Restituire a Melania Rea la sua identità di donna, madre, figlia e sorella, andando oltre la cronaca nera e il clamore mediatico che per anni hanno accompagnato il caso. È questo l’obiettivo di ‘Melania Rea’, la nuova serie Hbo Original diretta da Stefano Mordini, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e dal 6 novembre su Hbo Max. Protagonisti Maria Esposito, nei panni di Melania, e Daniele Rienzo, nel ruolo di Salvatore Parolisi. Più che la ricostruzione di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni, il progetto si propone di raccontare una relazione segnata da controllo, manipolazione e violenza psicologica, riportando al centro la figura di Melania e il tema della violenza di genere. Per il regista Stefano Mordini, la sfida è stata trovare l’equilibrio tra verità e racconto cinematografico, senza mai dimenticare le persone reali dietro la vicenda: “Dobbiamo restituire una verità e lo dobbiamo fare soprattutto con un grande rispetto e responsabilità. Non ti puoi dimenticare che dietro quei personaggi ci sono delle persone che hanno veramente vissuto quella dimensione, quella sofferenza”.
La sceneggiatrice Doriana Leondeff ha spiegato che il punto di partenza del lavoro è stata una lettera scritta da Melania al marito pochi mesi prima che le fosse uccisa. “In questa lettera lei si scusava, chiedeva perdono, si addossava ogni responsabilità e ogni colpa del fallimento del loro matrimonio”, ha raccontato. Un documento che ha permesso agli autori di mettere al centro “la relazione maltrattante che legava Melania a Parolisi”. “Questo è un femminicidio”, ha aggiunto la sceneggiatrice, ricordando come nel 2011 quel termine fosse ancora poco utilizzato nel dibattito pubblico. “Il cuore di questa relazione era la violenza psicologica e il ricatto emotivo di cui Melania rimane vittima”. L’unica colpa di Rea, secondo Leondeff, “è quella di aver creduto al principe azzurro, che ha fatto più danni e più vittime di tutti i più grandi dittatori della storia anche recente messi insieme”. Sulla stessa linea anche Bianca Rondolino, che ha sottolineato come il racconto mediatico dell’epoca si fosse soffermato soprattutto sugli aspetti più morbosi della vicenda. “La cronaca si concentrò moltissimo sui tradimenti, che in realtà erano molto lontani dal vero centro del tipo di violenza che si è consumata tra di loro”, ha spiegato. Per questo la serie sceglie di guardare alla storia “da dentro”, concentrandosi sulle dinamiche della relazione e sulla cosiddetta “violenza invisibile”, quella che spesso non lascia segni evidenti ma che può essere altrettanto devastante.
Presente in conferenza l’attrice Maria Esposito – volto di Rosa Ricci della serie ‘Mare Fuori’ – che ha raccontato il suo approccio al personaggio: “Ho cercato di metterci quanto più umanità possibile. Ho cercato di dare un sentimento a questo personaggio e ho cercato semplicemente di metterci tutto il cuore che ho”. Anche Daniele Rienzo, chiamato a interpretare Parolisi, ha parlato della complessità del ruolo. “È stato un set difficile a cui abbiamo approcciato in punta di piedi. Ho cercato di togliermi di mezzo il più possibile in quanto persona e di far spazio a qualcosa che sinceramente non mi appartiene”, ha detto. Un’esperienza che considera però importante perché “esistono determinate strutture sociali delle quali siamo tutti un po’ vittime” e che richiedono un percorso di consapevolezza condiviso “tra uomini e donne” per poter cambiare davvero le cose.
