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Addio a “lo Scuro”: una vita per il biliardo

[oblo_image id=”1″] Una vita per il biliardo. Da quando affollava le sale appesantite dal fumo per arrotondare lo stipendio delle Poste fino ai più prestigiosi tornei in giro per il mondo. Marcello Lotti ha avuto per oltre mezzo secolo la stecca come fedele compagna di viaggio nobilitando il biliardo da passatempo per fannulloni a disciplina sportiva da vivere con passione e professionalità. Nove titoli italiani, insuperabile sia nei 5 birillli sia nella goriziana, geniale ed innovatore nei colpi di sponda. Figura di riferimento per gli esperti, volto noto però anche al grande pubblico. Perchè la sua era una faccia che bucava lo schermo. Accigliato, con un broncio sornione di chi ha il completo controllo della situazione, l’espressione impenetrabile da perfetto giocatore di poker. Così è nata la collaborazione con Francesco Nuti che lo ha voluto come interprete di se stesso in Io, Chiara e lo Scuro e nel sequel Casablanca, Casablanca. Film curati in ogni particolare con l’attore e regista toscano irremovibile nel voler eseguire personalmente tutti i colpi dell’indimenticabile finale senza ricorrere ad alcun trucco cinematografico. “L’ottavina reale? Se la ricorda bene il Nuti…Per riuscirci, ha dovuto riprovare quella scena 46 volte” ricordava lo Scuro con un fondo d’ironia. Lui l’ottavina reale l’aveva inventata qualche anno prima. Basta sbirciare su internet per trovare clip con i suoi colpi migliori: arabeschi raffinati dove si fondono geometrie perfette e fantasia nello scovare traiettorie insospettabili. Nella vita, Marcello Lotti non giocava mai a fare il personaggio. Lo era. Magnetico e umile al tempo stesso. Sereno nell’accettare il passare degli anni e il ricambio generazionale con il sopraggiungere delle nuove leve. Schietto con se stesso, incapace di tradire il suo biliardo quando oltre oceano gli offrirono un contratto per “convertirsi” ad una variante che stravolgeva il suo modo di intendere il gioco. Mai un atteggiamento ostile o poco rispettoso verso l’avversario. Anzi, quando stravinceva concedeva l’ultima mano all’avversario. Un gesto da signore: nobile più d’animo che di portafoglio. Ci mancherà Marcello Lotti, lo Scuro.

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