Rimanda al mittente la richiesta del ministro Luca Ciriani, Roberto Vannacci, a cui il titolare dei rapporti con il Parlamento del governo Meloni aveva chiesto, in mattinata, di prendere le distanze dal presidente russo Putin, invitandolo ad ammettere che il numero uno del Cremlino è un dittatore che ha invaso un Paese libero. “Se Ciriani vuole fare catechismo, vada in chiesa -replica Vannacci all’AdnKronos– Io voglio fare l’interesse degli italiani. Non mi interessa altro. Io la guerra l’ho fatta per trent’anni e al mio fianco lui non l’ho mai visto. Forse frequentava la facoltà di Lettere, oppure era già entrato in politica a vent’anni, per trascorrervi poi tutta la vita, passando da una poltrona all’altra. Perciò non mi venga a parlare, dalla sua calduccia poltrona, di dittatori, invasioni, guerre e libertà dei popoli”, aggiunge.
Ciriani “non l’ho mai sentito definire dittatore Erdogan quando, nel 2018, le forze turche entrarono ad Afrin, in Siria. E non l’ho visto scendere in piazza per difendere la libertà del popolo siriano. Non l’ho visto partire con zaino e moschetto per difendere il popolo del Nagorno-Karabakh, attaccato e invaso dall’Azerbaigian tra il 2020 e il 2023, né per difendere la libertà del popolo della Repubblica di Artsakh. Anzi, il nostro Paese continua a importare da Baku circa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno”. E ancora: “Non ricordo che si sia strappato i capelli — anche se potrebbe essere — per i bombardamenti della Nato su Belgrado, condotti senza una risoluzione dell’Onu, o per l’invasione statunitense dell’Iraq, giustificata con il falso pretesto delle armi di distruzione di massa. E non l’ho sentito neppure invocare sanzioni contro gli Stati Uniti per i bombardamenti sull’Iran, né mobilitarsi per difendere il popolo iraniano. Non l’ho mai visto indignarsi contro la monarchia assoluta dell’Arabia Saudita, uno dei regimi più autoritari al mondo, dove le esecuzioni capitali vengono ancora praticate pubblicamente. Anzi, nel 2025, il governo di cui fa parte ha stretto proprio con Riad accordi commerciali per un valore dichiarato di 10 miliardi. Evidentemente, in quel caso, la libertà del popolo saudita non era una priorità per il nostro letterato”.
“Io oggi faccio politica. Il catechismo lo lascio a lui. E per gli interessi degli italiani continuo a sostenere che una brutta pace sia comunque preferibile a quella brutta guerra che questa Europa e questo governo italiano continuano a finanziare. Soprattutto, continuo a ritenere che i circa 20 miliardi di euro complessivamente destinati dall’Italia all’Ucraina avrebbero dovuto essere impiegati per rispondere alle necessità degli italiani: dei nostri operai, agricoltori, pescatori, studenti, artigiani e pensionati; delle famiglie che non arrivano a fine mese e delle imprese costrette a chiudere. Vada pure a difendere i popoli, io quelli li ho già difesi col fucile in mano. Io oggi, da politico, difendo gli italiani”, conclude.