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Francesca Costantino: il lavoro che trasforma un manoscritto in un progetto editoriale

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Quando un lettore prende un libro dallo scaffale di una libreria, raramente immagina tutto ciò che è accaduto prima di quel momento. Dietro una pubblicazione esiste infatti un percorso articolato, fatto di letture, valutazioni, revisioni, confronti, scelte editoriali e strategie di comunicazione e di mercato. È proprio in questa fase, spesso lontana dai riflettori, che entra in gioco una figura fondamentale del mondo del libro: l’agente letterario.

Tra i professionisti che operano in questo settore c’è Francesca Costantino, agente letterario, giornalista e professionista dell’editoria, che segue gli autori nella trasformazione di un manoscritto in un progetto editoriale strutturato e pronto a confrontarsi con il mercato. Il lavoro dell’agente non si limita infatti a proporre un testo a una casa editrice. Significa innanzitutto leggere, analizzare e comprendere il potenziale di un’opera, individuandone punti di forza e aspetti eventualmente da sviluppare. Significa dialogare con l’autore, accompagnarlo nelle diverse fasi di lavorazione e, allo stesso tempo, conoscere il panorama editoriale per individuare gli interlocutori più adatti.

Prima di arrivare a un editore è necessario capire quale possa essere la sua identità, a quale pubblico rivolgersi, quale posizione possa occupare all’interno del mercato e quali elementi possano renderlo riconoscibile in un panorama caratterizzato da un’offerta sempre più ampia.

 

 

Come nasce la sua esperienza nel mondo dell’editoria e come è arrivata a diventare agente letterario?

Il mio percorso nel mondo dell’editoria dura da quasi vent’anni e, nel tempo, mi ha portata a ricoprire quasi ogni mansione, in questo mondo: ho iniziato come giornalista, sono diventata scrittrice, ho lavorato in redazione, ho aiutato in magazzino e in libreria, ho fondato una casa editrice e, attraverso tutte queste esperienze, sono arrivata al lavoro di agente letterario.

Fare anche l’editrice ha inciso molto sul mio modo di lavorare, perché riesco a valutare un manoscritto e un autore e autrice sotto vari aspetti: come autrice che conosce e ama la propria storia, come professionista che vuole investire su di essa, inserirla in un catalogo, distribuirla, promuoverla e soprattutto trovare dei lettori disposti ad acquistarla.
Quando uno scrittore termina il proprio romanzo, spesso la prima cosa che fa è cercare su Google come pubblicare un libro, come trovare una casa editrice oppure come inviare un manoscritto a un editore, ritrovandosi davanti a una quantità enorme di possibilità e informazioni che quasi mai spiegano quale sia il percorso più adatto proprio a quel libro.
Il mio sito, Agenteletterario.it, è nato anche da questa esigenza, perché mi interessava creare un luogo nel quale l’autore potesse partire e costruire un vero progetto editoriale, occupandosi prima della qualità del manoscritto, poi del suo posizionamento e infine della ricerca degli interlocutori giusti, oltre che dei vari modi di promozione.
Negli anni ho accompagnato autori arrivati alla pubblicazione con case editrici diverse, tra cui Armando Curcio Editore, Harlequin-Mondadori, ADD, Santelli e altri editori nazionali, e proprio questa esperienza mi ha insegnato quanto poco abbia senso applicare la stessa strategia a ogni libro e a ogni autore, perché un romance, un thriller, un fantasy e un saggio richiedono lettori, interlocutori e modalità di presentazione differenti.
Aver lavorato come autrice, editrice e agente mi permette quindi di vedere lo stesso libro da prospettive diverse, cercando di capire ciò che l’autore vuole costruire, ciò che può bloccare un editor durante la lettura e, soprattutto, il modo in cui quel progetto può trovare una collocazione sul mercato.

Qual è, concretamente, il lavoro di un agente letterario e quanto è ancora poco conosciuto dal grande pubblico?

