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Archivi dello spettacolo dal vivo: un nuovo volume esplora la memoria effimera di teatro, cinema e circo

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Come si conserva la memoria di un evento che esiste solo nel momento in cui accade? È la domanda al centro di un nuovo volume pubblicato da FrancoAngeli, dedicato agli archivi dello spettacolo dal vivo — teatro, cinema, circo — e al paradosso che li definisce: custodire ciò che per natura sfugge alla conservazione.

Il libro nasce da una riflessione che attraversa due mondi spesso paralleli ma raramente in dialogo: quello delle arti performative e quello della scienza archivistica. Scene, costumi, bozzetti, burattini, marionette e maschere custoditi nei depositi di teatri e compagnie non sono reperti inerti: molti continuano a essere usati in scena, e le riprese video servono come base documentaria per riallestimenti e riprese. L’archivio, in questo campo, è vivo.

Il volume ha due obiettivi dichiarati. Il primo è aprire un canale stabile tra chi fa spettacolo e chi si occupa di archivi, due comunità che si sono spesso sfiorate senza costruire progettualità comuni. Il secondo è più ampio: sensibilizzare pubblico e addetti ai lavori su un tema che in Italia resta ancora poco esplorato, nonostante l’impegno di numerosi operatori e studiosi.

Gli autori: tre voci tra palcoscenico, archivio e istituzioni

Il volume è curato da Oliviero Ponte di Pino, figura centrale nel panorama della critica e della saggistica teatrale italiana. Giornalista, autore radiofonico e televisivo per la RAI, ha fondato nel 2001 il sito ateatro.it e conduce Piazza Verdi su Radio3. Tra i suoi libri più recenti, Un teatro per il XXI secolo (FrancoAngeli, 2021) e Cultura (Vita&Pensiero, 2023).

Con lui firma il volume Elena Puccinelli, fondatrice e direttrice di Memoria & Progetto, esperta di tutela degli archivi e valorizzazione del patrimonio culturale. Laureata in Storia Moderna e diplomata alla Scuola di Archivistica, insegna Storia della moda e coordina un corso di specializzazione in Fashion Archive. Tra le sue pubblicazioni, Eleganza Tecnica (Skira, 2016) e Franco. Il sarto dalle linee semplici (Nexo, 2017).

Completa il gruppo Annalisa Rossi, che dal 2017 lavora al Ministero della Cultura e dirige attualmente la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e Trentino Alto Adige. Ha una carriera ventennale nella formazione e nella ricerca in Italia, Europa e Stati Uniti, e tiene una rubrica settimanale sul patrimonio culturale per il Corriere della Sera.

La memoria come ossimoro: l’arte effimera e i suoi archivi

Il punto di partenza teorico del volume è provocatorio. Gli archivi dello spettacolo dal vivo sono definiti dagli autori un ossimoro: vogliono trasmettere la memoria di qualcosa che si consuma nel momento stesso in cui esiste. Eppure lo spettacolo è, prima di tutto, un’arte della memoria. La memoria dell’attore che ripete il copione, del danzatore che esegue la coreografia, dello spettatore — unico luogo dove lo spettacolo continua a vivere dopo il sipario. E la memoria di una tradizione che torna a testi vecchi di 2500 anni, affondando le radici nel rito.

È da questa tensione irrisolta che nasce la necessità di un libro come questo. L’ingresso è libero alla riflessione: il volume è disponibile per richiesta di copia recensione.

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