La produttrice Simona Ercolani ha ricordato come l’intento del progetto sia stato, fin dall’inizio, quello di sottrarre Melania alla narrazione spettacolarizzata del delitto. “Molto spesso il caso veniva ricordato con il nome dell’assassino, il caso Parolisi. Invece questa è la storia di Melania Rea”, ha affermato prima di far ascoltare alla platea un messaggio vocale del fratello di Melania Rea, Michele. “Mi auguro che questa serie possa lasciare qualcosa dentro ciascuno di noi, che possa aiutare a comprendere quanto sia importante riconoscere i segnali della violenza, non giustificare mai il controllo, la paura e la sopraffazione e non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno chiede aiuto. Nessuna forma di amore può trasformarsi in possesso. Nessuna relazione può togliere a una persona la libertà, la dignità e il diritto di vivere”. In occasione dell’uscita della serie “vorrei rivolgere un pensiero a tutte le persone che si avvicinano alla nostra storia: dietro una vicenda raccontata sullo schermo c’è una realtà che non può essere dimenticata. C’è una famiglia che ha perso una figlia, una sorella, una persona amata. C’è un vuoto che nessuna parola può colmare”. Michele Rea ha parlato di “un dolore con cui si impara giorno dopo giorno a convivere”. Ma soprattutto, desidera che coloro che guarderanno la serie “non si fermassero soltanto la tragedia. Melania non era soltanto una vittima, era mia sorella. Era una persona con i suoi sogni, il suo sorriso, i suoi affetti, il suo futuro. Ed è così che vorrei che fosse ricordata, prima ancora che il modo in cui le è stata tolta la vita”. Il nome di Melania Rea “non deve rimanere legato soltanto alla sua morte, ma continui a vivere nella memoria, nella consapevolezza e nel rispetto di chi avrà conosciuto la sua storia. Perché Melania non deve essere ricordata soltanto per come è morta, ma soprattutto per il diritto che aveva di continuare a vivere”.
La collaborazione con la famiglia Rea – i genitori di Melania e il fratello Michele – e il confronto con alcune delle figure chiave della vicenda, tra cui l’avvocato della famiglia Rea, la criminologa e consulente Margherita Carlini, gli investigatori e i cronisti che hanno seguito il caso, hanno consentito un accesso esclusivo a fatti, aneddoti e testimonianze dirette, oltre che a fonti documentali verificate. La serie si avvale del patrocinio di Fondazione Una Nessuna Centomila, punto di riferimento in Italia nell’impegno contro la violenza di genere e nella promozione della sensibilizzazione su questi temi. A chiudere l’incontro è stata Giulia Minoli, presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, che ha evidenziato l’importanza di continuare il lavoro culturale contro la violenza di genere: “La violenza è prima di tutto un problema culturale”. Minoli ha inoltre richiamato la responsabilità dell’informazione nel raccontare questi casi: “La morbosità con cui è stata raccontata la storia negli anni purtroppo ce la ritroviamo ancora oggi. Questo non deve più succedere”. Nel progetto anche il contributo di BigMama, del Laboratorio Artistico della Fondazione, che firma l’inedito ‘Cicatrice’, brano che accompagna i titoli di coda dell’episodio finale. L’artista ha spiegato di aver accolto il progetto come un’occasione per restituire umanità a una vicenda spesso ridotta a un fatto di cronaca. “Ero molto piccola quando è successo e ricordavo solo il nome”, ha raccontato. “Quando pensiamo al femminicidio spesso ci resta in mente una storia, un racconto, ma non conosciamo davvero la persona che c’era dietro”.
La cantante ha poi sottolineato come il rischio sia quello di identificare una donna esclusivamente con la tragedia che ha vissuto: “Una persona viene racchiusa nella storia che ha dovuto vivere, ma quella era una persona, era una donna”. Per questo, nel suo brano, ha cercato di mettere al centro l’aspetto umano: “Ho voluto far capire che non siamo delle storie, non siamo dei racconti e non dobbiamo essere sempre delle vittime. Siamo persone”. Per BigMama “è giusto ricordare un nome, ma bisogna ricordare che dietro quel nome e dietro quella storia c’erano una donna, una mamma, una sorella, una figlia”. ‘Melania Rea’ è una produzione Originale Hbo Max prodotta da Simona Ercolani e Teresa Carducci per Stand By Me, composta da quattro episodi disponibili prossimamente in esclusiva su Hbo Max.