È un lavoro ancora poco conosciuto, tanto che molti autori arrivano da me chiedendomi subito se posso inviare il loro manoscritto alle case editrici, mentre l’invio rappresenta soltanto una delle fasi finali di un percorso molto più lungo. Prima bisogna capire se il testo sia realmente pronto, valutarne il potenziale editoriale, individuare eventuali problemi di struttura, ritmo, personaggi o stile, comprendere quale possa essere il suo pubblico e, solo allora, scegliere gli editori precisi ai quali proporlo.

Mandare lo stesso romanzo a decine di case editrici recuperate da un elenco online può sembrare il modo più veloce per aumentare le possibilità di pubblicazione, mentre nella pratica significa spesso bruciare il testo davanti a interlocutori che non pubblicano quel genere, non stanno cercando quel tipo di progetto oppure ricevono una proposta costruita senza conoscere realmente il loro catalogo. E, se per questo, nemmeno il modo in cui ricevono manoscritti.

Il lavoro di un agente letterario consiste anche nel conoscere collane, editor, linee editoriali e mercato, così da far arrivare il progetto giusto sulla scrivania giusta e nelle condizioni tecniche migliori possibili.

Quando nasce un interesse da parte dell’editore, entrano poi in gioco la rappresentanza editoriale, la valutazione del contratto, le royalties, gli eventuali anticipi, i diritti secondari e, quando il progetto possiede determinate caratteristiche, anche la possibilità di lavorare sui diritti esteri.

Tengo però molto a distinguere il lavoro sui servizi editoriali dalla rappresentanza, perché acquistare una valutazione del manoscritto o un editing professionale non significa acquistare automaticamente l’accesso a una casa editrice. Se scelgo di rappresentare un testo, lo faccio perché, una volta terminato il lavoro necessario, considero quel progetto spendibile e ritengo che possa davvero essere pubblicato e vendere bene.

Nella rappresentanza, infatti, il mio interesse economico è collegato ai risultati ottenuti dall’autore attraverso una percentuale sugli anticipi e sulle royalties effettivamente incassati, ed è proprio questa distinzione a permettermi di dire a uno scrittore, quando serve, che il suo manoscritto deve ancora essere lavorato, prima di essere proposto.

Che cosa succede quando arriva sulla sua scrivania un manoscritto? Quali sono i primi elementi che prende in considerazione?

Attraverso i contatti che ricevo sulla mia piattaforma, Agenteletterario.it, il percorso può iniziare da una prima valutazione gratuita del manoscritto, attraverso la quale analizziamo un capitolo di prova, la sinossi, la biografia dell’autore e, quando è presente, anche il modo in cui comunica online e con i social network.

Già da questa prima analisi, capiamo molte cose: il capitolo di prova permette di osservare la qualità della scrittura, la sinossi mostra se la storia possiede struttura e direzione, mentre la biografia e la comunicazione aiutano a comprendere meglio il progetto dell’autore, nel suo insieme.

Quando apro un testo mi interessano lo stile e la piacevolezza della scrittura, analizzo poi la struttura narrativa, il conflitto, il ritmo, la costruzione dei personaggi, i dialoghi, la gestione del punto di vista, l’incipit e soprattutto una domanda che prima o poi farà anche l’editore: chi potrebbe leggere questo libro e perché dovrebbe sceglierlo?

Dopo aver letto e lavorato su centinaia di manoscritti, alcuni problemi diventano subito riconoscibili, perché capita di trovare personaggi che parlano tutti allo stesso modo, dialoghi utilizzati per spiegare informazioni, pagine di infodump, protagonisti che attraversano la storia senza prendere decisioni, timeline difficili da seguire oppure trame che partono con un conflitto interessante e, dopo cento pagine, perdono direzione.

Quando il progetto possiede potenziale e il testo richiede ancora lavoro, possiamo procedere con una valutazione professionale del manoscritto, che indica in maniera dettagliata ciò che funziona e ciò che andrebbe rivisto, oppure con un editing del romanzo, se è necessario intervenire direttamente sulla struttura e sulla scrittura, insieme all’autore.

