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Basta poco per lasciare il segno. Anche in negativo

[oblo_image id=”1″] Chissà quanti hanno sognato la maglia del Manchester United e i cori dei tifosi dell’Old Trafford. Una squadra e uno stadio da leggenda: arrivarci può essere il coronamento di una carriera. Ma non sempre è tutto oro quello che luccica. Ne sa qualcosa Massimo Taibi, portiere con una lunga militanza in serie A accompagnata dalla stima di allenatori e addetti ai lavori. Oltremanica, però, il nome dell’attuale estremo difensore dell’Ascoli è legato all’infelice esperienza nel dream team di Alex Ferguson. Stagione 1999/2000: il Manchester campione d’Europa si affida a Taibi con la convinzione di aver trovato l’erede di Peter Schmeichel. L’esordio è anche incoraggiante con una serie di interventi provvidenziali contro il Liverpool. Poi però arriva il “fattaccio”: una papera su un innocuo tiro di Matthew Letissier contro il Southampton segna l’avventura inglese del nostro portiere. Viene rispedito al mittente con appena quattro presenze in archivio mentre i giornali si scatenano. Il soprannome più comune è il cieco di Venezia, ma il sarcasmo della stampa è inesauribile. Neanche il tempo riesce a placare il livore dei tabloid fino all’ultimo sgarbo firmato dal Times che lo ha eletto peggior portiere della storia. Ma in un curioso scambio di ruoli, a mostrare il classico self control britannico è lo stesso Taibi. “I giornali sono stati poco lord. Comunque, se a distanza di così tanto tempo parlano ancora di me o gli manco o non hanno di meglio di cui scrivere”. Forse più semplicemente si trattava di un matrimonio infelice. Ma se oltremanica qualcuno non riesce a chiudere la polemica, il nostro portiere ha reagito da numero uno ricostruendosi una carriera più che dignitosa girovagando per i campi di A. Il Manchester rimarrà un sogno, ma si può vivere bene anche senza…

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