Alberto Burri. La misura dell’equilibrio

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A Parma, fino al 2 dicembre prossimo, presso la Fondazione magnani Rocca sarà possibile visitare la mostra antologica di Alberto Burri dal titolo “La misura dell’equilibrio”.

[oblo_image id=”2″]La  sede museale della Fondazione Magnani Rocca, luogo di importanti rassegne, ospita, tra le altre opere di Gentile da Fabriano, Filippo Lippi, Carpaccio, Durer, Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya, Monet, Cezanne, De Chirico, De Pisis, Moranti, oltre a sculture di Canova e Bartolini. Oltre alla sede museale di tutto rilievo, si susseguono mostre temporanee di grande interesse.

Alle mostre temporanee su Goya e Sironi fa seguito questa significativa mostra antologica dedicata ad Alberto Burri.

L’arco temporale delle opere esposte copre tutta l’attività di Burri, a partire dai primi esperimenti dell’artista con la materia, ai sacchi degli anni cinquanta fino ai cretti degli anni settanta per arrivare al grande nero cellotex del 1975.

La ricca e complessa biografia di Burri è strettamente connessa con la sua attività artistica e il percorso tra le opere  di Burri che si snodano nel percorso della splendida villa che ospita la Fondazione Magnani Rocca ci accompagna a scoprire la vita del maestro come filo conduttore e chiave di lettura per i suoi quadri e per la ricca storia di uomo e di artista che vi si legge dietro. Alberto Burri nasce a Città Di Castello nel 1915. Dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1940, nel corso della seconda guerra mondiale viene fatto prigioniero dagli inglesi e portato nel campo di concentramento texano di Hereford, qui, utilizzando materiali di fortuna, comincia a dipingere. Tornato in Italia nel 1946, si trasferisce a Roma, dove l’anno successivo, alla galleria La Margherita, tiene la sua prima personale. Nel 1948, espone sempre nella stessa galleria, le prime opere astratte: Bianchi e Catrami.

Nel 1949 realizza SZ1, il primo Sacco stampato. Nel 1950 comincia con la serie le Muffe e i Gobbi e utilizza per la prima volta il materiale logorato nei Sacchi. Nel 1951  Burri partecipa alla fondazione del Gruppo Origine, insieme a Ballocco, Capogrossi e Colla.

[oblo_image id=”1″]Nel 1952 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, presentando l’opera il Grande Sacco. Con le mostre di Chicago e New York del 1953 inizia il grande successo internazionale. Nel 1954 realizza piccole combustioni su carta. Continua a utilizzare il fuoco anche negli anni successivi, realizzando Legni (1956), Plastiche (1957) e Ferri (1958 circa).

Nel 1955 espone all’Oakland Art Museum. Nel 1973 inizia il ciclo dei Cretti e su questo filone colloca l’immenso sudario di cemento con cui rivestì i resti di Gibellina in un mirabile esempio di land art. Nel 1976 inizia a lavorare ai Cellotex (In mostra quello del 75 appartenente all’Università di Parma). Al 1979 risalgono i Cicli, che domineranno tutta la sua produzione successiva. Il primo, intitolato Il Viaggio, viene esposto negli Ex-Seccatoi del Tabacco di Città di Castello. Presenterà altri cicli a Firenze. (1981), Palm Springs (1982), Venezia (1983), Nizza (1985), Roma, Torino (1981 e Rivoli (1991).

Nel 1981 viene inaugurata la Fondazione Burri in Palazzo Albizzini a Città di Castello. Nel 1990 si apre, sempre a Città di Castello, la seconda sede della Fondazione, presso gli ex-Seccatoi del Tabacco. Burri muore a Nizza nel 1995.

Le opere presenti sono esemplari scelti nell’osservanza del principio più volte ribadito da Burri stesso, secondo cui “il mio primo quadro è uguale all’ultimo”; le opere trovano collocazione nello spazio secondo un allestimento in relazione ad esso, altro principio caro al Maestro.

Da supporto neutro e vincolante, la tela diviene in tal modo un elemento attivo, sinergicamente partecipe del processo creativo.

La mostra, a cura di Bruno Corà e Chiara Sarteanesi per la Fondazione Burri, mette in risalto, accanto alle opere di grande formato, altri aspetti particolari della produzione di Burri, come libri d’artista in edizione limitata e opere di piccolo formato, che rispecchiano mirabilmente gli aspetti dell’arte del Maestro nell’equilibrio delle composizioni e della materia cromatica.