.

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