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Camera sul mare: Bilavinia scrive una canzone d’amore per un luogo che non può più chiamare casa

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Bilavinia pubblica Camera sul mare, un singolo che ribalta la grammatica della canzone d’amore: il destinatario non è una persona, ma un luogo. Un mare visto dall’autostrada, una stanza d’albergo diventata rifugio, un molo. Spazi che smettono di essere abitabili — fisicamente o emotivamente — pur continuando a esistere.

Il brano è scritto nell’aprile 2026 e arriva a pochi mesi da Settembre, con cui la cantautrice milanese aveva inaugurato il proprio percorso discografico la scorsa estate. Ma Camera sul mare nasce da un impulso diverso, più urgente. Non immaginavo che sarebbe diventata una canzone vera, né che quello che stavo provando in quel momento sarebbe potuto diventare di altri, racconta. Ma forse le canzoni non le creiamo sempre noi: qualche volta sono loro a venirci a trovare quando ne abbiamo bisogno.

Un addio a un luogo, non a una persona

Nel testo compaiono riferimenti precisi e radicati: la Statale, il mare visto dall’autostrada, un molo, una stanza d’albergo che negli anni era diventata un porto sicuro. Sono interlocutori reali, destinatari della mancanza e del perdono, che occupano il posto che di solito spetta a una persona. Il verso Voglio solo andare a casa ma casa non c’è non descrive un luogo scomparso: descrive il momento in cui un luogo continua a esistere ma non può più essere abitato nello stesso modo.

Nel finale i due piani — geografico e affettivo — si sovrappongono. La canzone si apre anche alla persona associata a quella perdita, e il congedo diventa doppio: Ora vado, ti perdono, scusa se non ti saluto, mi mancherai. Ti aspetto alle prossime vite o in paradiso. Conservami una camera sul mare. Da quest’ultima richiesta nasce il titolo: una stanza da lasciare idealmente libera là dove si continua a sentire di appartenere.

Questa canzone parla d’amore, ma non nel senso più tradizionale del termine, spiega Bilavinia. Parla dell’amore per un luogo. E come ogni amore porta con sé anche il vuoto della mancanza e il senso di abbandono che proviamo quando qualcosa che sentivamo nostro non può più esserlo allo stesso modo.

Identità e appartenenza: la ricerca che arriva allo stesso punto

La storia personale da cui nasce il brano incontra un tema che la ricerca scientifica sta tornando a osservare. Nel marzo 2026 Ashley N. Krause e altri sei ricercatori hanno pubblicato uno studio condotto attraverso cinque esperimenti, rilevando come gli spazi ai quali siamo fortemente legati siano associati alla percezione di coerenza, significato e direzione della propria vita. Anche il semplice richiamarli alla memoria, secondo lo studio, incide su queste dimensioni.

Camera sul mare nasce mesi prima e da tutt’altra esperienza. Arriva però sorprendentemente vicino alla stessa idea: che un ambiente al quale abbiamo legato una parte della nostra identità possa perdere ciò che lo rendeva casa, e che insieme a quell’ambiente si perda anche una parte di noi.

La voce al servizio della canzone

Il singolo segna anche un passaggio nella definizione artistica di Bilavinia, nome d’arte di Veronica Lavinia Cattaneo. Nata come interprete, è arrivata alla scrittura successivamente, portando nei brani una concezione precisa della vocalità. Per me la musica viene prima, afferma. La voce deve essere al suo servizio, non al servizio di chi canta. Non mi interessa che una canzone serva a dimostrare che cosa so fare vocalmente. Mi interessa che sia convincente, coerente, armoniosa e capace di trasmettere ciò che desidero comunicare.

Il brano è prodotto e co-composto nella parte strumentale da Alessandro Mancuso al Relik Studio di Gallarate, con le parti pianistiche di Jacopo Bellometti. Camera sul mare anticipa la direzione del primo album di Bilavinia, previsto per il 2027.

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