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Colazione al Fiorucci store, l’amore in chiave iperpop

[oblo_image id=”1″]Un lungo monologo come omaggio ai personaggi di Holly ePaul di Colazione da Tiffany, famoso film degli anni ’60, conun’impalpabile e un po’ folle Audrey Hepburn. Si tratta di Colazione al Fiorucci store, spettacolo teatrale portato in scena al Libero di Milano, dal 22, al 24 aprile.

Una pièce simpatica, ironica e coinvolgente, che ha avuto come unica protagonista la bravura di Silvia Mendola, su testo tratto da un racconto del libro di Gemma Gaetani: Innamorarsi di un poeta è bello (edito LainFazi, 2005).

Lospettacolo parte dal presupposto che l’amore è sempre un parlare a sestessi, l’interpretazione di atti e gesti che alla fine sonoinevitabilmente soggettivi, come di fatto spiega il filosofo Barthes,in “Frammenti di un discorso amoroso”, a cui il racconto di Gaetani siè ispirato.

[oblo_image id=”5″]Laprotagonistanarra agli spettatori, la storia del suo amore per unpoeta: l’incontro, l’entusiasmo, le perplessità, la felicità dellaconvivenza, fino all’abbandono, che annienta l’anima e ti costringe abilanci e analisi spesso devastanti. Ma alla fine la giovane donnarisulterà a se stessa comunque vincente e si renderà conto di averamato “nell’oggetto desiderato”, quello che in lei mancava, arrivandoperò alla conclusione, come di fatto affermato dalla regista dellapiece, Alioscia Viccaro: “Che nella vita come nella scrittura nessunopuò essere il nostro specchio e la risposta ai propri limiti”.

Edecco quindi che i ruoli si ribaltano, alla fine è Paul a trasformarsinel vera Holly e non viceversa. Sarà quindi l’uomo forse ad apparirepiù forte, più evanescente, attraverso i classici e poco concludentiescamotages della fuga e dell’ipocrisia.

La scenografia, essenziale, un po’ psichedelica, e iper-pop,riambienta la storia di Colazione da Tiffany ai nostri giorni e lacelebre gioielleria diventa il Fiorucci Store, dalla tipica locationfucsia, un po’ da casa di Barbie; mentre la vicenda si svolge a Milano,negli anni ‘80, quelli dei paninari e di sposerò Simon Le Bon.

Un applauso prolungato è andato a Silvia Mendola,che ha tenuto la scena per 60 minuti, portando lo spettatore a volte asorridere amaramente, ed a riflettere su tematiche che si fa semprefatica ad analizzare in modo obiettivo, soprattutto quando ciriguardano in prima persona.

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