La prima valutazione gratuita permette allo scrittore di capire in quale fase si trovi il suo progetto, prima di scegliere un servizio. In alcuni casi emerge la necessità di un editing importante, in altri bastano interventi più circoscritti, mentre ogni tanto trovo anche manoscritti che hanno già raggiunto una maturità sufficiente per cominciare a ragionare sulla proposta editoriale.

Quanto conta l’idea alla base di un libro e quanto, invece, conta il modo in cui quella storia è scritta?

L’idea è fondamentale! Rappresenta il nucleo dal quale nasce la storia e contribuisce alla riconoscibilità di un progetto, però tra avere una buona idea e aver scritto un buon romanzo esistono alcune centinaia di pagine nelle quali bisogna riuscire a trasformare quell’intuizione in personaggi, conflitti, scene, svolte narrative e conseguenze.

Durante la valutazione dei manoscritti, incontro spesso autori che conoscono talmente bene la propria storia da leggere nella pagina anche ciò che è rimasto soltanto nella loro testa, mentre il lettore dispone esclusivamente di quello che trova scritto e deve quindi poter comprendere motivazioni, relazioni, conflitti e trasformazioni attraverso il testo.

Questo è uno dei motivi per cui lo sguardo esterno diventa prezioso, perché chi ha trascorso magari anni dentro un romanzo perde la distanza necessaria per capire quali informazioni siano davvero arrivate al lettore e quali, invece, risultino chiare soltanto all’autore.

A volte mi capita di leggere testi ancora imperfetti che possiedono però una voce fortissima, un concept interessante o personaggi capaci di restare nella testa; in quei casi un buon editing professionale può fare una grande differenza, perché permette di lavorare sulla struttura, sul ritmo, sui dialoghi e sulla coerenza narrativa senza cancellare l’identità dello scrittore.

Considero infatti l’editing molto più vicino a un lavoro sartoriale che a una correzione scolastica, perché bisogna prima capire quale libro l’autore stia cercando di scrivere e poi aiutarlo a costruire la versione più efficace possibile proprio di quel libro.

Quali sono gli errori più frequenti che riscontra nei manoscritti inviati dagli aspiranti autori?

Uno degli errori che incontro più spesso riguarda la struttura, perché molti autori cominciano a scrivere seguendo personaggi e ispirazione e, arrivati magari a metà romanzo, scoprono che la storia ha perso una direzione precisa, con conseguenze che si vedono poi nel ritmo, nella crescita del conflitto e soprattutto nel finale. E poi i personaggi… spesso, non crescono proprio, oppure parlano tutti nello stesso modo, che rispecchia il modo di comunicare dell’autore.

Ci sono incipit che impiegano cinquanta pagine prima di far cominciare la storia, protagonisti che subiscono gli eventi senza prendere decisioni, personaggi secondari introdotti e dimenticati, dialoghi costruiti per fornire spiegazioni, descrizioni che interrompono l’azione e cambi di punto di vista che rendono difficile capire chi stia vivendo una determinata scena.

Un’altra criticità emerge spesso dopo la parola “fine”, quando l’autore considera terminato anche il lavoro editoriale e comincia a cercare case editrici che accettano manoscritti, inviando lo stesso file a decine di indirizzi senza aver prima fatto una revisione approfondita, preparato una buona sinossi o studiato gli editori ai quali si sta rivolgendo.

Scrivere un romanzo e pubblicare un libro sono due momenti diversi dello stesso percorso: quando il manoscritto è terminato, occorre imparare a guardarlo anche attraverso gli occhi di un professionista dell’editoria. E farsi questa domanda: perché un’azienda con scopo di lucro (casa editrice) dovrebbe pubblicare proprio questo manoscritto e pensare di guadagnarci sopra? Una scheda di valutazione del manoscritto, un editing o una consulenza svolti nel momento giusto possono quindi evitare mesi di invii casuali e, soprattutto, permettere all’autore di presentarsi agli editori quando il progetto ha raggiunto una forma realmente competitiva, adatta al mercato e al target di lettori.

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