Alessandro Nardone torna in libreria con il suo tredicesimo libro. Governare gli algoritmi. Contro il superamento dell’umano, pubblicato da Giubilei Regnani, non è un manuale sull’intelligenza artificiale né una profezia tecnologica: è una riflessione su ciò che l’IA sta già cambiando nell’uomo, oggi, mentre accade.
Il punto di partenza è una distinzione che il libro pone con nettezza: per secoli la tecnologia ha amplificato la forza fisica e le capacità operative dell’essere umano. Con l’intelligenza artificiale generativa, per la prima volta, uno strumento costruito dall’uomo è in grado di sostituirlo in attività che sembravano appartenere alla sua unicità — scrivere, creare, ricordare, interpretare, scegliere. È da questo salto qualitativo che prende le mosse l’analisi di Nardone.
La diluizione silenziosa dell’umano
Il concetto centrale del saggio è quello che l’autore chiama diluizione: non la sostituzione spettacolare dell’uomo da parte della macchina, scenario abusato quanto improbabile nel breve periodo, ma una trasformazione molto più silenziosa e pervasiva. Si diluisce il tempo, disperso in un flusso continuo di stimoli. Si diluisce la memoria, quando smettiamo di esercitarla perché possiamo archiviare tutto. Si diluiscono le relazioni, quando alla presenza sostituiamo la connessione. Si diluisce la creatività, quando rinunciamo al processo che porta a costruire un pensiero per ottenere immediatamente un risultato.
Il rischio che Nardone individua è paradossale: non è che l’intelligenza artificiale diventi sempre più simile all’uomo, ma che l’uomo, delegando progressivamente ciò che lo caratterizza, finisca per assomigliare sempre di più alla macchina. Una deriva silenziosa, quasi impercettibile, che avanza un’abitudine alla volta.
Non nostalgia, ma governo consapevole
Il libro non è un atto d’accusa contro la tecnologia. Nardone appartiene alla generazione che ha attraversato l’intera rivoluzione digitale — dai primi personal computer al Web, dagli smartphone ai social network fino all’IA — e nei suoi lavori precedenti ha sempre descritto il digitale come uno strumento da comprendere e usare consapevolmente, non da combattere. La tesi di Governare gli algoritmi parte esattamente da qui.
Il progresso non va fermato, va governato. L’intelligenza artificiale può diventare un amplificatore straordinario delle capacità umane, a condizione che l’uomo conservi la responsabilità delle proprie scelte e non confonda la possibilità di delegare qualcosa con la necessità di farlo. Identità, memoria, tempo, relazioni, libertà, creatività e pensiero critico sono i terreni su cui il libro costruisce questa riflessione.
La domanda che attraversa le pagine è antica quanto urgente: che cosa significa essere umani, e che cosa siamo disposti a cedere in cambio della comodità?
Un percorso lungo vent’anni
Formatore, scrittore e consulente strategico, Alessandro Nardone si occupa da oltre vent’anni di comunicazione e trasformazione digitale, studiando l’impatto della tecnologia sull’informazione, sulla politica e sulla società. Governare gli algoritmi arriva al termine di un percorso iniziato molto prima dell’esplosione dell’IA generativa: già nei libri precedenti l’autore metteva a fuoco il paradosso di una società che, proprio mentre dispone di una quantità di informazioni senza precedenti, rischia di diventare più tracciabile, influenzabile e dipendente dalle decisioni algoritmiche.
Il volume è disponibile in libreria e online.